Caro Renzi ha vinto il popolo italiano

Caro Renzi ha vinto il popolo italiano

Davide contro Golia, si può fare. E Davide vince. Sull’arroganza, sull’ignoranza, sulla prepotenza, sulla strafottenza del potere esibito, agitato come una clava, come un randello. Per un attimo il mondo sembra ritornare alle sue giuste proporzioni di equilibrio e armonia.

E’ questa la cosa straordinaria, Davide ha trionfato malgrado l’impressionante sproporzione di mezzi, uomini, denaro, media, potendo contare solo sulla propria buona volontà, sull’impegno civile, sulla capacità di convinzione, sulla forza dei propri argomenti, sulla possibilità di unirsi, di fare rete. Senza un unico partito di riferimento, senza alcuna certezza in mano. Una favola moderna della post-democrazia, c’è da prenderne atto.

Il corpo elettorale italiano è pari a 46.714.950 elettori, di cui 22.465.280 uomini e 24.249.670 donne. Quest’insieme di persone si è recato compatto alle urne il 4 dicembre: ha esercitato il diritto di voto il 68 per cento degli elettori. Dunque, un insieme di individui più che numerosi, che si sono resi benissimo conto dell’importanza di quanto stava accadendo e benché l’astrusità della materia fosse grande - la riforma della Costituzione - ha ritenuto che valesse la pena partecipare, esserci. E difatti gli italiani sono stati presenti dal nord al sud dell’Italia, fin nelle cabine allestite nelle zone terremotate.

Ha prevalso il fronte del No, definito negli ultimi giorni di (una tormentata e troppo lunga) campagna elettorale dal premier “un’accozzaglia”. Il termine, secondo il dizionario Treccani, significa “insieme confuso di cose” (affastellamento, ammasso, coacervo, confusione, congerie, miscuglio, mucchio selvaggio?) e, con significato spregiativo, “insieme di persone poco raccomandabili”. Forse, il premier con quest’espressione infelice intendeva il… popolo?

Bene, quest’accozzaglia formata in primo luogo da “gufi, professoroni e rosiconi”, e poi da costituzionalisti, magistrati, associazioni come Libertà e Giustizia, l’Arci, Libera, studenti e professori, persone provenienti dalle società civile, cittadine e cittadini, lavoratori e rappresentanti dei più vari schieramenti politici dell’arco parlamentare - dall’estrema sinistra all’estrema destra - più alcune testate della stampa (il Fatto Quotidiano, il manifesto, MicroMega, Huffington Post) ha compreso che era più importante votare uniti, piuttosto che divisi, visto che la Costituzione è la Carta di tutti: intelligenti e cretini, colti e incolti, generosi e invidiosi, disoccupati e impegnati, anonimi e famosi.

E questo accadeva proprio mentre il premier cercava di additare l’accozzaglia indicandola come retrograda casta con mire conservatrici, per dividere profondamente il Paese. Ma l’Italia si è dimostrata più forte di lui esprimendosi con chiarezza: il vento democratico del popolo ha travolto Renzi con un’incredibile valanga di No. Altro che testa a testa vagheggiato nelle previsioni della vigilia.

E soffiando più forte ha travolto politici come Prodi, e il suo sì del penultimo giorno; giornalisti come Santoro, in passato sempre pronto alla battaglia; per non parlare di Scalfari, premi Oscar come Benigni, che della Costituzione aveva fatto una bandiera con cui raggiungere il successo tv. E quelli che si sono ‘turati il naso’ come il filosofo Massimo Cacciari che – c’è da immaginare – sia rimasto per tutto il resto del tempo con difficoltà respiratorie.

Di Maria Elena Boschi, detta Mariaele, M.e.b. per gli amici, aretina ambiziosissima e mediocre avvocato 35enne, improvvidamente assurta a madre costituente, senza alcun titolo di merito tranne una troppo sbandierata avvenenza, per ora non si hanno notizie. Ha pianto due lacrime - ci dicono - una per la rabbia, l’altra per la delusione, ricordate dal premier nel suo discorso di commiato, sotto gli occhi tristi della moglie Agnese. La breve parabola della ministra per le Riforme ci ricorda la saggezza di quel vecchio detto popolare: chi troppo in alto sale, cade sovente precipitevolissimevolmente.

“Per fare una buona politica – ammoniva Calamandrei, lui sì un padre della Patria - non c’è bisogno di grandi uomini, ma basta che siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie la buona fede, la serietà e l’impegno morale. In politica la sincerità, la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità finiscono alla lunga con l’essere un buon affare”.

1 commento

  • Sì, penso proprio che intendesse “il popolo”. Il quale, con il sempre geniale titolo d’apertura de il Manifesto, gli dice “Bello ciao”.

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