Tomaso Montanari: Dobbiamo restare un’accozzaglia felice

Tomaso Montanari: Dobbiamo restare un’accozzaglia felice

Professor Montanari, dal palco ha detto “dobbiamo fare rete”: cosa significa in pratica?
Non solo non fare un partito, ma nemmeno un movimento o un’ associazione. L’ idea di “Libertà e giustizia” è un struttura meno burocratizzata: la forza della battaglia contro il referendum del 4 dicembre è stata l’ apertura a tutto e a tutti. Il punto fondamentale è non mettere in piedi una struttura con un centro. Abbiamo bocciato – con la vittoria del No – un progetto centralista e quindi non è il caso di pensare a un comitato centralista, ma un luogo dove tutti i comitati territoriali possano avere voce: la nostra forza è costituita dal policentrismo e dalla diversità.

L’accozzaglia di Renzi!
Ma è vero: siamo un’accozzaglia nel senso proprio e nel modo più felice. È una caratteristica che deve restare e non deve essere per nessuna ragione normalizzata.

In sala c’ erano esponenti di partiti e movimenti: Sinistra Italiana e M5s stanno facendo un’Opa sul No?
Non la definirei Opa. C’ è un dialogo. Nella campagna referendaria ci siamo trovati accanto a Possibile, a Sinistra italiana al Movimento 5 Stelle, ma anche Rifondazione e l’ Altra Europa con Tsipras. Il confronto con loro è importante, nel momento in cui riteniamo che i comitati non siano liste elettorali e visto che noi crediamo profondamente nella rappresentanza parlamentare, vogliamo che le nostre idee possano appunto avere rappresentanza. È possibile che alcuni di noi si candidino. In ogni caso è importante che il nostro progetto fondamentale – l’ attuazione della Carta – possa essere portato avanti dai partiti che lo accolgono. C’ è, ovviamente, una selezione naturale: non ce lo chiede la Lega o il Pd o Forza Italia.
Si è scritto che alcuni, tra cui lei o per esempio Anna Falcone, abbiano già ricevuto offerte di candidature.
Bobbio diceva che gli intellettuali servono a non lasciare a chi ha il monopolio del potere anche il monopolio della verità: ora queste due cose sono difficili da tenere insieme e io credo che il dovere di un intellettuale sia lavorare al servizio della verità. La mia missione per ora non cambia.

La Costituzione come programma è un collante sufficiente?
Un partito della Costituzione sarebbe sbagliato come il partito della Nazione: la Costituzione – come la Nazione – è di tutti. Il punto è come attuarla e, come dicevo, ognuno ha idee diverse. Ma ci sono punti fondamentali, a cominciare dalla legge elettorale che deve essere proporzionale: su questo siamo tutti d’accordo. Anche avendo il coraggio di rivalutare il compromesso non inteso come inciucio. Abbiamo lottato per mantenere la Repubblica parlamentare: il Parlamento è il luogo delle alleanze e il maggioritario è stato il regno dei voltagabbana. Il secondo punto è l’ appoggio senza se e senza ma ai referendum della Cgil, sapendo che non ci saranno tutti perché tra i Comitati del No ci sono anche esponenti del mondo liberale.
Libertà e giustizia si schiera per il Sì: non vogliamo pasticci parlamentari, vogliamo votare. Questi due punti sono la base di partenza per costruire quella “rete” di cui parlavo.

 

Il Fatto Quotidiano,  22 gennaio 2017

 

 

2 commenti

  • In un momento in cui il desiderio dell’”uomo forte”, in crescita da lustri, raggiunge l’80% circa (Demos di I. Diamanti Repubblica 24/01/17), ed il Parlamento ottiene ancora la fiducia di circa l’11% della Cittadinanza http://www.demos.it/rapporto.php , è doveroso quanto scontato riconoscere che tutto questo dipende dalla mediocrità che occupa stabilmente quel Parlamento, luogo-istituzione da cui tutto discende, che ci ha portato a questa sofferenza collettiva materiale e non solo.

    Parebbe conseguente, volendo salvare la “Repubblica Parlamentare”, non lasciare l’iniziativa a quella Istituzione autodistruttiva, proprio tenendo viva e attiva la rete dei Comitati: tutt’altro però che nell’attesa passiva delle malfatte della casta per poi intervenire a correggerle o cancellarle con un nuovo referendum coi rischi e l’impegno che comporta.

    Non partiti o strutture centralistiche, ma un aggregato sociale che nell’ossequio dell’art. UNO, secondo capoverso “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”, assume l’onere di “esercitare realmente” quella sovranità attraverso gli artt 71 e 50 per suggerire a quella Istituzione un percorso normativo all’altezza della situazione che preoccupa il Paese, e per salvarla dalla propria mediocrità, che induce la Cittadinanza a desiderare l’Uomo Forte.

    Esaltare il Parlamento è lasciarlo perire nella propria inadeguatezza, è fare violenza alla Costituzione nella sua essenza. E la via perchè la politica possa rigenerarsi migliore, è la sua astinenza dall’esercizio del potere. L’accesso al Parlamento deve essere precluso alla mediocrità dei Razzi e alla disonenstà dei vari pregiudicati che prima del banco degli imputati, hanno offeso il Parlamento con la loro azione tendenzialmente delittuosa.

    E se è vero che la legge elettorale proporzionale soddisfa al meglio l’indirizzo costituzionale, è anche vero che è un’esperienza già fatta e abbandonata per le sue disfunzioni. Da cittadino offeso dalla mediocrità parlamentare, ciò che chiedo con maggior forza alla legge elettorale, è di tenerla fuori dalle candidature. E l’uninominale di collegio a doppio turno assolverebbe molto bene il compito di filtro, inducendo i partiti a candidare persone eccellenti, ben conosciute alle cronache dei piccoli collegi di residenza, poichè il confronto sarebbe spostato più tra le persone che tra i partiti, al primo turno sarebbe garantito il pluralismo, al secondo la governabilità. E lo stretto legame col territorio garantirebbe la rappresentanza anche agli astenuti.

    p.s. la stroncatura piùradicale è cmq meglio del silenzio

  • C’è un Popolo che aspetta verità e giustizia, c’è un popolo stanco di commoventi e vibranti discorsi contro le iniquità che pur continuano a ripetersi e prosperare, c’è un popolo che non vuole un salvatore ma la fine di una squallida epoca politica ed il ritorno all’onestà prodotta da un sano confronto delle idee. C’è un popolo che non accetta più di essere strumento di interessi privati in atti pubblici, ovvero degli accordi tra parti politiche tese solo a sopravvivere che manovrano i voti a pacchi, secondo convenienza. Nessuno dei protagonisti istituzionali espone davvero se stesso sull’altare di una riforma della politica che preceda qualsiasi ulteriore intruglio di “droghe” psichedeliche da propinare, nella speranza di un ulteriore assuefazione degli elettori, quelli che restano, all’ennesimo accanimento terapeutico d’urto dei media coalizzati nei confronti di chi è destinato solo a subire infusioni di menzogne e circonvenzioni della sua buona fede, per poi risvegliarsi nel mondo di sempre, con le stesse facce che facevano parte dei suoi incubi ancora lì, a spiegare come tutti gli altri abbiano sbagliato e solo loro, i responsabili del passato, siano gli unici a poter di nuovo garantire quel futuro che verrà dopo l’ultimo promesso ma non realizzato. Giampiero Buccianti

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