Montanari/Macerie salutari per la sinistra. Il Pd faccia nascere governo 5S | Libertà e Giustizia

Montanari/Macerie salutari per la sinistra. Il Pd faccia nascere governo 5S

Montanari/Macerie salutari per la sinistra. Il Pd faccia nascere governo 5S

Tomaso Montanari – storico dell’arte, intellettuale gauchiste e ogni tanto, per così dire, agitatore politico – non ha dubbi: “E’ andata bene”. Si riferisce ai risultati delle urne e, in particolare, alla batosta presa dalla parte politica a cui appartiene: “La sinistra che c’era in realtà non c’era: quella che non aveva più nulla di sinistra, cioè il Pd, ma anche la penosa operazione di Liberi e Uguali e il velleitarismo di Potere al popolo che non ha neanche i voti di Rifondazione. L’anno zero è un bene, si riparta dalle macerie”.

Domanda provocatoria: dice che con la sua “lista del Brancaccio” andava meglio?
Risposta provocatoria: se il M5S mi contatta per il ministero dei Beni culturali evidentemente pensa che il mio nome parli a quel pezzo di elettorato che oggi sceglie i 5 Stelle venendo da sinistra. D’altronde l’idea del Brancaccio era costruire una sinistra diversa – nel linguaggio, nelle proposte e nelle persone – che dialogasse col Movimento, mentre alla fine LeU ha deciso di competere col Pd per poi accordarcisi. Secondo me una lista costruita coi nostri criteri poteva davvero puntare al 10%.

E invece LeU ha preso il 3 e spiccioli…
Perché molti elettori di sinistra hanno votato 5 Stelle, hanno riconosciuto qualcosa nelle loro parole d’ordine: è evidente anche dal fatto che l’affluenza non è scesa poi così tanto. A meno che non si pensi che improvvisamente il 75% dell’elettorato  sia diventato di destra.

Torniamo ai suoi rapporti coi 5 Stelle: farà il ministro? 
Non lo so, vedremo. Il problema che ho posto all’inizio è la loro proposta di modifica della Costituzione, cioè l’introduzione del vincolo di mandato. Ora però si verifica una situazione bizzarra: Luigi Di Maio, che propone di vincolare i parlamentari al “mandato”, cercando intese post-voto si muove in modo costituzionalmente impeccabile in un Parlamento nato da una legge proporzionale; dal Pd rispondono che gli elettori li hanno messi all’opposizione, cioè ragionano – ammesso  sia vero – come se ci fosse il vincolo di mandato.

Lei è dunque uno dei sostenitori dell’accordo di governo M5S-centrosinistra.
Berlinguer, con l’astensione del Pci, consentì nel 1976 la nascita del governo Andreotti e Andreotti non era uno antipatico, ma uno che secondo una sentenza della Cassazione in quel periodo aveva rapporti con la mafia. Che in Parlamento si dialoghi è normale, specie in una Repubblica parlamentare. Mi pare che l’establishment non abbia del tutto capito cosa sta succedendo.

Un bel pezzo però, anche a livello europeo, liscia il pelo agli ex populisti dei 5 Stelle.
L’idea di fondo in questi ambienti è che serva un potere stabile e, banalmente, si affidano a chi ha più forza numerica tra quelli che sperano “compatibili”. Ma il Movimento tiene finché resta anti-sistema, se riesce a capovolgere il sistema.

Il buon Longanesi diceva: “Un’idea che non trova posto a sedere è capace di fare la rivoluzione”.
È per questo che ho preferito rimanere in piedi. Io credo e spero che non si debba diventare democristiani appena si arriva al potere. Ho visto che hanno fatto una campagna rassicurante, ma se fossimo di fronte all’ennesimo episodio di gattopardismo della storia italiana sarebbe una tragedia.

Ma l’accordo col Pd non sarebbe già un segnale?
No, secondo me di fronte a due opzioni – un governo M5S e quello a guida Salvini – il Pd dovrebbe porsi un problema di responsabilità. Ovviamente non certo in cambio di nulla: ci si incontra, si discute del merito delle questioni, perché forme di reddito di cittadinanza, ad esempio, sono una storica proposta di sinistra. Io nel 2013 firmai un appello con altri per un governo 5 Stelle-Pd e allora Grillo ci prese in giro: oggi la penso come allora e spero che il veto non arrivi dall’altra parte.

