America, torna a soffiare il vento del razzismo

America, torna a soffiare il vento del razzismo

 

La strada che conduce a Charlottesville, al raduno “Unite the Right” in difesa della statua del generale sudista Robert Lee e all’omicidio della giovane Heather Heyer è lunga, lunga davvero. E’ una storia della destra radicale americana in cui possiamo individuare tre momenti: il 1924, il 1978 e il 1991, quando i gruppi che condividono razzismo, visione autoritaria della politica e passione per le armi si riorganizzano e cercano di uscire dal loro ghetto per trovare una dimensione politica potenzialmente maggioritaria. Gli storici del futuro diranno se a queste date occorrerà aggiungere il 2016, anno in cui un capo carismatico vicino a questo movimento è stato eletto presidente degli Stati Uniti, cavalcando l’onda di un paese angosciato, dove la diffidenza e il disprezzo nei confronti della classe politica erano al massimo storico. Un presidente, Donald Trump, che l’altroieri ha difeso via Twitter i monumenti dei generali sudisti che portarono gli Stati Uniti alla guerra civile in difesa della schiavitù.

Tutto comincia nel 1924 perché è allora che la statua del generale Robert Lee viene eretta in un parco di Charlottesville, simile alle centinaia di altri monumenti che spuntano in tutto il Sud in quegli anni. Perché proprio allora? Perché dopo la fine della prima guerra mondiale si scatena la cosiddetta Red Scare, la paura della sovversione seguita alla rivoluzione russa del 1917.

Oltre alla repressione, la risposta è una rinascita del Ku Klux Klan, l’organizzazione terroristica creata da nostalgici del Sud schiavista immediatamente dopo la fine della guerra di Secessione. Il Klan degli anni Venti è sempre in bilico tra la violenza organizzata (i linciaggi di afroamericani) e la rispettabilità dei notabili locali e dei dirigenti delle Camere di commercio, che lo usano per tenere ai margini ebrei e cattolici. Non a caso fu nel 1924 che il Congresso approvò l’Immigration Act, chiudendo la porta a milioni di italiani, greci, ebrei, cinesi e altri “indesiderabili”. Negli anni Venti, questo secondo KKK aveva milioni di aderenti e sostanzialmente controllava il partito democratico, facendo da incubatore per i movimenti filofascisti come America First! negli anni Trenta, quando l’eroe dell’aviazione Charles Lindbergh fu ricevuto e decorato da Adolf Hitler, facendo ipotizzare anche una sua candidatura alla presidenza contro Franklin Roosevelt (è la storia raccontata da Philip Roth in Complotto contro l’America).

La seconda guerra mondiale fece provvisoriamente sparire queste tendenze, anche se troppo spesso si dimentica quanto violento fosse l’anticomunismo e il razzismo degli anni Cinquanta incarnato in associazioni come la John Birch Society, che sospettava lo stesso presidente Dwight Eisenhower di essere al servizio di Mosca. E se oggi a Charlottesville è stato un balordo a investire la folla di pacifici manifestanti che protestavano contro l’arrivo dei neonazisti in città, nel 1968 fu il candidato alla presidenza George Wallace a dire pubblicamente: “Se uno di questi anarchici si stende davanti alla mia automobile sarà l’ultima automobile che vedrà in vita sua”.

Il secondo momento in cui il fiume carsico dell’antisemitismo americano ritrova una direzione è il 1978, quando viene pubblicato The Turner Diaries, un libro che non è un’opera filosofica, nè un saggio politico, né un manuale di guerriglia: è un romanzo di fantascienza. Si ispirava a un racconto degli anni Cinquanta, John Franklin Letters, in cui veniva descritta un’America “sovietizzata” dove ispettori jugoslavi erano autorizzati a entrare senza mandato in ogni casa per controllare che l’acqua contenesse effettivamente le quantità di fluoro richieste per istupidire le masse. I cinefili ricorderanno che nel Dottor Stranamore  il generale Jack D. Ripper beveva soltanto acqua piovana perchè considerava l’aggiunta di fluoro nell’acqua potabile un tentativo di “corrompere la purezza dei fluidi vitali”.

