Addio Gesualdi da don Milani al biotestamento

Addio Gesualdi da don Milani al biotestamento

Firenze. Da giorni si era aggravato, la Sla lo aveva progressivamente privato prima della mobilità e poi della voce, e da qualche tempo respirava con l’ aiuto della maschera di ossigeno. Però era riuscito a evitare il respiratore, che considerava un accanimento terapeutico, mentre nei mesi scorsi aveva accettato l’ alimentazione artificiale cedendo alle insistenze dei familiari.

E ieri pomeriggio, mentre i sanitari stavano valutando l’opportunità di un ricovero, Michele Gesualdi, allievo prediletto don Lorenzo Milani nella “scuolina” di Barbiana diventata simbolo di un rivoluzionario modello educativo, è morto nella sua casa di Calenzano. Ancora lo scorso 20 giugno era riuscito ad abbracciare Papa Francesco a Barbiana, durante la visita del pontefice alla tomba di don Milani, che ha segnato il definitivo riconoscimento del priore “scomodo”, a lungo ostracizzato, da parte della Chiesa. Un momento che Gesualdi aveva atteso a lungo, dopo aver invitato a Barbiana, inutilmente, vari pontefici.

Sindacalista Cisl, presidente della provincia di Firenze per il Partito popolare fra il 1995 e il 2004, subito prima di Matteo Renzi, fondatore a animatore instancabile della Fondazione don Milani, nell’ ultimo scorcio del 2017 Gesualdi, cattolicissimo, ha legato il suo nome alla battaglia in favore della legge sul testamento biologico, approvata poi in dicembre. In una lettera inviata a novembre ai presidenti di Camera e Senato e ai capigruppo parlamentari, l’ex allievo di don Milani, descrivendo la drammatica condizione dei malati di Sla, aveva sollecitato l’ immediata approvazione della legge « come atto di rispetto e di civiltà, che non impone ma aiuta e non lascia sole tante persone ». «Non si tratta», aveva sottolineato « di favorire l’ eutanasia, ma solo di lasciare libero l’interessato, lucido cosciente e consapevole, di essere giunto alla tappa finale, di scegliere di non essere inutilmente torturato e di levare dall’angoscia i suoi familiari, che non desiderano sia tradita la volontà del loro caro».

La reazione di molti ambienti cattolici non si era fatta attendere – lo stesso arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori aveva telefonato a Gesualdi per fargli presente le sue perplessità, accusando la legge di « aprire varchi all’eutanasia » mentre un altro appello #fatepresto, partito subito dopo per iniziativa di un comitato spontaneo, ha raccolto in poche settimane oltre centomila firme in tutta Italia, anche di cattolici e di preti.

«Ricordo Michele Gesualdi con affetto e commozione», è stato il commento di Matteo Renzi, mentre il sindaco di Firenze Dario Nardella ha espresso «la gratitudine mia e della comunità per ciò che ha fatto per Firenze e le istituzioni». Gesualdi sarà sepolto nel minuscolo cimitero di Barbiana, di fronte alla tomba del “suo” priore.

Repubblica, 19 gennaio 2018 

 

 

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