LeG Umbria/”Populismo 2.0”, incontro a Perugia con Marco Revelli

LeG Umbria/”Populismo 2.0”, incontro a Perugia con Marco Revelli

Il Circolo dell’Umbria ha realizzato un evento che ha avuto una notevole risonanza, organizzando un dibattito pubblico sul tema del populismo a partire dal libro di Marco Revelli “Populismo 2.0”, uscito da Einaudi nel 2017.

 

L’evento, con il titolo “Populismi e democrazia”, si è svolto al Salone d’Onore di Palazzo Donini di Perugia, sede della Giunta Regionale, giovedì 8 febbraio alle 17, con la presenza dello stesso Autore e dello storico delle idee Pietro Polito. Gli oratori si sono trovati di fronte una sala gremita. Erano presenti esponenti politici di varie formazioni, rappresentanti delle Istituzioni, di molte associazioni cittadine e nazionali, come Libera, l’ANPI, il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, il Circolo Primo Maggio, l’Istituto Conestabile, la Società di Mutuo Soccorso, rappresentanti del mondo del lavoro (fra cui il segretario della Cisl), insegnanti, impiegati e disoccupati.

 

Tutti interessati a un tema di grande attualità, quello su cui abbiamo inteso puntare i riflettori, e con tempestività, dato il suo carattere di fenomeno sociologicamente e culturalmente pervasivo; e data la sua valenza politica, a partire dal libro presentato e in un contesto come quello di Libertà e Giustizia, impegnata sul versante dell’informazione critica, e come tale al di fuori dell’agone dell’incombente campagna elettorale.

 

Pietro Polito ha svolto la sua relazione sotto forma di questioni poste all’Autore, stimolando il dibattito che è stato molto vivace, con domande da parte del pubblico che avrebbero richiesto più tempo di quello a disposizione degli organizzatori. Di seguito l’intervento introduttivo del socio coordinatore, Mario Martini.

 

Libertà e Giustizia, fin dalla sua nascita nel 2002, ha basato la sua attività di formazione politica e di educazione alla cittadinanza democratica sulla difesa delle istituzioni, in primo luogo sulla difesa della Carta fondante della nostra Repubblica nata dalla Resistenzala Costituzione, avendo come suo presidente onorario l’illustre costituzionalista e più volte presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, e si è battuta per la sua salvaguardia nella vicenda referendaria del dicembre 2016. In quel frangente, come si è visto anche dall’esame del voto progovernativo, non certo appunto quello dei giovani, ma quello degli anziani e delle fasce dei garantiti, vi è stato un chiaro segnale populista nelle modalità di convocazione e di svolgimento della consultazione, antiegualitario nel tentativo (che del resto reiterava il precedente del 2006) di restringere gli spazi democratici di partecipazione alla cosa pubblica, primo fra tutti il ruolo del Parlamento a favore dell’esecutivo.

Questo il motivo del titolo del nostro incontro di oggi, mettendo il fenomeno del populismo a confronto con la democrazia. Lo scorso mese di marzo avevamo fatto venire lo storico Paul Ginsborg, che a partire dal suo “Passioni e politica”, edito anch’esso da Einaudi come il libro di Revelli, ci aveva messo davanti al principale elemento di condizionamento della democrazia nel nostro tempo, che tocca la vita di tutti noi, sia singola che associata: il neoliberismo.

Oggi abbiamo tra noi il sociologo e politologo Marco Revelli che nei suoi studi ha messo a fuoco le sorti delle democrazie dell’occidente nell’era del post-fordismo, con i suoi libri di successo da cui cito tra i molti: da “La sinistra sociale” a “Oltre il Novecento” a “La politica perduta”, da “Poveri, noi” al “Viaggio critico nell’Italia che cambia”. Ma con quest’ultimo “Populismo 2. 0 “, l’autore mette al centro della sua e della nostra attenzione il fenomeno che è venuto affermandosi tra gli ultimi anni del Novecento e questi nostri giorni in maniera prepotente, sconvolgendo i paradigmi politico-culturali e la stessa idea della politica e dell’assetto democratico, attraverso il condizionamento del consenso: parliamo del fenomeno del populismo.

Se è vero che, come ha affermato non uno studioso marxista, ma un docente di Economia della Luiss, Cesare Pozzi, “si sta edificando una società feudale (perché senza più classi medie, ma ad altissimo o a bassissimo reddito) a base tecnologica avanzata”, è vero anche che ciò non sarebbe possibile senza una rinuncia da parte della nostra coscienza critica, o un piegarsi delle classi medie e colte (quelle private di mezzi e dignità sono già da sempre condizionate), nonché degli establishment politici dominanti, di fronte allo strapotere del ceto finanziario sovranazionale.

In uno studio pubblicato da Feltrinelli (in Autori Vari, “La grande regressione. Quindici intellettuali da tutto il mondo spiegano la crisi del nostro tempo”, 2017), Nancy Frazer mostra come siamo di fronte a una scelta che è una non scelta (che gli anglosassoni chiamano una “scelta di Hobson”) se vediamo i due corni del dilemma come il neoliberismo progressista contro il populismo reazionario. Infatti il populismo “è” reazionario, è il volto di ogni ricorrente (e oggi in maniera davvero preoccupante) fascismo, ma è inaccettabile non meno dell’altro, ponendosi essi sotto le bandiere della stessa dittatura del neocapitalismo finanziario, e creando un immaginario nemico (invece di quello reale) in nome dell’interesse del popolo.

Ho chiamato a parlarne, sicuro della loro adesione, Pietro Polito, Direttore del Centro Studi Piero Gobetti di Torino, che è stato a lungo e fino alla morte del maestro collaboratore di Norberto Bobbio ed è il curatore (oltre che di vari suoi scritti) dell’Archivio Bobbio depositato presso il Centro Gobetti. E Marco Revelli che è, dopo lo stesso Bobbio, attuale Presidente del Centro. Con essi ho avuto più di un’occasione di incontrarmi. Con il professor Revelli nel 2004 alla presentazione della mia Antologia di scritti sulla non violenza di Capitini nella sua città, e ancora nel 2012 al Salone Internazionale del libro di Torino alla presentazione del carteggio tra Bobbio e Aldo Capitini. Con Pietro Polito qui a Perugia più volte, fra le quali la presentazione del libro di Capitini “Religione aperta” che ho avuto modo di ripubblicare da Laterza nel 2011.

(*) L’autore, già docente di Filosofia morale dell’Università di Perugia, è studioso del pensiero nonviolento e di Aldo Capitini. E’ socio coordinatore del Circolo LeG dell’Umbria.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>