Dal Pd potrebbero giustamente obiettare: rischiamo di scomparire.
Il Pd scompare se continua a fare la destra (vedi Calenda), mentre il suo popolo esiste ancora: quel popolo è andato a votare e in larga parte ha scelto i 5 Stelle. In nome di quale ortodossia ci si dovrebbe opporre a lasciar nascere un governo? Gramsci avrebbe detto: dov’è il popolo?

Quelli di LeU, invece, ci starebbero.
Su LeU voglio dire una cosa: è stato un episodio grave. Un ceto politico ha dirottato la richiesta di una sinistra diversa per garantire la propria perpetuazione e ora in Parlamento vanno gli Epifani, i Bersani. Dovrebbero sparire, dimettersi tutti e lasciar posto in Parlamento a qualcuno più giovane e meno compromesso. Mi dispiace farne una questione personale, ma è personale: nessun futuro passa attraverso di loro

Il Fatto Quotidiano , 11 marzo 2018

2 commenti

  • IL PECCATO ORIGINALE DELLA POLITICA
    Sono cessate, per ora, le ostilità: il 4 marzo, il popolo ha compiuto il dovere civico del voto per decidere il futuro del paese.
    Quello che emerge chiaramente è un evento biblico, una fuga dal sistema tradizionale della rappresentanza democratica che hanno realizzato gli elettori per far “SALTARE IL BANCO”, stufi della politica degli inciuci, della “manipolazione del consenso” attraverso ambigue leggi elettorali, degli scandali economici, dei giochi di potere, delle disuguaglianze, della problematica del lavoro, della convivenza cittadina. Il tutto sulle spalle dei cittadini.

    Siamo, quindi, all’armistizio, cioè alla sospensione provvisoria degli scontri, ma senza deporre le armi: ognuno dei belligeranti è asserragliato nel proprio fortino, con il coltello (nascosto) tra i denti.

    Assistiamo, inchiodati davanti alla TV (oggi la politica si fa solo così, ascolta e zitto, non è necessario che partecipi), a ore interminabili di discussioni parolaie, senza cavare un ragno dal buco. Alcuni politici non parlano del proprio sodalizio, altri tentano di dire qualcosa di sconclusionato e inadeguato alla situazione, arrampicandosi sugli specchi.

    Tutto questo ha una spiegazione e può definirsi PECCATO ORIGINALE.
    Certamente non quello della storia del cristianesimo, quello che Adamo ed Eva avrebbero commesso contro Dio, cioè la disobbedienza verso Dio da parte dell’uomo, il quale decide, autonomamente, cosa sia il bene e cosa sia male.
    Ma Adamo e Eva non dovevano mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, altrimenti l’uomo sarebbe divenuto mortale e avrebbe patito il dolore e la fatica. Poi, però, intervenne il serpente che sedusse Eva per indurla in tentazione, lei mangiò il frutto proibito e si scatenò tutta l’ira di Dio.

    Questa colpa, in politica, è simile a quella commessa secondo la tradizione biblica.

    l’Italia, dopo il disastro della grande guerra e liberata dal fascismo e dal nazismo, si era ritrovata nel grande giardino dell’Eden, dove la vita era gradualmente rinata e tutti cercavano di vivere in armonia, con gli animali e la vegetazione.

    Questo racconto della Genesi rappresenta la storia della politica Italiana.
    L’Italia, sotto la dittatura fascista e l’occupazione nazista, trovò le energie di ribellarsi, l’uomo al posto di Dio, in forma biblica, così decise:
    A): il 9 settembre 1943 costituì il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), allo scopo di opporsi, appunto, al nazi-fascismo, che si sciolse nel 1947, periodo ideale per creare le premesse del giardino Eden.

    B): il governo Badoglio nell’interesse Nazionale, nell’aprile del 1944 formò il primo esecutivo aperto ai sei partiti antifascisti, riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale.

    C): dopo la pausa del fascismo, il sindacato fu ricostituito unitariamente con il Patto di Roma. Il 3 giugno 1944, con l’Italia ancora in guerra, Giuseppe Di Vittorio per il PCI, Achille Grandi per la DC ed Emilio Canevari per il PSI, firmarono il Patto di Roma. Con esso si costituì un UNICO ORGANISMO SINDACALE su tutto il territorio nazionale.

    D): fu indetto il Referendum Istituzionale il 2 e 3 giugno 1946 per decidere la forma di governo, Monarchia o Repubblica, con la vittoria della Repubblica.

