Macron (En Marche!) : “Io all’ Eliseo senza un partito; Le Pen mente l’ Europa ci salverà”

Macron (En Marche!) : “Io all’ Eliseo senza un partito; Le Pen mente l’ Europa ci salverà”

Parigi. Senza avere un partito alle spalle, ha creato un movimento, ” En Marche!”, in cammino, che in qualche mese ha già raccolto centomila sostenitori. Va detto che l’ iscrizione è gratis e si fa con un clic, ma molti riconoscono che la sfida apparentemente folle di Emmanuel Macron per conquistare l’ Eliseo non è più da sottovalutare. L’ex consigliere di François Hollande e fino all’ estate scorsa ministro dell’ Economia, organizza comizi sempre più affollati in giro per la Francia, nei sondaggi è tra i politici più amati del paese e alcuni esperti prevedono addirittura che potrebbe essere la vera sorpresa di queste elezioni presidenziali, arrivando fino al ballottaggio contro la leader del Front National. «Bisogna mantenere la testa fredda», commenta con falsa modestia a cento giorni dal voto. Nel suo quartier generale è circondato da giovanissimi consiglieri, lui ha 39 anni. La moglie Brigitte lo aspetta in un’ altra stanza, viene a salutare i giornalisti dopo l’ intervista. 

Macron è sorridente, diretto, non sfugge alle domande, dà l’ impressione di qualcuno che crede nella sua buona stella. 


Come dobbiamo definirla politicamente? 

«Il mio movimento vuole radunare social­democratici, liberali, centristi, ecologisti e soprattutto cittadini senza tessera politica. In Francia, non c’ è stata una Bad Godesberg (mitico congresso della Spd nel 1959, ndr.) e dunque i social­democratici sono restati minoritari in un partito in cui il Super­Io continua a essere marxista. ” En Marche!” è dunque una coalizione di progressisti con un progetto comune per la Francia e per l’ Europa». 


Anche Le Pen sostiene che destra e sinistra non esistono più. 

«Ma lei dice che Fillon ed io siamo la stessa cosa: è falso. Il vero antagonismo oggi è tra progressisti e conservatori, tra apertura e chiusura. E su questo punto c’ è uno scisma nei due principali partiti di governo, con divisioni tra pro e anti­Europa, sul mercato del lavoro, sulla globalizzazione ». 


Secondo lei l’ Europa è la soluzione, non il problema? 

«Assolutamente, se vogliamo davvero poter affrontare i problemi che abbiamo davanti. La sfida migratoria è cominciata con la guerra in Siria ma i flussi continueranno nei prossimi decenni a causa di nuove crisi politiche in Medio Oriente, in Africa, o ad emergenze climatiche. Gli Stati Uniti non vogliono più fare i guardiani di tutte le operazioni militari. L’ Europa deve garantirsi da sola la propria sicurezza. Di fronte alla minaccia terrorista, la vera sovranità non è nazionale ma europea. Il mio progetto prevede di rilanciare l’ Europa della sicurezza e della Difesa. Se non sarà possibile a 27, faremo una cooperazione tra un gruppo di paesi».


I populisti propongono invece di chiudere le frontiere. 

«Le Pen mente quando dice alla gente: “Chiudendo le frontiere dell’ Europa sarete finalmente protetti dai rischi della globalizzazione”. La Francia non produce più televisori, né smartphone, come tante altre cose che usiamo ogni giorno. Cosa succederà? Smetteremo di importarle e rinunceremo alle esportazioni perché i nostri vicini chiuderanno i loro mercati? Gli unici che possono, insieme, tenere testa alla Cina sono gli europei. Le Pen propone una Francia che si batte da sola nella globalizzazione. Io propongo invece una protezione europea per noi indispensabile». 


Il Front National mente anche quando denuncia il fatto che molti terroristi sono arrivati in Europa confondendosi tra i profughi, passando per la rotta dei Balcani? 

«I terroristi hanno percorsi diversi. I primi che ci hanno colpito in Francia erano cresciuti nel nostro paese, e dovremmo semmai interrogarci sul come siano arrivati a questo punto. D’ altra parte esiste Internet che, nel bene e nel male, è uno strumento indispensabile della globalizzazione. E ci sono i flussi migratori che dobbiamo controllare alle frontiere esterne di Schengen, con una politica comune per l’ asilo politico e la protezione delle nostre frontiere. È un tema molto più complesso di come viene talvolta presentato». 


Capisce che l’ opinione pubblica sia scioccata nel vedere che il terrorista di Berlino in fuga ha potuto tranquillamente attraversare l’ Europa, passando per quattro paesi prima di essere ucciso in Italia? 

«Certo, ma allora diciamo le cose fino in fondo. Il problema è l’ insufficiente cooperazione tra gli Stati membri. Se facessimo quello che dicono i nazionalisti sarebbe dieci volte peggio. La risposta alla minaccia dev’ essere un’ azione concreta e comune per rafforzare il coordinamento tra i servizi di intelligence, investendo in nuove tecnologie come la biometria».


Lo spazio Schengen va mantenuto? 

«Considero Schengen una buona cosa. Non propongo dunque di distruggerlo ma di farlo funzionare, in particolare sui controlli: dobbiamo creare 5mila posti di poliziotti alle frontiere esterne. Abbiamo gestito in modo pessimo la crisi dei migranti. Oggi è un fardello che pesa in gran parte su Italia e Grecia ed è ingiusto. Lasciamo che i migranti prendano rischi folli e spesso muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Dovremmo invece agire prima, esaminando le richieste d’ asilo già nei paesi d’ origine o di transito». 


È difficile essere il candidato del popolo avendo lavorato in una banca d’ affari, come ricordano i suoi avversari? 

«Venite a vedere i miei comizi. Nei giorni scorsi ero in Borgogna, a Clermont­Ferrand, ho radunato più sostenitori dei candidati socialisti o di Le Pen. E vi assicuro che non erano tutti imprenditori o liberi professionisti». 


Perché ha rifiutato di partecipare alle primarie della sinistra? 

«Considero le primarie un’ aberrazione, un esercizio contrario alla Quinta Repubblica, una macchina infernale che uccide le idee e impedisce di governare. Quel che indebolisce oggi François Fillon sono proprio le primarie della destra. Ha vinto in nome dell’ anti­sarkozysmo, grazie al voto di persone che però adesso non si riconoscono nel suo programma». 

Nel caso della sinistra avere tanti candidati al primo turno delle presidenziali rende quasi certa l’ assenza al ballottaggio come nel 2002. 
«Non è una mia responsabilità. Sono pronto ad accogliere tutti quelli che, di sinistra o destra, si riconoscono nel mio progetto. Nel mio movimento non c’ è minaccia di scomunica per nessuno ».

La Repubblica, 15 gennaio 2017

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