Esiste nella nostra società una domanda politica di azionismo?

Esiste nella nostra società una domanda politica di azionismo?

Il modo in cui verrà interpretato il successo del No è importantissimo, perché il profilo del nuovo governo rivela due cose: 1) si cercherà di scaricare sul No la colpa delle inefficienze e difficoltà che si incontreranno; come un mantra: “ah! Se avesse vinto il Sì…”; 2) Renzi, su questa base, ci riproverà.

In LeG ognuno di noi proviene, se possiamo dire così, da un proprio Novecento, ma siamo tutti alla ricerca di una società più giusta e più libera. Adesso avvertiamo che il momento richiede di affiancare alla preziosa attività formativa e di sorveglianza democratica dell’associazione, un impegno più attivo per risolvere la crisi istituzionale e politica in cui il nostro Paese si  trova dal 1993 e che non potendo durare all’infinito, rischia di finire in qualche forma di autoritarismo.

La nostra proposta è questa. Se rinnovato e inteso in una accezione allargata, “l’azionismo” potrebbe essere la tradizione politica su cui incardinare un nuovo movimento politico in cui molti possano riconoscersi, chi ha sperato ne L’Ulivo, chi viene dalla storia del PCI, chi ha esperienza associativa in Libera o nel mondo cattolico, chi ha provato a stare nel PD, chi è liberale, e chi è tutte queste cose insieme, perché in effetti ognuno “a sinistra” ha oggi un profilo complesso in cui spesso questi elementi convivono. Questa tradizione è rimasta indenne dal crollo delle ideologie del post 1989 e secondo noi può oggi rispondere alla domanda di orientamento di una parte della nostra società, specialmente della generazione che il 4 dicembre ha votato per la prima volta, una inaspettata generazione idealista la quale, se anche non sa probabilmente chi erano Gobetti, Rosselli, Lombardi e Parri, sente quello che loro invece sapevano e capivano. In questa cultura possiamo trovare le coordinate per lavorare a una modernità italiana ed europea libera dal dominio della finanza, e responsabile rispetto ai valori di fraternità e tutela dei diritti che oggi sono sacrificati per tenere in piedi una insostenibile separazione tra pochi che hanno quasi tutto e tutti che non hanno quasi niente. Questa cultura sfugge alla facile, quanto potente, accusa di essere “ideologica” e può ispirarci nell’affrontare rischi e opportunità che la trasformazione del lavoro pone con le imminenti nuove tecnologie avanzate. L’azionismo è l’opposto di qualsiasi “terza via”, cioè della trappola in cui Renzi vorrebbe fare cadere l’Italia. È rigoroso ma concretamente politico. È la cultura della Costituzione.

Il senso del No per noi è quindi che da esso nasca una formazione politica di orientamento azionista, qualsiasi nome le si voglia dare. E che nasca valorizzando la nuova generazione di punti di riferimento che la campagna referendaria ha fatto emergere.

Esiste nella nostra società una domanda politica di azionismo? Riteniamo di sì, l’abbiamo vista parlare istintivamente nelle scuole e nelle piazze durante questi mesi di campagna referendaria, ma occorre darle un “leader”, con un mondo rispettabile e credibile attorno a lui. Dove dovrebbe collocarsi questa forza? Non lo sappiamo perché dipende dalla circostanze, ma certamente non dovrebbe porsi come primo problema quello di stare “a sinistra” del PD. “A sinistra” del PD significa, nel momento in cui scriviamo, stare nel PD.

A che cosa servirà? In primo luogo a rimettere in ordine i fondamenti della convivenza politica, la “civiltà dei rapporti”, e una buona prassi istituzionale, e in secondo luogo a fare opposizione o sperabilmente a governare in coalizione, ad esempio rendendo più credibile un M5S che ne avesse la responsabilità, o a rendere più difficile al PD attaccare la Costituzione come avvenuto in questi anni.

Non chiediamo che LeG confluisca in questo partito, anzi vorremmo che si rafforzasse la sua identità plurale, orizzontale, formativa, che in questi ormai molti anni si è dimostrata una risorsa irrinunciabile nella traversata del deserto italiano, e che con tale funzione deve essere preservata. LeG potrebbe però esserne il laboratorio, e per la sua autorevolezza, avere un ruolo importante in questo processo difficile ma dovuto nei “tempi del rischio” che  Raniero  La Valle ci ha appena ammonito adaffrontare.

Firme

Nando Centorrino

Santi Di Bella

Aldo Liparoti

Ernesto Morici

1 commento

  • In LeG ognuno di noi proviene…avvertiamo che il momento richiede di affiancare alla preziosa attività formativa e di sorveglianza democratica dell’associazione, un impegno più attivo per risolvere la crisi istituzionale e politica in cui il nostro Paese si trova…

    La nostra proposta è questa: “…l’azionismo” potrebbe essere la tradizione politica su cui incardinare un nuovo movimento politico (un aggregato sociale) in cui molti (tutti coloro che anelano ad un cambiamento reale) possano riconoscersi, se anche non sanno probabilmente chi erano Gobetti, Rosselli, Lombardi e Parri,

    Il senso del No per noi è quindi che da esso nasca una formazione politica (un aggregato sociale) di orientamento azionista, qualsiasi nome le si voglia dare. E che nasca valorizzando la nuova generazione di punti di riferimento che la campagna referendaria ha fatto emergere (il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale)

    Esiste nella nostra società una domanda politica di azionismo (di azione sicurmente!) Dove dovrebbe collocarsi questa forza? (Certamente in Parlamento occupando la maggioranza dei seggi per consentire alla politica di rigenerarsi con un po’di sana astinenza dal potere), ma occorre darle un “leader” (molto meglio un leader collettivo che una persona-leader, il CDC che parli con una sola voce in ogni regione)

    A che cosa servirà? (a ottenere quelle leggi e riforme attese dalla Cittadinanza e necessarie al Paese) e (non) a fare opposizione…

    …LeG potrebbe (dovrebbe) però esserne il laboratorio, e per la sua autorevolezza, avere un ruolo importante (di innesco, di catalizzatore, di caglio) in questo processo difficile…(ma il momento è molto favorevole)

    Paolo Barbieri

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