Turner narra di una rivoluzione in cui un gruppo clandestino di militanti ariani che si fa chiamare “Ordine” si batte contro un governo dominato dagli ebrei e dagli afroamericani. Il protagonista, Earl Turner, guida una ribellione contro il Governo di Occupazione Sionista che regna in America dopo la promulgazione della “Legge Cohen” (un comune nome ebraico) che vieta ai cittadini il possesso di qualsiasi arma. Una sentenza della Corte Suprema che annulla le leggi antistupro provoca un’ondata di violenze sessuali contro le donne di razza bianca da parte dei neri. Solo a questo punto i “veri americani” si ribellano. Questo passaggio spiega perché: “Il liberalismo è una visione del mondo sostanzialmente donnesca, sottomessa. Forse una migliore definizione sarebbe ‘infantile’. E’ la visione del mondo di uomini che non possiedono la durezza morale, la forza spirituale di rialzare la schiena e affrontare la vita, uomini che non riescono ad accettare la realtà che il mondo non è un immenso asilo infantile dipinto a strisce rosa e celesti in cui i leoni si riposano assieme agli agnelli e ognuno vive felice e contento. Questa è una visione della vita straniera, essenzialmente orientale, la visione del mondo di schiavi anziché quella di uomini liberi dell’Ovest”.

Come si vede, gli interlocutori del libro sono gli stessi che 38 anni dopo avrebbero votato Trump: quei maschi bianchi privi di istruzione universitaria la cui visione del mondo è stata scossa dal Vietnam, dall’immigrazione, dalle rivolte nei ghetti neri, dal femminismo. A queste paure largamente diffuse l’autore, William Pierce, ne aggiungeva altre, in particolare quella degli ebrei: “Siamo in una guerra mortale con l’Ebreo, che si sente così vicino alla vittoria finale da lasciar cadere la maschera e trattare i suoi nemici come bestiame, secondo i precetti della sua religione”. Il romanzo prosegue con un’escalation di violenza: Earl Turner e i suoi rapinano negozi ebrei, incendiano sex-shop, producono dollari falsi per creare il caos economico, fanno saltare il quartier generale dell’Fbi a Washington con un’autobomba, attaccano il Congresso a colpi di mortaio. The Turner Diaries diventerà, malgrado la distribuzione semiclandestina, un bestseller.

Il terzo momento in cui il neonazismo americano trova una causa comune è nel 1991, dopo la prima guerra del Golfo, quando George Bush padre celebra il successo della coalizione anti-irachena con un discorso all’Onu il cui esalta il “nuovo ordine mondiale” creato dalla vittoria su Saddam Hussein in Kuwait. Quello che era probabilmente un semplice artificio retorico per ribadire il primato degli Stati Uniti diventa, nelle paranoie dell’estrema destra, l’atto di nascita di un “globalismo” che espropria i cittadini della loro sovranità.

Il sospetto che il governo federale sia diventato il nemico n.1 del popolo americano diventa certezza nel 1993 quando una violenta e dilettantesca operazione dell’Fbi contro una setta religiosa a Waco, in Texas, si trasforma in un massacro. La risposta delle milizie armate, nel frattempo proliferate, arriva nel 1995 con l’autobomba che provoca 168 morti a Oklahoma City. Anni dopo, il reduce dell’esercito che aveva ideato l’attentato, Timothy McVeigh, sarà condannato a morte e giustiziato. La galassia di movimenti, sette, chiese, e bande musicali di “rock ariano” tuttavia non sparisce, e trova al contrario nuova linfa a partire dal 2008, con l’elezione di Barack Obama: i suoi due mandati saranno un momento di espansione per questi gruppi, che nel 2016  cercheranno la prova di forza col governo federale occupando una riserva naturalistica in Idaho. Lo scontro si concluderà con un morto fra i militanti ma anche con la sorprendente assoluzione di alcuni degli organizzatori da parte di una giuria dell’Oregon.

Oggi, naturalmente, le milizie si ritrovano nella paradossale situazione di avere un simpatizzante alla Casa Bianca, a capo dell’odiato governo federale. Trump è stato eletto anche con i loro voti e continua a tenere al suo fianco Steve Bannon, l’uomo che l’anno scorso aveva trovato il mondo per inserire anche neonazisti e antisemiti nella grande coalizione anti-Clinton. Trump ha subito fortissime pressioni, negli ultimi giorni, per denunciare i responsabili delle violenze di Charlottesville ma, ancora ieri, ha invece twittato la sua approvazione per gli obiettivi della marcia “Unite the Right”: difendere i monumenti ai generali sudisti come simbolo dell’America bianca.

 

(*) Fabrizio Tonello, socio di LeG, è docente alla Scuola di Economia e Scienze politiche di Padova.
il manifesto, 19 agosto 2017

 

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