L’unità della sinistra per fare una politica di destra?

L’unità della sinistra per fare una politica di destra?

Ma che rapporto c’è tra l’eterno dibattito sull’unità della sinistra e la realtà?

Nessuno, a giudicare dal confronto surreale tra i tre candidati alla segreteria del Pd, la contesa meno interessante della microstoria della politica repubblicana.

Meno di nessuno, se fosse possibile, a giudicare dallo scambio non meno surreale tra Pisapia e Renzi: “Caro Matteo, unisci la sinistra sennò perdiamo”, “Caro Giuliano, no: mai coi traditori. Anzi sì, ma solo se D’Alema non viene”.

Se si continua così non solo le primarie Pd saranno un flop: ma nessuno andrà a votare alle elezioni vere, che segneranno il record di astensione di sempre.

D’altra parte, perché mai un cittadino dovrebbe interessarsi ad una politica che si interessa solo a se stessa: autoreferenziale, anzi ombelicale, fino alla caricatura? Una riflessione che vale anche per i giornali: non sarà che la continua emorragia di copie vendute si deve al fatto che sempre meno masochisti sono interessati a pagine che si prestano a questo teatro del nulla?

Chiedendo a Renzi di unire la sinistra Pisapia dice una cosa giusta: e cioè che non è affatto vero che lo schema destra-sinistra è da archiviare, e ne rivendica l’attualità. Benissimo: ma allora riempiamolo di cose concrete, di progetti, di idee, di proposte. Dobbiamo unire la sinistra per andare al governo: ma andare al governo per fare cosa, esattamente? Se la sinistra deve andare al governo per continuare a fare il lavoro della destra dov’è l’utilità? A parte quella personale di chi al governo ci va, s’intende.

Pisapia rimuove il referendum del 4 dicembre (è uno sport collettivo, d’altra parte). Dimentica che su lavoro, scuola, ambiente, patrimonio culturale Matteo Renzi ha fatto cose molto più di destra di Berlusconi: e molto più durevoli e dannose. E i modesti, e dovuti, avanzamenti sul fronte pure cruciale dei diritti civili non possono nascondere tutto questo: anche perché li avrebbe garantiti un qualunque governo liberale di un Paese appena decente. Infatti siamo arrivati ultimi.

Forse Pisapia dovrebbe leggere, nei giornali di oggi, la storia della moschea di Firenze. Da sindaco, Renzi ha fatto di tutto per non costruirla: dicendo che certo non avrebbe potuto essere in centro, perché avrebbe rovinato il brand del Rinascimento. Lo so bene perché gli proposi di non costruire un edificio nuovo, ma di dare alla comunità islamica una chiesa sconscrata del centro: mi rispose che era una bella sfida. E infatti l’ha evitata come la peste: e mentre i genitori musulmani dei compagni di classe dei miei figli continuano a dover pregare nei garages, a Palermo due chiese in disuso sono diventate moschee e una diventerà sinagoga.

Non basta: ora Renzi torna a fare il sindaco (facendo irritare Dario Nardella, che finalmente si è fatto sentire pubblicamente difendendo ciò che resta della dignità della città), dicendo no alla realizzazione della moschea in un luogo che metterebbe a rischio l’investimento immobiliare dell’imprenditore che si è comprato l’”Unità” (un cortocircuito che è davvero la migliore commemorazione del povero Antonio Gramsci!).

Ora, davvero Pisapia pensa che un politico con questa scala di valori possa candidarsi a unire la sinistra e a guidare di nuovo il Paese?

Allora: benissimo il realismo di chi dice che divisi si perde. Ma siamo realisti fino in fondo: cominciamo a dire cosa pensiamo di quella che Papa Francesco chiama la “scandalosa realtà di questo mondo”, e dividiamoci tra chi vuole cavalcarla a vantaggio suo e dei suoi amici, e chi invece la vuole rovesciare dalle fondamenta. Una volta fatta questa semplice operazione di verità, Pisapia si accorgerebbe che il destinatario del suo appello non sta nel secondo gruppo, ma nel primo. E, dunque, siamo realisti, una buona volta!

Huffinghton Post, 28 aprile 2017

(*) Presidente di Libertà e Giustizia, Professore ordinario di Storia dell’arte moderna

 

4 commenti

  • Assolutamente d’accordo. Accade a Genova la stessa cosa. Una miriade di listarelle, che si definiscono di Sinistra, appoggiano il candidato Sindaco per il lPD, Gianni Crivello ex assessore, ex P.C.I, ex candidato nel listino di Claudio Burlando (Renziano) che si presenta con un curriculum discutibile.
    Una campagna elettorale tutta basata sull’ambiguità del termine Sinistra. Un inganno per l’elettore. Un’arrampicata di tanti piccoli carrieristi per una politica senza contenuti. Genova non merita questo.

