La rappresentanza parlamentare al centro del 2018 di LeG

La rappresentanza parlamentare al centro del 2018 di LeG

Caro Gaetano (Azzariti ndr), cari colleghi ed amici,

tengo a prendere la parola in questa occasione, seppur brevemente. Innanzitutto, caro Gaetano, desidero farlo per ringraziarti, a nome mio personale e a nome di tutta Libertà e Giustizia, per aver assunto la guida dell’Associazione Salviamo la Costituzione, a cui tutti guardiamo con riconoscenza e fiducia, e che deve continuare a rappresentare un argine rigoroso contro ogni tentativo di stravolgimento della Carta, e insieme un laboratorio di proposte per la sua attuazione.

È facile prevedere che i prossimi mesi vedranno crescere il coro delle voci che già sono tornate a parlare di «legislatura costituente» e di «grandi riforme istituzionali e costituzionali». Le due proposte di revisione costituzionale in senso presidenzialista già presentate da parlamentari del Partito Democratico rischiano di essere solo le prime di una stagione caratterizzata dalla parola d’ordine della ‘governabilità’ e dall’avversione per la libertà degli eletti da ogni vincolo di mandato.

Diventa allora davvero importante e urgente non solo opporsi a questi singoli tentativi, ma articolare un discorso sulla democrazia che sia del tutto alternativo a quello mainstream.

Per questo Libertà e Giustizia ha scelto come tema di lavoro di tutti i suoi circoli per il presente anno sociale quello della rappresentanza parlamentare. Il messaggio di fondo delle riforme costituzionali, che abbiamo respinto il 4 dicembre 2016, affermava che la democrazia è un problema: che i suoi tempi, i suoi bilanciamenti, i suoi equilibri, i suoi conflitti sarebbero in contrasto con le esigenze di una società moderna.

Ebbene, noi ora dobbiamo avere la forza di proclamare il nostro amore per la democrazia, dobbiamo sapere dimostrare perché la democrazia non solo non è un problema, ma è la risposta ai nostri problemi. Saper spiegare le virtù di un sistema elettorale proporzionale (l’unico, peraltro, che dia senso alla garanzie dell’articolo 138 della Carta). Saper distinguere tra dialogo e inciucio. Saper esaltare la virtù di un compromesso trasparente e progressivo: quello che costringe i contraenti ad evolvere, nell’interesse esclusivo della nazione. Saper argomentare intorno al fatto che vincere le elezioni non vuole dire annientare l’avversario, o espellerlo dal Parlamento.

Le aggressioni alla Costituzione italiana nascono dalla necessità dell’ordoliberismo internazionale di eliminare uno dei pochi bastioni di giustizia rimasti in Europa: ma il consenso verso quelle aggressioni nasce dall’assenza di una pedagogia democratica attraverso la quale possiamo educarci reciprocamente alle virtù civili, e al confronto.

Durante un incontro sulla Costituzione, organizzato insieme all’Anpi in una scuola di Firenze, un bambino di nove anni mi ha chiesto perché parlassi male del fascismo, obiettandomi che Casa Pound è forte, mentre la democrazia è debole. Parliamo di Firenze, e di un bambino di nove anni!

Il nostro interlocutore ideale deve essere quel bambino: sapremo spiegargli che la forza della democrazia è proprio la sua apparente debolezza? Che la vera garanzia di pace e giustizia è la sua mitezza? Che l’inclusione, i diritti, il bilanciamento dei poteri sono l’unica strada per rendere più giusto questo nostro Paese?

A settant’anni dall’approvazione della Carta, ci troviamo di nuovo di fronte a ciò che i Fratelli Rosselli si proponevano di combattere, fin dai primi anni venti: «questo generale sfaldamento di tutta una struttura nazionale, questo crollo, questa indifferenza » (Piero Calamandrei).

È rispondendo fino in fondo a questa sfida che possiamo davvero difenderla, e attuarla, questa nostra amata Costituzione.

Grazie, e buon lavoro,

Tomaso Montanari, presidente di Libertà e Giustizia.

Firenze, 20 aprile 2018

(*) L’intervento del professor Montanari, qui pubblicato, è relativo all’incontro del 20 aprile scorso, a Roma, nella sede della Cgil, “La Costituzione alla prova del 70mo anniversario”.

