Casellati al Senato/Legalità vo cercando e non trovando

Casellati al Senato/Legalità vo cercando e non trovando

Abbiamo i presidenti di Camera e Senato e che presidenti: Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati. Bella scelta quest’ultima, specie per un Paese che ha un problema con la legalità un tantino -come dire- enorme? La seconda carica dello Stato, cavaliera senza macchia e senza paura, infatti, è sì donna, evidenza che testimonia di questi tempi una specie di plusvalore (Marx ci perdoni, del resto è colpa sua che non l’aveva previsto) ed anzi è la prima donna eletta alla presidenza del Senato. E’ sì qualificata, avvocata e docente universitaria (esperta in diritto canonico ed ecclesiastico), nonché ex componente (laico) del Csm e pure sottosegretaria alla Giustizia (dal 2008 al 2011). Ma che donna: colei che difese Berlusconi e le sue leggi ad personam, gridando poi al golpe quando venne condannato, descritta come una pasdaran del berlusconismo, vicinissima al capo e al di lui avvocato, Niccolò Ghedini.

Qualche malevolo commenterebbe: “Ma se è perfino incensurata!”. Incensurata sì, però con un mantello di cavaliera un po’ stinto, come quando il bucato invece che venire bianco è giallastro o grigiastro e va ricandeggiato. Una vera scocciatura. Del resto, trovata la quadra in Senato, trovato l’errore (l’orrore?). E che squadra, con la Q maiuscola dal punto di vista dell’immarcescibile SB. “A voi non ne va bene mai una!”, proseguirebbe poi il solito malevolo con diritto al mugugno. Sì, non ne va bene una. Se non andava Romani, non va neppure Casellati, che ha dimostrato nel suo passato di essere naturalmente portata per una visione della giustizia -e dunque dell’equità e dell’equidistanza (tutte cose palesemente equine)- di manica larga. Pensiamo, ad esempio, quanto potrebbe sostenere e digerire un provvedimento sul conflitto di interessi, una riforma della prescrizione, una legge sull’eutanasia e via discorrendo.

Immaginiamo per un momento la coppia di alter ego che formano lei e il Capo dello Stato, Mattarella, di cui farà le veci in caso di assenza. Maschile e femminile? Uomo e donna? Poli opposti? Schieramenti contrari? Ma no, via, si tratta pur sempre di uomini e donne delle moderne istituzioni: a entrambi verrà un po’ di mal di stomaco ogni volta che l’altro interverrà dovendosi dimostrare, sebbene per ragioni diverse, imparziale e super partes. Evidentemente, in questo Paese più del bicchiere mezzo vuoto non si può avere. Ma occorre rassegnarsi: è il nostro check and balance, il nostro controllo di garanzie. In-giusto e perfino in-giustificato. Roba, insomma, da mal di pancia.

 

 Micromega online, 25 marzo 2018

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