    Ivana Canevarollo

  • Presidente prof. Montanari,

    alcune settimane fa Lei asseriva in un’intervista su MicroMega: “No, non pare possibile. La corruzione è ormai endemica alla forma di governo. Occorre una Discontinuità Drammatica…”

    E la presidente emerito Bonsanti nel Giugno 2011 su questi spazi, ci offriva una sua riflessione che titolava ” COSTRUIRE LA RIVOLUZIONE”, che si concludeva meravigliosamente con:
    “Cambiamola questa nostra Italia. Facciamola nuova. Non ricostruiamo macerie su macerie.
    Si chiama, in gergo tecnico politico, “rivoluzione”. Non saremmo i primi e nemmeno gli ultimi a invocarla, profonda, convinta, serena, esigente, libera e giusta.”

    A chi Libertà e Giustizia rivolge questi suggerimenti davvero necessari e attesi? Non potrà certo essere la casta a produrre “discontinuità drammatiche o rivoluzioni” visto che essa di quanto c’è da cambiare è autore consapevole.

    Dunque destinatario naturale non può che essere la Società Civile nelle sue numerosissime realtà associative, di cui la stessa L&G è un riferimento prestigioso. E oltre questi lanci, almeno prova L&G ad allargare il consenso attorno ad essi, oppure si lascia trascinare in iniziative che nulla hanno di rivoluzionario o discontinuo, come la recente “petizione alle camere” per una nuova legge elettorale?

    Perchè dopo aver lanciato un’idea così coinvolgente e attesa, si torna a far finta di nulla come se fosse una “voce dal sen fuggita”? ma Voi sapete che “poi richiamar non vale…” e chi ha letto da Voi aspetta solo un coerente seguito…proprio come chi non ha letto! Perchè che si attenda discontinuità lo dimostrano gli 8,5 milioni di voti offerti al vaffa di Grillo proprio in quanto segnale di una rottura drastica. Che si voglia una guida affidabile, che non viene riconosciuta nel M5S, lo dimostrano l’astensionismo crescente e le indagini dell’ISTAT che rilevano una fiducia residuale del 5% nell’offerta politca.

    Allora che s’attende? Auguri e coraggio! La Cittadinanza aspetta da tanto tempo!

    Paolo Barbieri

  • Ai potenziali amici di “Articolo UNO Movimento DP”, vorrei sommessamente ricordare, con spirito davvero costruttivo, che l’unica nuova entità politica che ha avuto negli ultimi lustri un successo dimensionale influente, è stato il M5S, il “non partito, del non statuto, del vaffa unica voce conosciuta del programma”.

    E nelle elezioni del 2013, il bel programma del PD di Bersani, che non potrà essere stato molto diverso da quello delle prossime, viste le persistenti condizioni oggettive del Paese (a parte il tentativo di porre rimedio ai danni di Renzi), produsse anche 8,5 miloni di voti a Grillo per la sua evidente e brutale rottura, il 25% di astensioni e tutte le conseguenze al seguito: Articolo UNO MDP vuole ripetere la stessa strada che non può che portare ad un risultato elettorale insufficiente? Oppure provare altre vie per raccogliere consensi importanti prima delle elezioni, dando buona soddisfazione agli stati d’animo e bisogni della Cittadinanza diffusa, compreso quella maggioritaria a cui viene riconosciuto un ampio analfabetismo funzionale (De Mauro oltre il 75%): il sentimento anticasta che fa offrire al vaffa di Grillo quei milioni di voti e sondaggi in crescita oltre il 30%; la voglia di una guida efficace per uscire dalla palude, che fa desiderare l’uomo solo al comando al 79% e che non fa più credere a promesse e programmi da campagna elettorale rimasti sempre sulla carta; voglia di affidabilità che non trova nelle liste e schede elettorali e spinge all’astensionismo (ISTAT fiducia nella politica 5%).

    Vogliamo rifletterci sopra oppure crediamo che Articolo UNO MDP abbia in sé il potenziale per stravolgere le logiche conclusioni che la storia e la realtà suggeriscono (almeno a me)? Oppure quelle logiche sono solo mie e quindi del tutto arbitrarie e assurde?

    Paolo Barbieri

  • FEDERATORI

    Pisapia chiede a Renzi di essere il federatore… della Sinistra.

    Cioè “uno” che già definire “non di Sinistra” è un pietoso eufemismo dovrebbe (ac)cogliere l’invito di “uno” del Pcc (Partito del Caviale e Champagne) che si è schierato a favore del disegno d’ involuzione democratica sonoramente bocciato il 4 Dicembre scorso?

    Sono io che sono troppo “sofistico” o davvero c’è qualcosa di “stonato”?

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