L’appello/Roma: Cinema America a San Cosimato, spazio da non ‘privatizzare’

L’appello/Roma: Cinema America a San Cosimato, spazio da non ‘privatizzare’
Caro direttore, vorrei intervenire nel dibattito sul cinema all’aperto in Piazza San Cosimato, a Roma. Insieme ad altre realtà italiane – penso alla comunità del Teatro Valle, sempre a Roma, o a quella del Teatro Rossi di Pisa – i “ragazzi del Cinema America” sono una straordinaria risorsa per la vita democratica e culturale di questo Paese. È una realtà oggi riconosciuta da tutti: perfino da chi – penso a Walter Veltroni o Paolo Gentiloni – ha contribuito decisivamente a creare il deserto politico, sociale e culturale di cui parliamo. E anzi sarebbe stato bello se i ragazzi del Cinema America rispedissero al mittente questa solidarietà pelosa, elettoralistica, e imbarazzante.
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Ma soprattutto sarebbe cosa buona e giusta se i “ragazzi del Cinema America” accettassero di partecipare al bando dell’Estate Romana pubblicato ieri dal vicesindaco Luca Bergamo. Le occupazioni, le autogestioni, le costruzioni dal basso sono preziose, vanno difese, in nome della giustizia e dell’attuazione del progetto della Costituzione.
Sono supplenze di un potere pubblico che tradisce se stesso e la comunità: non sono blitz per creare nuove enclosures che escludano e privatizzino, ma tentativi di restituire a tutta la cittadinanza il bene comune di cui si prendono cura e che utilizzano.
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Ora, se il Comune di Roma cerca di sconfiggere il deserto, credo che la risposta giusta sia la collaborazione. I ragazzi l’ hanno messa sul piano ideologico: “Non vogliamo legittimare il meccanismo dell’ Estate Romana”. Ma, a parte il fatto che hanno già scelto (secondo me giustamente) di accettare un compromesso partecipando a un bando per la Sala Troisi, o vendendo spazi pubblicitari alla Regione Lazio e ad altri sponsor, in gioco c’ è proprio una affermazione di principio. Quella per cui i beni comuni non possono diventare un altro nemico dei beni pubblici: sarebbe ben singolare se lo Stato, i Comuni, il pubblico si trovassero a fronteggiare un’ alleanza di fatto tra liberisti e benecomunisti!

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Una piazza di Roma è un bene comune per eccellenza: e non possiamo che gioire se il Comune la mette in un bando onesto e leale al quale invita a partecipare, con tutte le garanzie, chi ha meritoriamente salvato e così bene usato quel bene comune. È possibile immaginare modelli di gestione più avanzati, più costituzionali, più comuni? Sì, come insegna il caso dell’ Asilo Filangieri di Napoli, che il Comune ha affidato alla comunità occupante con una delibera che lo apre al resto della città. Ma per il cinema in piazza un modello del genere sarebbe molto più complicato, e in ogni caso la situazione politica romana non consente, per ora, di pensarci.
Allora si può decidere di dire di no, lasciando Roma e chiudendo un’esperienza preziosa. Oppure si può ancora ripensarci e partecipare al bando, in nome di una comune ricostruzione di una amministrazione che cerca di riconoscere i meriti di un’ esperienza straordinaria, ma senza privatizzare di fatto una piazza. Dire di no, significa dirsi radicalmente convinti che ormai il “pubblico” sia insalvabile. È per questo che spero che i ragazzi del Cinema America ci ripensino.
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Il Fatto Quotidiano, 13 febbraio 2018

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