Elettori sovrani: l’appello dei Comitati per la Democrazia Costituzionale

Elettori sovrani: l’appello dei Comitati per la Democrazia Costituzionale

Appena presentata a Roma, nel corso di una conferenza stampa alla Camera, una petizione popolare dei Comitati per il No e contro l’Italicum, ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione, sulla legge elettorale “per restituire sovranità agli elettori”. Le firme saranno raccolte attraverso la piattaforma web change.org, ma anche grazie alla mobilitazione, sul territorio nazionale, dei 750 comitati locali. L’intento è di raccogliere il maggior numero di adesioni possibile, in modo da presentare – tra un mese circa – il risultato ai presidenti di Camera e Senato, e chiedere al Parlamento di approvare una legge elettorale che tenga conto del risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre.

La sentenza della Corte Costituzionale – sostengono i due Comitati – ha cancellato il ballottaggio, ma ha lasciato in piedi gli “altri due pilastri che tendono a svilire le elezioni, riducendole a una mera procedura per l’attribuzione del potere di Governo ad un ristretto gruppo, attraverso il controllo del Parlamento, a scapito della rappresentanza”. Con questa petizione si chiede un intervento di riforma che elimini sia “ogni forma di premio maggioritario, che i capilista bloccati, oltre alle candidature multiple”.

Si ritiene infatti che due interventi di fondo “siano assolutamente necessari per ripristinare il modello di democrazia costituzionale che le elettrici e gli elettori hanno riconfermato con il voto referendario del 4 dicembre. Occorre assicurare con le elezioni la piena rappresentatività del Parlamento, delle province e delle aree metropolitane, ripristinando l’eguaglianza del voto dei cittadini, nonché garantire loro la possibilità di scegliersi i rappresentanti, oggi designati dai capi partito”.

L’intento è di aprire un dialogo tra le istituzioni e gli elettori

Se Domenico Gallo, magistrato di Cassazione, e tra i primi firmatari della petizione, afferma la volontà dei Comitati “di aprire un dialogo tra le istituzioni e gli elettori”, l’avvocato Anna Falcone, vice presidente del Comitato del No, sottolinea come “i cittadini vogliano contare nelle scelte politiche cruciali del Paese e scegliere, con voto libero, i propri candidati. Il premio di maggioranza al 40% è irragionevole e sproporzionato”.

Il costituzionalista Massimo Villone, ricorda come siano “deludenti le motivazioni espresse dalla Corte Costituzionale, poiché non mettono solidi paletti a difesa del sistema democratico”. E’ necessario invece andare “verso un impianto proporzionale per una legge elettorale coerente con i principi costituzionali. I 750 comitati locali ci chiedono di restare in campo: oggi con la petizione, domani, forse, con una nuova iniziativa referendaria”.

Vincenzo Vita del Comitato del No, precisa che l’utilizzo massiccio dei social e la personalizzazione mediatica della politica hanno creato “distorsioni in direzione di una post-democrazia, con un’involuzione autoritaria, che vanno corrette”. “Auspico anche -aggiunge- che nella nuova legge elettorale ci siano sanzioni più specifiche per coloro che violano la ‘par condicio’, ossia che ne rendano più cogente l’applicazione”. “La sentenza della Consulta -conclude Alfonso Gianni- non ha sanato il ‘vulnus’ costituzionale dell’articolo 48 su libertà e uguaglianza del voto. C’è un clima politico di restaurazione, il tentativo di far dimenticare una vittoria popolare, non populista”.

MicroMega online, 14 febbraio 2017

7 commenti

  • Illustre Guadagnini,

    glielo dica lei, che ne raccoglie le confidenze, ai promotori dei Comitati: in presenza di tante opacità, incertezze e di tanta storica mediocrità, FACCIAMOLA NOI, Cittani Sovrani, una nuova legge elettorale sottraendola alle brame tossiche della scadente maggioranza pro tempore di turno, esercitando direttamente l’articolo 71, rafforzato da una formale “petizione alle camere”, art. 50, che la contenga e che la “imponga” con la forza di milioni di firme non certificate e quindi facili. FACCIAMOLA NOI neutra rispetto agli schieramenti, collaudata, funzionale, destinata a durare non solo il tempo di una legislatura. E non da sola, ma accompagnola con altre da tempo attese e molto opportune, con lo stesso percorso e impegno.

    E se la proporzionale soddisfa al meglio l’indirizzo costituzionale, è anche vero che è un’esperienza già fatta e abbandonata per le sue disfunzioni.

    Da cittadino offeso dalla mediocrità parlamentare crescente nel tempo, fino ad aver ospitato in quel luogo-istituzione da cui tutto discende, persone poi finite giustamrnte nelle galere, ciò che chiedo con maggior forza alla legge elettorale, è di tenere quella mediocrità fuori dalle candidature e quindi dal Parlamento.

    E l’uninominale di collegio a doppio turno, alle mie scarse conoscenze, parebbe capace di svolgere molto bene il compito di filtro, spostando il confronto più tra le persone che tra i partiti, e inducendoli quindi a candidare persone eccellenti, cmq le migliori tra le loro, ben conosciute alle cronache dei piccoli collegi di residenza, capaci di reggere reciprocamente il confronto.