3 commenti

  • Per blindare lo Spirito Originale ed Autentico della Costituzione, la sua lettera è meno importante e potrebbe anche essere aggiornata la dove il tempo avesse indicato gli aggiustamenti opportuni, non da un Parlamento eletto con una legge subjudice e non abbastanza qualificato per un’operazione di cesello affidabile solo a chi la Carta la conosce, stima e rispetta, basterebbe che la Sovranità Popolare, ben condotta dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, decidesse di brandirla per esercitarla, pur “nelle forme e nei limiti” che la stessa Carta le riconosce.

    Con questo modus operandi, e cioè, esercitando direttamente gli articoli 71 e 50 che consentono la democrazia diretta propositiva, si potrebbero ottenere quelle norme attese dalla Cittadinanza ed opportune per il Paese, sempre rimandate per convenienze partitiche, ma soprattutto si restituirebbe autorità ed autorevolezza alla Costituzione e a quella Sovranità Popolare sempre richiamata a vuoto, quasi fosse nel tempo divenuto un banale intercalare, per farsene beffe.

    Ed evidentemente nessun Parlamento oserebbe ancora tentare deforme che andassero a ledere i sui principi fondamentali.

    Il Presidente nella sua relazione all’assemblea nazionale, ci ha invitato a “rompere il silenzio dentro di noi e tra di noi”, anche su questi spazi, perché solo con la loro discussione idee potenzialmente efficaci, possono essere affinate, diventare patrimonio comune ed essere applicate, senza restare in un limbo indefinito o limitarsi a chiacchere tra 4 amici al bar.

    Paolo Barbieri, circolo La Spezia

  • L’esercizio diretto degli articoli 71 e 50, sarebbe anche un ottimo modo per avviare l’attuazione della Carta, sempre auspicata e sempre attesa.

    L’articolo 71, proposta di legge di iniziativa popolare, citato nell’articolo 2 dello statuto di LeG, quale mezzo per raggiungere le finalità indicate nello stesso articolo, finora non ha ottenuto successi essendo risultato il suo esercizio troppo debole verso l’arroganza della casta delle passate legislature, troppo esiguo il numero delle firme certificate. Per superare questa debolezza e questa arroganza, parebbe funzionale l’abbinamento al 50: nulla e nessuno può vietare di inserire in una formale Petizione alle Camere, una, 5, 8 proposte di legge giacenti in commissione per chiederne la promulgazione.

    E se la proposta popolare di una legge elettorale che soddisfi la Costituzione potrebbe mobilitare pochi, quella per una rimodulazione più avanzata dei diritti previsti all’art.18, quella per una rettifica della”buona scuola”, una sulle trivellazioni in mare che portò al seggio referendario inutilmente 16 milioni di elettori , potrebbero mobilitare milioni di cittadini per una firma non certificata, quindi facile, ma forte dell’articolo 50 e dei numeri non ignorabili da qualunque Parlamento anche arrogante che fosse.

    Senza dimenticare Gandhi: “I nostri pensieri migliori, le nostre parole più belle, restano perle false finche non diventano azioni efficaci.”

    Paolo Barbieri, circolo La Spezia

  • Il tema della rappesentanza viene svolto dalla Costituzione senza possibilità di equivoco:

    “Articolo 67
    Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.” (ma con disciplina ed onore).

    Il problema vero, che tocca alla Cittadinanza e ai corpi intermedi risolvere, è quello della QUALITA’ di chi dovrà rappresentare la Nazione, e cioè la scelta dei candidati a quella alta funzione.

    Ora come è potuto accadere che in Parlamento siano salite persone come Razzi e Scilipoti, Cuffaro e Cosentino, Genovese e De Gregorio, Dell’Utri, Previti e Berlusconi e loro sodali e padrini?

    Come è potuto accadere che ne sia restata fuori la miglior elite culturale del Paese, mentre la più squallida mediocrità ha invaso e pervaso ogni anfratto delle istituzioni e condotto il paese lungo un percorso di degrado e declino che pare non avere termine?

    Il presidente è critico verso il professionismo: ma il male assoluto è la MEDIOCRITA’ e non quel professionismo di ottima qualità ben rappresentato da persone come Corbin, Sanders e frau Merkel, o i nostri del passato De Gasperi e Pertini, o quello troppo presto interrotto di Moro e Berlinguer, o quello mancato del prof Rodotà…

    Il male asasoluto è la mediocrità di leaders come Salvini, Renzi, B., Meloni, Di Maio a cui risale la scelta dei candidati alla rappresentanza della Nazione…anche a livello internazionale…! Uno squallore…

    Formulerei così il tema al centro del 2018: la rappresentanza dalla mediocrità all’eccellenza, per cambiare il destino del Paese.

    Paolo Barbieri, circolo La Spezia.

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