Più cultura civile nel vuoto che, di nuovo, ci minaccia

Più cultura civile nel vuoto che, di nuovo, ci minaccia

Cari amici di Libertà e Giustizia,

ecco alcune mie riflessioni: a dispetto di tutta la retorica del cambiamento che ha caratterizzato la propaganda renziana nei recenti anni, l’evidenza delle elezioni amministrative – in Sicilia ma non solo: penso a Genova e alla Liguria – restituisce un quadro di desolante ritorno al passato. Come se – fallito l’esperimento renziano – non fosse possibile identificare un percorso politico di centro-sinistra credibile e non rimanesse che ricadere nell’abbraccio mortale dell’alleanza Berlusconi-Salvini-Meloni.

Che la fase del Renzi rampante sia finita è evidente a tutti, tranne a lui stesso e agli allucinati suoi seguaci.

Qualsiasi leader politico dotato di senso della realtà avrebbe preso atto del risultato del referendum costituzionale e ne avrebbe fatto oggetto di riflessione politica approfondita; avrebbe preso atto delle batoste subite alle elezioni amministrative e cercato di trarne qualche insegnamento. Non la direzione del PD, la quale naviga serena verso un risultato disastroso alle prossime politiche, evocando pubblicamente un immaginario 40% dei consensi e però forse, in privato, augurandosi di sopravvivere quale alleato subalterno di un governo di centro-destra.

Si legge sui giornali che – in vista della vittoria annunciata – tutto un mondo di grandi e piccoli detentori di potere politico ed economico si sta frettolosamente accreditando presso i circoli berlusconiani. Ennesima replica del copione italico che vede tutti allinearsi al potente di turno, nella totale indifferenza per ciò che rappresenta in termini di valori.

Dimenticati sembrano – anche da chi avrebbe il dovere di essere più accorto – gli orrori dei governi Berlusconi: la cultura dell’illegalità, l’odio per la magistratura, la confusione tra ruoli pubblici e interessi privati, l’assenza di una politica economica mirata allo sviluppo del Paese, il servilismo nei confronti di Bush e la guerra in Iraq, lo svilimento dell’immagine dell’Italia nel mondo, la volgarità dell’esempio dato ai giovani e così via. A questo catalogo si aggiungono oggi il razzismo di Salvini, i rigurgiti apertamente fascisti, le buffonate animaliste.

Nel frattempo molti gravi problemi dell’Italia restano irrisolti: è di poche settimane fa il rapporto OCSE sulle competenze, dal quale emergono il basso numero di laureati, gli scarsi investimenti nell’educazione, il ritardo nell’evoluzione tecnologica. Si possono aggiungere mali noti quali l’altissimo livello di disoccupazione tra i giovani, la corruzione nell’ambito della vita pubblica, la scarsa autonomia dell’informazione dovuta al controllo politico delle televisioni generaliste pubbliche e private, il dissesto del territorio, la disattenzione per il patrimonio artistico.

Come è possibile che gli italiani si rivolgano di nuovo a Berlusconi? Confesso che mi verrebbe da dire: siamo un Paese di incompetenti, di superficiali, di cialtroni! Non mi riferisco solo alla cosiddetta classe politica: la contrapposizione tra “casta” e “società civile” è ahimé fuorviante. E’ evidente che i vizi nazionali attraversano tutto il tessuto sociale del nostro Paese: pensiamo alla corruzione spicciola, al lavoro nero,

all’evasione fiscale, al razzismo strisciante, alla violenza contro le donne, alla visione che pone i soldi prima di ogni altro bene.

Anni fa Libertà e Giustizia pubblicò un manifesto intitolato “Riempiamo il vuoto”: avevamo individuato nel vuoto culturale e di valori la base del successo berlusconiano. Mi sembra che siamo di nuovo allo stesso punto: di fronte allo squagliarsi di una credibile offerta politica da parte del centro-sinistra, si riaffaccia il vuoto, e con esso il ceto politico dei profittatori, dei fomentatori dei peggiori istinti, dei cinici e dei manipolatori.

Cosa può fare Libertà e Giustizia? Non ho mai pensato che la nostra associazione debba o possa trasformarsi in un movimento politico avente un orizzonte elettorale; rischieremmo di essere fagocitati da qualche partito più o meno piccolo e, soprattutto, di perdere una delle nostre vere ricchezze: la pluralità di orientamenti politici dei nostri soci, che è la ragione per cui Libertà e Giustizia non ha mai dato indicazioni di voto. Il cimento elettorale non è, mi pare, nelle nostre corde: siamo troppo piccoli, non abbiamo un’organizzazione e non abbiamo soldi. Però abbiamo idee, cultura e intransigenza: questo possiamo offrire ai cittadini e ai partiti, a tutti coloro che sono interessati ad ascoltarci e a interagire con noi.

Penso che la nostra via passi per produrre più cultura civile possibile, sia a livello locale che non, mediante un programma di eventi, di convegni, di scuole che siano occasioni di riflessione e di proposta rispetto ai grandi temi che sfidano la nostra comprensione e capacità di reazione: l’immigrazione, la pace, la tutela dell’ambiente per citarne solo alcuni. Il rischio da evitare è di limitarci a reagire agli eventi esterni o prendere delle posizioni sporadiche.

La nostra associazione ha una storia coerente, fatta di pensiero e di importanti battaglie vinte: su questa base dobbiamo costruire una presenza ancora più continua e sistematica, per seminare, nel vuoto che di nuovo ci minaccia, domande, occasioni di riflessione e, se possibile, qualche risposta!

Grazie a tutti e buon lavoro.

(*) L’intervento di Elisabetta Rubini, del Consiglio di Presidenza di LeG, qui pubblicato,  è stato letto da Sandra Bonsanti il 3 dicembre nel corso del seminario fiorentino “La nostra via”.

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