Torino: Sistema elettorale e sistema politico

Torino: Sistema elettorale e sistema politico

Nella serata di giovedì 9 febbraio 2017, presso la sede del Gruppo Abele di Torino, il Circolo torinese di Libertà e Giustizia, in collaborazione con il Comitato piemontese e valdostano per la Costituzione, ha organizzato un incontro dal titolo “Sistema elettorale e sistema politico – Dopo il referendum e la sentenza della Corte costituzionale”.

Hanno introdotto la discussione, a poche ore dalla pubblicazione delle motivazioni della sentenza n. 35/2017 della Corte costituzionale, Francesco Pallante e Valentina Pazé. È stata innanzitutto sottolineata la complessità del quadro politico nell’ambito del quale dovrebbe aprirsi la discussione parlamentare relativa alla nuova legge elettorale per la Camera dei deputati: esiste infatti una moltitudine di differenti proposte da parte delle varie forze politiche e due leggi elettorali con effetti potenzialmente opposti (il Porcellum depurato del premio e delle liste bloccate per il Senato della Repubblica e l’Italicum depurato dal ballottaggio e dalla possibilità di scelta del collegio per il capolista bloccato eletto in più collegi per la Camera dei deputati), ciascuna derivante da una sentenza della Corte costituzionale (sentenza n. 1/2014 e sentenza n. 35/2017).

La scelta da compiere, precisa la Pazé, è relativa al modello di democrazia che intendiamo perseguire privilegiando alternativamente il criterio della governabilità o quello della rappresentanza. La prima opzione comporta un forte potere decisionale nelle mani dei vincitori ed è tipica dei sistemi di democrazia maggioritaria; la seconda salvaguarda invece il principio della rappresentanza del pluralismo politico. La strada della governabilità garantisce, tendenzialmente, maggior efficienza, rischiando però di condurre, in mancanza di sufficiente ponderazione, a risultati quali il c.d. “decreto Trump” o l’osteggiatissima Loi travail, adottata ricorrendo per due volte al meccanismo previsto dall’art. 43,3 della Costituzione francese, che consente l’approvazione automatica di un progetto di legge salvo non intervenga nelle successive 24 ore una mozione di sfiducia. La strada della rappresentanza invece, pur essendo destinata a tradursi in un sistema compromissorio certamente faticoso (e che non necessariamente garantisce il raggiungimento di risultati migliori), è indubbiamente rispettosa della complessità delle opzioni politiche espresse dall’elettorato. La tutela del principio della rappresentanza non potrebbe dunque che determinare, secondo la Professoressa, la scelta a favore di un sistema elettorale di carattere proporzionale, che ponga al centro l’attività di mediazione fra le varie forze politiche che caratterizza il nostro sistema costituzionale sin dagli albori.

All’intervento dell’avvocato Antonio Caputo, incentrato sulla necessità di dare seguito all’esito referendario mediante un’azione tesa alla configurazione di un sistema elettorale proporzionale, sono poi seguiti quelli di Roberto Lamacchia e Ennio Lenti, avvocati dei ricorrenti nel giudizio sull’Italicum davanti alla Corte costituzionale. È stata sottolineata l’importanza  dell’azione dei gruppi di cittadini che si sono assunti l’onere di presentare ricorso, pagandone le relative conseguenze (il Tribunale di Catanzaro ha ad esempio condannato i ricorrenti al pagamento delle spese di lite), al fine di difendere il diritto di tutti  gli elettori a votare secondo Costituzione contro una legge approvata, grazie al ricorso ad emendamenti canguro e alla questione di fiducia, in sostanziale violazione dell’art. 72 della Costituzione, che prescrive la procedura legislativa ordinaria per i disegni di legge in materia elettorale.

Ha preso poi la parola Tomaso Montanari, evidenziando l’importanza del risultato del referendum del 4 dicembre e la necessità di proseguire con l’attività che ha animato i comitati del No in favore, questa volta, della battaglia per una legge elettorale di stampo proporzionale. L’intenzione comune è quella di evitare di trasformare il comitato in un partito politico, salvaguardando invece la sua peculiarità di luogo di confronto e dibattito fra cittadini. Oltre a quella elettorale, la sfida più importante che si profila è quella di tentare di dare, finalmente, attuazione a quella Carta costituzionale che così spesso si è proposto di revisionare, senza essersi tuttavia precedentemente preoccupati di dare consistenza reale ai suoi principi.

Proprio su tale fondamentale questione si è concentrato l’intervento conclusivo di Gustavo Zagrebelsky, il quale ha richiamato il paradosso della difesa della “sacralità” della prima parte della Costituzione, intoccabile anche secondo le parole dei riformatori, ma mai applicata a livello effettivo. I principi fondamentali di libertà, giustizia ed emancipazione sociale necessitano invece di una nuova fase, finalmente attuativa, che consenta di non trattare, nuovamente, la Costituzione, come scrisse Norberto Bobbio a Pietro Ingrao, come «un pezzo di carta da buttare nel cestino».

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