    E): in data 27 dicembre 1947 con la firma di Enrico De Nicola, Umberto Terracini, Alcide De Gasperi e Giuseppe Grassi fu approvata la COSTITUZIONE ITALIANA (da non toccare, come “il frutto dell’albero della conoscenza, del bene e del male”, pena l’ira degli uomini)

    F): nasceva il primo governo della Repubblica Italiana presieduto da De Gasperi dal 14 luglio 1946 al 2 febbraio 1947, formato da tutti i partiti dell’arco costituzionale, escluso ovviamente il MSI per legami ideologici con la storia del fascismo.

    G): tutti i partiti si organizzano con la presenza attiva sul territorio, quale luogo di confronto e di sintesi politica, in cui creare e far crescere quel progetto di società che si vuole realizzare, per poi scegliere i mezzi per raggiungerlo.

    Mentre il giardino dell’Eden prosperava, i grandi interessi del capitalismo internazionale (serpente) hanno sedotto e tentato la DC per interrompere lo spirito patriottico unitario.
    La Dc mangiò il frutto della discordia, operando sulla rottura dell’unità nazionale avvenuta a maggio 1947.

    Di fatto, De Gasperi aprì la crisi di governo per formare un nuovo esecutivo, sbattendo PCI e PSI all’opposizione. Si determinò così la fine dell’Unità Nazionale e l’inizio del Centralismo a guida DC.

    Sul fronte sindacale, nel 1948, vi fu la SCISSIONE promossa da sindacalisti cattolici della Democrazia Cristiana, guidati da Giulio Pastore, con la nascita della CISL (DC) e, successivamente, della UIL (PSI-PRI-PSDI-PLI).

    Con questi due atti è stato commesso il PECCATO ORIGINALE DELLA POLITICA, voluto per consolidare forme di potere, operando sulla divisione del paese: come diceva Giulio Cesare “divide et impera”.

    Questo nuovo corso della politica determinò l’inizio dell’“Ira” degli uomini con il giudizio universale, la DC con la sua centralità costruiva volta per volta varie forme di coalizione allo scopo di bloccare il PCI all’opposizione, per ottenere questo scopo, stringe accordi, inciuci e forme elettorali per garantirsi il potere fino ad arrivare a TANGENTOPOLI.

    Dopo anni di costruzione paziente della politica e degli interessi dei lavoratori, alla metà degli anni 70, sull’onda della crisi politica ed economica provocata dal blocco energetico del petrolio, per concorrere unitariamente a tutelare l’interesse Nazionale, nel luglio 1976 si avvia un percorso per creare un nuovo “Eden”, cioè di affermare la possibilità di costituire un Governo di Solidarietà Nazionale. Su questo nuovo corso della politica, si scatenarono forze nazionali e internazionali (serpente) fomentando ad arte il terrorismo per destabilizzare lo Stato, con lo scopo di arrestare e rompere questo nuovo corso storico di interesse Nazionale.

    La rottura “divide et impera” avvenne l’11 marzo 1978, commettendo il secondo PECCATO ORIGINALE DELLA POLITICA.

    Anche questo evento ha scatenando l’Ira degli uomini fino ad oggi, come cantava il grande Franco Califano “TUTTO IL RESTO È NOIA”.

    È noia anche la discussione dopo il risultato elettorale, sembrano tutti scienziati e matematici per far quadrare i numeri, senza dire per che cosa fare.
    Possibile che non si prenda atto che la gente ha votato per far SALTARE IL BANCO, non potendo manifestare nelle piazze perché nessuno le ha organizzate? La forma di protesta lo hanno fatto i cittadini autonomamente nel segreto nell’urna: i cittadini non ne possono più degli inciuci, degli scandali e ruberie, della disperazione per il lavoro, della convivenza civile.

    Sembra che la soluzione del governo sia difficile. Cosa vuol dire che andremo a nuove elezioni fra sei mesi, senza avere la certezza di risolvere il problema Istituzionale e con il rischio di trovarci nella stessa situazione?

    La gravità della crisi sociale ed economica, nell’interesse del paese, impone il senso di responsabilità, come è avvenuto in altri momenti storici difficili, aggravata dalla presenza della globalizzazione, che non è più, come nel passato con il Nazionalismo economico, cioè una politica economica mirata a rendere completamente autosufficiente la nazione, mediante il potenziamento delle risorse interne e con l’adozione di misure protezionistiche da parte dello Stato.

