Bologna aveva in Làbas un luogo di cui congratularsi

Bologna aveva in Làbas un luogo di cui congratularsi

Ieri mattina la polizia in assetto antisommossa è entrata, previo un certo numero di manganellate d’ordinanza, nella ex-caserma Masini, in via Orfeo – centro di Bologna – dal 2012 (dal 2012!) occupata dal collettivo Làbas e da un gran numero di altri gruppi, comitati e persone. Ho conosciuto questo luogo e, incuriosito dalla quantità e qualità delle attività che vi erano condotte e dalla partecipazione della gente del quartiere, quella dalla quale ci si aspetta che sia ostile se non infuriata contro simili iniziative, ne ho anche letto la vicenda in una interessante tesi di laurea. Gli occupanti cominciarono col recupero di uno spazio abbandonato e degradato, e lo accompagnarono con la ricostruzione della sua storia: convento, caserma, prigione e luogo di tortura, primo edificio liberato dai partigiani…

Nel vasto spazio della ex-caserma, 9 mila mq, c’è un universo di attività che vanno dall’orto al mercato settimanale, ai laboratori artigianali, le conferenze e i dibattiti, i concerti (a volume rispettoso), la pizzeria e la birreria, un campo estivo, la biblioteca, un’aula attrezzata di studio, una scuola di italiano per stranieri con una delle classi riservata a sole donne, un’officina per la riparazione di biciclette… C’è un dormitorio sociale, “Accoglienza degna”, così descritto da una dei volontari che lo hanno promosso: “Apre ogni giorno alle 18.00 e chiude il mattino alle 10.00 circa. Gli ospiti hanno la possibilità di cenare e di fare colazione, oltre che di farsi una doccia calda e lavare i propri indumenti. Trovano assistenza per tutto ciò che riguarda la burocrazia dei permessi di soggiorno, dell’accesso all’assistenza sanitaria e della ricerca di un lavoro. Gli ospiti hanno seguito un corso di formazione con Làbiopizza a Làbas e si sono costruiti dei mobili grazie all’aiuto del falegname, collaborano alla gestione delle varie attività…”.

C’è un grande piazzale alberato, Làbimbi, pullulante di famiglie e di bambini. Tempo fa, alla vigilia di uno dei tanti annunci di sgombero, famiglie e bambini ci avevano trascorso la notte, giocando e recitando attorno a un fuoco e dormendo in tenda come in un campeggio di vacanza. Ci sono affreschi notevoli, decorazioni, street art, scene per gli spettacoli – per esempio la Butterfly, a giugno scorso, con le scene dipinte da Cuoghi e Corsello. In aprile ero capitato in una festa della via, al seguito di alcune distinte signore della Social Street ROC (via Rialto, via Orfeo, via Coltelli): c’erano ventimila persone e non il minimo incidente. L’ideologia dell’occupazione non ha mai prevaricato una pratica sociale originale e soprattutto affettuosa. (Il nome, Làbas, è il francese là-bas, laggiù: dev’essere addirittura una citazione di Baudelaire, “d’aller là-bas vivre ensemble…”). Gli attivisti di Làbas hanno partecipato, indirettamente, alle elezioni di giugno, un loro portavoce è nel consiglio di quartiere. La ex-caserma appartiene alla Cassa Depositi e Prestiti. Varie aste sulla vendita sono andate deserte. Qualche tempo fa un’assemblea degli occupanti (quinquennali) aveva scritto: “In questi ultimi mesi sono state molte le occasioni in cui abbiamo chiesto all’Amministrazione e a Cassa Depositi e Prestiti un confronto, una trattativa, una soluzione sul futuro dell’ex caserma Masini e di Làbas. Non è mai stato un problema giuridico, ma meramente politico: è possibile uscire dalla situazione di illegalità e revocare il sequestro. È possibile cambiare il Piano Operativo Comunale che prevede la costruzione di alberghi di lusso, appartamenti, ristoranti e uffici. È possibile anche fare un’offerta per comprare una parte dell’ex caserma. Tutto è possibile, se c’è la volontà politica di farlo. Ma loro vogliono sgomberarci”.

Bologna ha molti privilegi, compreso un arcivescovo-curato d’anime e di corpi come Matteo Zuppi. Ha un sindaco, Virginio Merola, che nel disordine corrente per sapere dove va ha bisogno di ricordarsi da dove viene. Merola ha detto ieri che lo sgombero è stato affare di magistrati e che lui si occuperà delle alternative. Sta di fatto che Bologna aveva in quella caserma smessa un luogo di cui congratularsi. La tesi che ho letto, per il caso che voleste leggerla anche voi, è di Vito Giannini, per l’anno accademico 2015-16, e si intitola solennemente “Pratiche di appropriazione e trasformazione degli spazi urbani: il caso dell’ex caserma Masini nel centro storico di Bologna”.

 

Il Foglio, 9 agosto 2017

 

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