PER GIUSEPPINA GHERSI

PER GIUSEPPINA GHERSI

Per favore, cari amici dell’Anpi, mettiamola noi la lapide per Giuseppina Ghersi. Era una bambina, in mano ad assassini.

Se per noi la Resistenza è umanità combattente e intransigente, deve essere chiaro che anche nella memoria ci opponiamo a quell’orrore.

E la lapide dobbiamo metterla noi, perché anche Giuseppina Ghersi e la sua famiglia furono vittime del fascismo e della sua guerra. La guerra libera la belva che striscia sotto le regole della società e che attende appunto rotture come quella fascista per riemergere alla luce e saziarsi. La sua uccisione fu la “barbarie ritornata” di chi con il pretesto della politica e del conflitto volle abusare del suo corpo infantile.

Non volere la lapide per Giuseppina ci renderebbe ignobili e simili ai suoi assassini ed ai fascisti. È anche per lei che la Resistenza è stata fatta ed è anche per lei che difendiamo oggi la Costituzione. Sulla lapide mi piacerebbe quindi leggere qualcosa di simile:

 “A Giuseppina Ghersi, che si trovò nel fuoco selvaggio a cui la dittatura aveva infine portato l’Italia, con dolore per i tuoi delicati giorni violati. Straziandoti, i tuoi carnefici straziarono anche gli altissimi ideali di libertà e giustizia che poi si incarnarono nella Costituzione della Repubblica, in nome della quale ti ricorda oggi un’Italia libera”.

 

(*) L’autore è il coordinatore del Circolo LeG di Messina.

2 commenti

  • Occorrono delle necessarie precisazioni.

    Furono innumerevoli le vittime innocenti dopo l’avvento della Liberazione, spesso tristemente documentate [ Vedasi, ad esempio: http://www.straginazifasciste.it ], ma l’orrore e l’odio del passato dovrebbero sempre lasciar spazio alla memoria, la riflessione, e al silenzio della “pietas”.

    Sarebbe dunque una “fake news” porre l’ANPI al centro della questione, piuttosto che chi, per anni, ha prima strumentalizzato la figura di una bambina – appunto, vittima del fascismo – e infine l’iniziativa stessa della targa, sfruttando la vicenda a fini politici e revisionisti, difformi a quei valori costituzionali testimoniati proprio dall’ANPI.

    Per la cronaca, la stessa sezione ANPI savonese aveva dichiarato che: “La nostra contrarietà non ha nulla a che vedere con l’atrocità compiuta, nel 1945, nei confronti della ragazza, violata e uccisa da alcuni partigiani: atrocità che non abbiamo mai giustificato, e che invece condanniamo senza riserve.”

    E ancora: “L’iniziativa che abbiamo contestato (ed è proprio per questo che l’abbiamo contestata) sembra ottenere l’effetto non di commemorare un evento doloroso, ma di strumentalizzarlo politicamente, come dimostra il commento della Sezione di Savona di Forza Nuova (com’è noto, l’organizzazione che il 28 Ottobre vuole rifare la marcia su Roma)”.

    Inoltre: “La pacificazione, che si dice voler raggiungere, non si ottiene cancellando il passato e attenuando le responsabilità storiche del Fascismo, ma è già stata offerta – e continua ad esserlo – dalla vittoria della Resistenza e dall’affermazione della nostra Costituzione interamente antifascista.”

    Per concludere, va rilevato anche che sussistevano già dubbi di storicità non indifferenti sui fatti oggetto della famiglia Ghersi. Tutte controversie, insomma, che avrebbero dovuto indurre, quantomeno, a una maggior prudenza, piuttosto che prestare il fianco a sommarie, velenose polemiche.

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