Giustizia: Il pm Di Matteo in pericolo in Sicilia, ma il ministero rinvia ancora il suo trasferimento a Roma

Giustizia: Il pm Di Matteo in pericolo in Sicilia, ma il ministero  rinvia ancora il suo trasferimento a Roma

Nella lettera lo definiscono l’”oggetto Antonino Di Matteo” e per errore nell’ ultima riga gli cambiano pure il sesso indicandolo come “l’ interessata”. Con una decisione sciatta nella forma e pilatesca nella sostanza, i funzionari del ministero della Giustizia retto da Andrea Orlando accolgono la richiesta del procuratore Francesco Lo Voi e inchiodano a Palermo per i prossimi sei mesi il pm della trattativa che Totò Riina ha giurato di far saltare in aria “come Falcone” e che il 15 marzo scorso ha vinto il concorso per sostituto alla Dna di Roma.

Il ministero se ne lava sostanzialmente le mani e applicando la regola della “tendenziale adesione agli accordi intervenuti tra i capi degli uffici interessati”, avalla l’ intesa tra il procuratore palermitano e il capo della Dna Franco Roberti che su questa procedura di “posticipato possesso” ha fornito il proprio parere positivo.

Nessuna parola, infatti, è stata spesa da via Arenula sulla questione sicurezza sulla quale lo Stato appare oggi in preda ad un’ autentica schizofrenia istituzionale: da una parte il Csm che sei mesi fa aveva sollecitato “l’ urgente trasferimento”, extra ordinem, di Di Matteo a Roma per sottrarlo ai rischi del tritolo sul territorio palermitano; dall’ altra l’ indicazione di Lo Voi secondo cui il livello di protezione del pm “rende particolarmente complesso ogni suo spostamento, sia sul territorio palermitano che sull’ intero territorio nazionale”. Risultato? Per Lo Voi, paradossalmente, l’”applicazione” del magistrato nel processo trattativa, con i periodici spostamenti Palermo-Roma, sarebbe più rischiosa della sua permanenza per i prossimi sei mesi nel capoluogo siciliano, dove più di un pentito ha parlato di un progetto di attentato in fase avanzata con oltre centocinquanta chili di tritolo.

Pretestuosa o no, la decisione del procuratore, accolta ieri asetticamente dal ministro Orlando, in corsa verso la segretaria del Pd con la benedizione di Giorgio Napolitano, appare come la risposta veloce e immediata alle dichiarazioni polemiche che lo stesso Di Matteo aveva rilasciato subito dopo aver vinto il concorso per la Dna: “Ultimamente – aveva detto il pm – per decisione di Lo Voi non sono stato messo nelle condizioni di lavorare a tempo pieno su inchieste delicatissime che richiedono un impegno totalizzante. Sono stato costretto a conciliare la gravosità del processo sulla Trattativa con la necessità di occuparmi anche di reati minori come furti e guida in stato di ebbrezza”.

Ieri, dopo aver saputo che il traguardo della Dna si allontana fino al prossimo novembre, un amareggiato Di Matteo ha commentato: “Questa procedura mi impedisce di fatto di prendere possesso delle mie nuove funzioni”. E poi ha aggiunto: “Ero e rimango convinto che ci fossero gli strumenti idonei a coniugare il mio diritto a essere trasferito nella nuova sede con le esigenze di assicurare la continuità del mio lavoro nel processo Trattativa. Ma si è preferito trattenermi ancora a Palermo”.

Era stato lo stesso Di Matteo a proporre a Lo Voi e a Roberti il percorso alternativo dell’”applicazione” che gli avrebbe consentito di prendere possesso delle nuove funzioni a Roma senza rimanere penalizzato nell’ assegnazione delle nuove competenze in Dna con un insediamento posticipato di sei mesi. Per questo motivo, avendo saputo della richiesta del suo capo al ministero, il 6 aprile scorso il magistrato aveva scritto alla direzione di via Arenula sottolineando che l’ ipotesi del “posticipato possesso” non era stata concordata né gli era mai stata prospettata, ricordando anche che la valutazione di merito sulle esigenze di sicurezza spetta “ai competenti organismi” (uno su tutti: il Comitato provinciale per l’ ordine e la sicurezza), che però in questo caso non sono stati interpellati.

Pochi mesi fa, tra ottobre e novembre 2016, lo stesso Di Matteo aveva rifiutato la proposta del Csm di trasferimento immediato alla Dna per ragioni di sicurezza, preferendo raggiungere il suo obiettivo in via Giulia attraverso un regolare concorso, poi vinto il 14 marzo scorso. Nel frattempo, il livello di allarme sul territorio palermitano non si è per nulla attenuato; al contrario, da alcuni segnali giunti in questi ultimi giorni, il rischio per il pm della Trattativa sembra ulteriormente intensificato.

Il Fatto Quotidiano, 12 Aprile 2017

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