La politica politicante

La politica politicante

Dopo aver tentato di deformare la Costituzione ora, questi furbacchioni, stanno cercando di deformare l’esito e, soprattutto il significato, del referendum: le destre intestandosi la vittoria del no, i rottamatori attribuendosi il 40% dei sì.  E l’informazione, prona e succube di tale logica, non fa che amplificare questa mistificazione prestandosi al solito gioco.

Che nelle comparsate TV, nelle interviste e negli articoli di fondo non sia mai stato invitato o citato alcuno dei più di mille comitati per il no sorti in Italia ne è il segnale tangibile.

Gli oltre 19 milioni di no sono già stati posti sullo sfondo della storia politica che torna prepotentemente e spudoratamente al solito teatrino con gli slogan dello spiritato Brunetta, il vuoto pneumatico di Gasparri, la protervia di Salvini, i terrei volti preoccupati di sé dei vari portavoce del PDR (Partito di Renzi come lo definì Ilvo Diamanti), la ricomparsa dei vecchi arnesi che sperano di tornare in auge. Non mancano, inoltre, le pseudo dichiarazioni di ben 23 gruppi parlamentari ricevuti al Quirinale e nati non dalla volontà popolare, ma da oltre 300 deputati e senatori che in questi tre anni hanno cambiato casacca e rappresentano solo se stessi.

Rivendichiamo la vittoria dei cittadini i quali, comprendendo che in questo referendum potevano dire la loro, (dopo che per anni il “palazzo” si è auto conservato mediante leggi elettorali, maggioranze di minoranze e governi del “Presidente”), sono tornati prepotentemente alle urne con quasi il 70% ed hanno sepolto con un 60% di NO chi voleva subdolamente ridurre gli spazi di democrazia spacciandola per novità e barattandola con miseri risparmi, velocità delle decisioni, governabilità.

Rivendichiamo la quantità di lavoro fatto anche nella nostra Provincia  dai diversi Comitati di zona con la partecipazione di decine e decine di persone che hanno messo a disposizione il loro tempo ed anche, non dimentichiamolo, il loro denaro perché, contrariamente ai partiti ed al governo (solo il guru della comunicazione ingaggiato da Renzi dagli Stati Uniti è costato  400.000,00 euro!) che hanno usato centinaia di milioni di denaro pubblico per farsi la campagna elettorale, si sono pagate volantini, viaggi, noleggio sale e rimborsi spesa autofinanziandosi per ben…. € 3.000,00.

Rivendichiamo la qualità del lavoro svolto: abbiamo partecipato come invitati a moltissime incontri organizzati da alcuni partiti (M5S, Rifondazione, S.I. che ringraziamo per l’apporto datoci e per l’impegno che hanno profuso), abbiamo partecipato a numerosissimi confronti con il SI’, ma soprattutto abbiamo voluto organizzare le nostre iniziative in termini di “cultura politica”.  I nostri incontri hanno visto come relatori non uomini della politica, ma persone dell’associazionismo, esperti costituzionalisti, magistrati, uomini della cultura e delle professioni.

Abbiamo messo in campo dal docente di scienze politiche Prof. Gianfranco Pasquino al magistrato Domenico Gallo; dalla sindacalista CGIL Elena Lattuada, al Prof. Tomaso Montanari di Libertà e Giustizia; dal costituzionalista prof. Antonio D’Andrea al Prof. Raniero La Valle; dai Presidenti Emeriti della Corte Costituzionale Paolo Maddalena ed Ugo De Siervo all’assessore al Lavoro del Comune di Napoli Prof. Enrico Panini.

Rivendichiamo l’essere stati in mezzo alla gente nei mercati di tutta la provincia, il dialogo con i cittadini, i toni contenuti e sempre legati al merito della riforma senza mai cedere alla  manipolazione di parte e cercando di smascherare la violenta propaganda con cui si è tentato da una verso di incutere paure di sfracelli epocali del nostro paese e, dall’altra, di elargire benefit a destra e a manca,  a categorie di cittadini o ad enti locali ( De Luca docet e la dichiarazione a questo proposito del Sindaco di Mantova è emblematica e sconcertante).

Rivendichiamo che alla luce di quanto accaduto si ridia voce alla nostra Costituzione a partire dall’art. 1 che dice che “la sovranità appartiene al popolo” e la si applichi correttamente fino infondo avendo la convinzione che quanto in essa contenuto resti il più grande programma che un governo possa mai darsi.

Il comitato ha altri orizzonti ed ha deciso che non si scioglierà ritenendo che il suo compito sia tutt’altro che finito: si dovrà vigilare che la democrazia non sia di facciata e non sia di nuovo attaccata, che le istituzioni siano al servizio del bene comune, che ogni cittadino sia messo nelle condizioni economiche e sociali per esercitare i propri diritti, che i giovani in particolare (che così numerosi hanno detto no alla riforma) possano avere le opportunità di costruirsi il proprio futuro.

Auspichiamo che il dibattito sulla Costituzione non sia abbandonato e per questo ci mettiamo a disposizione soprattutto delle scuole perché si faccia conoscere la nostra Costituzione e quanto sia possibile, anche con opportune revisioni, costruire su di essa il bene di tutti.

(*) socio del Circolo Leg di Mantova e membro del Comitato per il No.

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