Referendum/Italiani all’estero e voto

Referendum/Italiani all’estero e voto

 

Pubblichiamo il testo di questa interrogazione parlamentare in tema di votazione degli italiani all’estero.


Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03290 
Atto n. 3-03290 (in Commissione) 

Pubblicato il 15 novembre 2016, nella seduta n. 722

DE PETRIS- Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell’interno. -


Premesso che:

sono 4.023.000 gli italiani residenti all’estero, iscritti all’apposita anagrafe, che hanno diritto di voto;

negli ultimi mesi, numerosi esponenti del Governo Renzi, tra cui la Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, si sono recati fuori dall’Italia al fine di condurre la campagna per l’appuntamento referendario del 4 dicembre 2016, avente per oggetto la riforma costituzionale portata avanti dal Governo stesso. Segnale che il voto dei residenti all’estero ha destato l’attenta attenzione della maggioranza;

a dimostrazione di tale interesse vi è la lettera inviata dal Presidente del Consiglio dei ministri agli italiani elettori all’estero, nella quale, oltre a vedere il primo ministro fotografato in prima pagina in compagnia numerosi leader mondiali, vengono fornite indicazioni per il voto e nel merito del voto, invitando i cittadini a porre la croce sul segno “sì”;

oltre a domandarsi lecitamente con quali fondi il Governo abbia provveduto all’invio di tale lettera, ulteriori perplessità sorgono circa la tempistica dell’arrivo della corrispondenza. Sarebbe infatti altamente inopportuno a parere dell’interrogante che la lettera giungesse agli elettori insieme ai plichi necessari al voto, venendosi a costituire una grave manipolazione del ruolo istituzionale del Governo con fini propagandistici. Appare in tal senso allarmante che la ministra Boschi si sia limitata a dichiarare che la lettera arriverà contemporaneamente, ma non insieme, ai plichi;

l’intero sistema del voto estero risulta colpito da gravi criticità, come segnalato in un articolo apparso sulla stampa nazionale (“il Fatto Quotidiano”, «Il documento del Governo: “Il voto all’estero è truccato”», dell’11 novembre 2016). Nell’articolo viene riportato un documento riservato del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, nel quale l’ambasciatrice Cristina Ravaglia, attuale direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie, segnala un sistema “totalmente inadeguato, se non contrario ai fondamentali principi costituzionali che sanciscono che il voto sia personale, segreto e libero”;

nel documento si legge, altresì, come la direttrice Ravaglia si senta in obbligo di richiamare l’attenzione su modalità di attuazione che si sono sinora dimostrate tali da mettere a rischio l’ordinato svolgimento del voto. In particolare, segnala come “quello per corrispondenza è soggetto, come evidente, a una serie di variabili e incertezze (quali l’affidamento ai sistemi postali locali, il pericolo di furti, incette, pressioni, compravendite, sostituzione del votante, ma non solo)”;

nell’articolo vengono inoltre riportati alcuni dati circa una sproporzionata presenza di schede nulle nell’ultima tornata referendaria inerente alle trivellazioni: 8,6 per cento contro lo 0,68 per cento sul suolo nazionale;

si ricorda, tra l’altro, come il Governo abbia provveduto a posticipare di un mese la scadenza per divenire elettori temporanei all’estero, nei confronti dei cittadini aventi diritto, ad oggi circa 31.462, che si sono allontanati per motivi di studio, lavoro o salute,

si chiede di sapere:

se le risorse con cui si è proceduto alla stampa e all’invio delle lettere per gli italiani all’estero siano in qualche modo riconducibili a spese del bilancio pubblico;

se il Presidente del Consiglio dei ministri non reputi inopportuno utilizzare il suo ruolo istituzionale per assicurarsi che i plichi ufficiali necessari al voto siano, nella pratica, accompagnati da una lettera con cui il Presidente stesso invita con toni propagandistici gli elettori esteri a votare per la vittoria del “sì” al referendum del 4 dicembre 2016;

se in particolare non reputi che l’invio di una lettera con una precisa indicazione di voto da parte di una della massime cariche istituzionali del nostro ordinamento non costituisca un’indebita pressione, che lede il principio costituzionale, di cui all’articolo 48 della Carta, che impone che il voto sia “personale, libero e segreto”;

se risultino confermate le segnalazioni del direttore generale per gli italiani all’estero circa i rischi inerenti al voto;

quali garanzie di controllo della regolarità nello svolgimento delle elezioni estere intenda mettere in atto il Governo, al fine di garantire la correttezza delle operazioni di voto e la corretta conservazione dei plichi, per evitare possibili manipolazioni del loro contenuto all’interno dei consolati, in particolar modo per ciò che concerne il materiale riconsegnato per l’impossibilità di reperire il destinatario o altra motivazione.

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