    A questo punto ritengo necessario determinare un nuovo momento di coesione nazionale, con il contributo di tutti, -superando ogni forma di “fortino”-, simile ai momenti storici del passato per superare le difficoltà del Paese, cioè ipotizzare di fare un ESECUTIVO DI INTERESSE NAZIONALE rappresentativo di tutte le forze politiche proporzionalmente al consenso elettorale.
    Questo permetterebbe di superare molti ostacoli – leggi e contro leggi, inciuci, tempi lunghi, evitare alleanze a priori con accordi sottobanco-, sicuramente, con grande valore politico aggiunto.
    L’esecutivo sarebbe formato non fuori del Parlamento ma nell’aula Parlamentare, nel quale viene partorita una proposta parlamentare per il potere esecutivo, in questo modo per limiti della Democrazia si recupera la centralità del Parlamento.

    Non c’è due senza tre

    Al punto in cui siamo arrivati, nell’interesse del paese, è opportuno prendere seriamente in considerazione i punti appena accennati, per ipotizzare responsabilmente un progetto politico Istituzionale “Per una Terza Repubblica” simile a quanto è avvenuto nel 1946 con il referendum “Monarchia o Repubblica”.
    La vittoria della Repubblica ha permesso di dare nuove prospettive al Paese, altresì si può affermare, che a distanza di anni, quella scelta giusta e necessaria, ha ESAURITO LA SUA SPINTA PROPULSIVA.

    Per quello che ha scatenato il voto, occorre veramente arrivare ad un esecutivo responsabile che definirei Governo Istituzionale Nazionale, in modo da essere all’altezza della situazione Italiana proporzionalmente ai voti ottenuti dai partiti.

    Composto nel seguente modo:

    1) Dare al Parlamento il ruolo prioritario e centrale per rafforzare il valore della Democrazia.
    2) Insediare immediatamente il Parlamento, rappresentativo dell’espressione del voto, con le prime
    funzioni parlamentari esecutive.
    3) Il Parlamento elegge i presidenti, Camera e Senato, non sulla base numerica del voto, ma sul merito e consenso unitario.
    4) Il Parlamento, a seguito del dibattito, elabora il progetto esecutivo nell’interesse del Paese, di conseguenza decide il numero complessivo dei Ministeri e il numero dei ministri spettante ad ogni forza politica in proporzione al consenso elettorale.
    5) Il Parlamento sulla decisione del numero dei Ministri, propone per l’esecutivo il Presidente e la lista dei Ministri, non escluso il contributo di personaggi qualificati provenienti dalla società civile indicato dai partiti.
    6) Il Parlamento presenta al Capo dello Stato la proposta dell’esecutivo.
    7) Il Capo dello Stato valuta la fattibilità della proposta scaturita dal Parlamento
    8) Il Presidente del Consiglio e i Ministri effettuano il giuramento davanti al Capo dello Stato
    9) Dimissione del governo provvisorio in carica.
    10) La centralità del Parlamento decide le linee guida programmatiche, alle quali si atterrà e opererà l’Esecutivo
    11) Il Parlamento terminata la funzione esecutiva, inizia a esercitare la funzione legislativa.

    A quanto detto, il Potere Legislativo dovrà avvalersi del contributo della struttura “Centro Elaborazione Progetti”, -CEP-, (simile al CNEL), con funzione autonoma, che affronta la problematica del paese (studi geologici, viabilità, infrastrutture, ecologia, ecc.).

    Quindi avviare un PERCORSO ISTITUZIONALE CHE SIA COLLEGIALE-,Parlamento, Esecutivo, CEP, Strutture sociali (Sindacato, Confindustria)- e permettere ai cittadini di avere una presenza politica sul territorio.

    In questo modo:
    A) Si evita la difficoltà politica per formare il governo
    B) Si evita che il partito che ha il 5% partecipa al 100% del governo con forme di ricatto e chi prende il consenso del 30% è all’opposizione
    C) Si evita di fare accordi fuori dell’aula Parlamentare per la formazione del governo ed altro
    D) Si evita la divisione dei partiti tra chi è all’opposizione e chi al governo
    E) Si evita la lungaggine dei tempi e relativi costi
    F) Si evitano contrapposizioni ideologiche da fortino
    G) Si evita cambio di casacca
    H) Si tutelano anche le minoranze per la Democrazia
    I) Si evita la lungaggine della formazione di governo
    J) E si evitano tante altre distorsioni

  • Se Liberi e Uguali avesse preso il 10% il governo 5 Stelle avrebbe potuto nascere con il condizionamento della sinistra perchè il Pd, stretto tra 5Stelle e LeU, non avrebbe avuto scelta.
    Invece così siamo in balia della destra e dei resti del renzismo.

    Grazie Montanari.

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