    Al primo turno sarebbe garantito il pluralismo, al secondo la governabilità con gli accordi intercorsi.

    E lo stretto legame col territorio, garantirebbe la rappresentanza anche agli astenuti.

    E’ scontato che io come tutta la Cittadinanza saremo ben felici di rimetterci alle scelte di saggezza che scaturissero dalla competenza collettiva dei promotori dei Comitati del NO e dell’Italicum, come del CDC.

    Auguri per un Paese migliore.

    Paolo Barbieri

  • Gentile Paolo Barbieri, grazie dell’illustre: lei mi sopravvaluta…
    Quando al fare le leggi è compito del Parlamento, come lei sa benissimo.
    Cordialmente

  • Illustre Guadagnini,

    lei vuole ignorare, non vuol vedere, e purtroppo non è la sola, gli strumenti di efficacia assoluta che la Costituzione ci offre per intervenire direttamente qualora le persone, incautamente delegate al Parlamento, si fossero rivelate incapaci, indegne o complici.

    Ed è una responsabilià appena meno grave di quella degli incautamente delegati, perchè l’omissione ci fa complici.

    Un comportamento brutto assai ed una responsabilità che ci peserà molto.

    Paolo Barbieri

  • Articolo 71
    L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo [cfr. art. 87 c. 4], a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale [cfr. artt. 99 c. 3, 121 c. 2].

    Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

    Ecco qui; la situazione è fluida, come direbbe il compianto Bauman.
    Cordialmente rg

  • Articolo 50:
    “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.”

    E se 50mila firme, ma neppure le 350mila raccolte da Grillo qualche anno fa, possono spaventare un politico della casta, forte del suo clan e del suo vitalizio, ben diverso sarebbe se le firme fossero la metà più uno del quorum previsto per i referendum, soglia minima efficace della Sovranità Popolare, circa 12,5 milioni… Conscio dell’enormità del numero rispetto all’insuccesso della raccolta delle 500mila necessarie per i referendum costituzionale ed Italicum, le spiego l’arcano:

    posto che la miglior elite culturale del Paese, conosciuta e riconosciuta come tale, tipo Rodotà, Settis, Zagrebelsky e assimilabili, firmi in calce un’agenda di progetti di legge e di riforme, poi sottoscritta e certificata singolarmente da 60mila elettori per soddisfare il 71, esse verranno presentate alle Camere per essere, come solito, ignorate, ma anche immesse in una “formale petizione alle camere” secondo il 50 per essere sottoscritte, senza obbligo di certificazione, dai Cittadini per raggiungere quel numero.

    La diffusione massmediatica dell’evento, sociale e non partitico, sarebbe affidata ai denunciatori professionali, Travaglio & c., che da 30anni logorano la nostra sopportazione, e ai socials, mentre per quel che riguarda la raccolta, possibile anche via web, ci sarebbero milioni di volontari potenziali. Lei ricorderà che circa 2 anni fa, la CGIL e la FIOM camellarono a Roma per una manifesrazione platonica contro il governo, un milione di persone che spesero 8/10 ore del proprio tempo per una pernacchia: ebbene, quelle persone è ragionevole credere che spenderanno volentieri ancora una mezz’ora nel comune di residenza per raccolgiere 15 firme a testa per fare la Rivoluzione Costituzionale e Gloriosa. Poi si tratterebbe di organizzare la concentrazione dei fogli sottoscritti. Il tutto sarebbe un lavoro di grandi volumi, ma molto semplice.

    Per accendere la partecipazione oltre alle firme rigorose e affidabili, alcune norme anticasta come monocameralismo o riduzione numero, stipendi e accessori come media europea (per non essere demagogici), anticorruzione funzionale, riforma fiscale e manette agli evasori, norme suggerite da Gratteri per un migliore funzionalità del nel processo penale con riduzione del 70% delle prescrizioni, etc….

    Chiudo la sintesi, ma sono ben disponobile ad approfondimenti…

    Saluti Paolo B.

  • gentile Paolo Barbieri,
    LeG non si è data l’obiettivo di salvare il mondo, ma di provare a dare il suo contributo per renderlo un po’ migliore, cosa che a volte riesce meglio, a volte peggio.
    Dunque nessun programma epocale, ma iniziative quotidiane circoscritte e mirate per compiere un passo alla volta.
    RG

  • dallo Statuto di Libertà & Giustizia:

    “…si propone il perseguimento di finalità culturali, sociali, educative e formative nell’ambito delle materie umanistiche e della cultura civile, la loro divulgazione, anche attraverso pubblicazioni, convegni e seminari, la proposizione di proposte di Legge (la proposizione di proposte di Legge), nonché ogni altra forma di diffusione di tipo associativo di principi ispirati alla crescita politico culturale della società civile.”

    Ma poi è proprio giusto restare inossidabilmente fedeli alla forma statutaria, quando l’impegno dell’associazione non può che assistere al percorso di degrado e declino del Paese, evidentemente contrario all’essenza della statuto stesso?

    Oppure è più coerente “strappare ” la forma per cercare di perseguire l’essenza?

    No, nessun programma epocale, solo il minimo statutario…un passo alla volta, ma avanti, cercando dignità di Cittadinanza, equità nelle difficoltà e un progresso lento e difficile, ma continuo verso il l’Europa.

    Paolo B.

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