L’Italia è bella e disperata. E Renzi ha fretta

L’Italia è bella e disperata. E Renzi ha fretta

La strada imboccata dal Partito Democratico nella direzione di lunedì è la strada di chi rifiuta di prendere atto di cosa è successo il 4 dicembre 2016.

Dunque pensa che sia possibile, anzi assolutamente opportuno, riprendere il cammino proprio da lì, con l’obiettivo di muovere verso un fine analogo se non identico, a quello previsto dalla riforma abbattuta dal grande No: la strada sarà leggermente più contorta, ma prima o poi, meglio naturalmente prima, è possibile farcela.

L’obiettivo è ancora la conquista di un potere del quale mai nessun politico e nessun partito hanno goduto nell’Italia repubblicana.

Come arrivarci? Tutti i mezzi son buoni. In questa fase Renzi ha assoluta necessità di poter contare su quella maggioranza ampia del Pd che è ansiosa di seguirlo: un po’ per quello che ha già ricevuto in termini di incarichi in ogni piega della società pubblica, un po’ anche per quello che ancora potrà arrivare.

Non si era mai vista infatti in altri tempi una distribuzione tanto generosa e metodica di prebende in risposta alla fedeltà, un proliferare di “clienti” da far impallidire quelli della prima Repubblica. Uno scambio di favori che il celebre discorso di De Luca ai suoi ha immortalato per sempre.

La strada che sembra voler percorrere Renzi dunque ha come caratteristica la fretta, il non dar tempo agli “altri” e neppure a se stesso di pensare in maniera approfondita ai compiti di un partito, di ogni partito, nel mondo d’ oggi.

La fretta porta con sé alcuni vantaggi: rendere non solo l’assemblea ma anche il congresso tutto un via vai di luoghi comuni e di ricette riscaldate. Dunque un congresso inutile a tracciare un programma pensato e lungimirante. Inoltre dal congresso lampo alla formazione di liste amiche per avere nella prossima legislatura un Parlamento amico, con qualsiasi legge elettorale si inventeranno, il passo è breve.

Se le cose dovessero andare come sembra averle pensate l’attuale segretario del Pd, se Renzi dovesse davvero fare il “secondo giro” di cui ha sempre parlato, potremmo vederne delle belle.

Immagino che proverebbe a rifare una riforma sostanziale della Costituzione d’accordo con Berlusconi. Immagino che insieme potrebbero anche mettere mano alla prima parte e soprattutto all’autonomia della magistratura come hanno promesso più d’una volta.

Anche per questa ragione credo che un qualsiasi partito a sinistra del Pd che potesse nascere da qui alle elezioni dovrebbe presentarsi con una chiara e impegnativa politica istituzionale che negasse, prima di tutto, a qualsiasi Parlamento, la facoltà di inventarsi grandi riforme da approvarsi a maggioranza.

Il segretario del Partito democratico ha affermato che non vede l’ora di andare in giro per l’Italia, il più bel paese del mondo.

Bello e disperato. Corrotto e infiltrato dalle cosche affamate di appalti pubblici come mai era stato, al Sud, al Centro e al Nord.

Corrotto e abitato da giovani senza speranza.

Ma in un congresso lampo di questo non si parla: il tempo è tiranno. Il tempo non c’ è.

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Il Fatto Quotidiano, 16 Febbraio 2017

2 commenti

  • Presidente emerito Bonsanti,

    perchè limitarsi ad una analisi triste e negativa del futuro quando la Cittadinanza offre quel potenziale di cambiamento ENORME aggregatosi il 4/12 attorno ai promotori dei Comitati NO ed Italicum e al CDC, un a vera e propria Sovranità Popolare Realizzata, che brandendo gli articoli 71 e 50 della Costituzione, può dare il via all’affermazione del suo Spirito Originale ed Autentico?

    Ha forse dimenticato quella sua riflessione postata su questi spazi il 16 giugno 2011:
    “COSTRUIRE LA RIVOLUZIONE
    Attualità, Primo Piano | 16 giugno 2011 | 47 commenti| di Sandra Bonsanti”

    che chiudeva perfettamente così:
    “Cambiamola questa nostra Italia. Facciamola nuova. Non ricostruiamo macerie su macerie.
    Si chiama, in gergo tecnico politico, “rivoluzione”. Non saremmo i primi e nemmeno gli ultimi a invocarla, profonda, convinta, serena, esigente, libera e giusta.” (S. Bonsanti)

    In sintesi: Rivoluzione Costituzionale e Gloriosa, nel solco e nel segno di quella Carta che abbiamo difeso nella forma, ma che ancora dobbiamo affermare nella realtà quotidiana.

    Perchè attendere passivamente le mediocri deliberazioni di una casta mediocre e litigiosa per poi cercare di emendarle o abrogarle con referendum molto impegnativi e rischiosi?

    Perchè non assumere l’iniziativa per asserire, affermare, dettare norme di puro buonsenso per disegnare un futuro dignitoso come saprebbero ben fare i promotori dei Comitati e del CDC?

    Perchè no?

    Paolo Barbieri

  • “…Fuori, ci sono tutti gli altri: spaesati, stanchi, disillusi, distaccati, indifferenti, malfidenti, distratti. Alcuni – pochi – incazzati, come me: e timorosi che appena l’orchestrina finisce il concerto, lì sul Titanic, ci sarà da ammazzarsi per salire sulle scialuppe…”.By Gilioli.”

    Fuori c’è la Sovranità Popolare Realizzata del 4/12, che tutta intera è espressione anticasta, un potenziale di cambiamento ENORME, che attende solo una guida affidabile per uscire dalla palude e disegnare un futuro diverso e migliore.

    E se questi partiti irriformabili riscuotono la fiducia di circa il 5% della Cittadinanza, CENSIS e DEMOS, ma anche analisi delle astensioni e dei flussi elettorali, tocca alla cultura, quella emarginata dalle istituzioni e ridotta nelle piazzette a cercare di mantenere in vita i valori costituzionali e la Costituzione stessa, la stessa che ha promosso i Comitati e il CDC, condurre quella Sovranità ad esercitare direttamente gli articoli della Carta che consentono la Democrazia Diretta Propositiva, 71 e 50, che nella dimensione del 4/12 diventa impositiva, per ottenere leggi e riforme attese e opportune, a partire da una nuova legge elettorale: FACCIAMOLA NOI, Cittadini Sovrani, sottraendola alle brame tossiche della scadente maggioranza pro tempore di turno!

    Ma soprattutto produrre quella cesura necessaria ad interrompere la trasmissione della mediocrità da un Parlamento al successivo, da una leva politica ai delfini designati.

    Solo la cultura ci può salvare dai disastri della mediocrità, solo essa può arrestare e invertire questo degrado e declino che pare non aver fine…

    Paolo Barbieri

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