Dario Fo, il teatro contro il potere. Il ricordo di Lorenzo Fazio

Dario Fo, il teatro contro il potere. Il ricordo di Lorenzo Fazio

Dario Fo è stato un uomo che ha detto molti no e a cui sono stati detti molti no. Anzi, ha costruito la propria carriera e la propria affermazione artistica proprio sul dire di no: al conformismo nell’arte e nella vita, alla società perbenista, alla politica falsa e corrotta, perfino a un certo tipo di successo trionfalistico. A sua volta, lui e sua compagna di sempre, Franca Rame, non sono stati mai amati dal potere: sono stati duramente attaccati, scacciati, epurati, allontanati, praticamente fino all’ultimo. Con Fo se ne va non solo un punto di riferimento artistico e culturale della scena italiana e internazionale, ma anche un grande combattente, la cui vita è stata contro, all’opposizione. Ne parliamo con uno dei suoi editori, Lorenzo Fazio di Chiarelettere.

 

Quanto dire di no può nuocere a un artista, a uno scrittore? 

Dire no è sempre difficile, soprattutto quando si è soli, quando si hanno tutti contro. Dario Fo e Franca Rame hanno sfidato sempre il potere, a partire dagli anni Sessanta e il potere ha risposto, mettendoli da parte. Prima cacciandoli dalla tv e poi dai teatri. Finalmente nel 1977 con “Mistero buffo” Dario e Franca sono tornati in tv, ma solo per quell’occasione. Il loro impegno politico militante era troppo esplicito per poter essere accettato soprattutto in quegli anni segnati dal terrorismo.

 

Quali furono le conseguenze?

Il loro teatro rimase nelle piazze, al di fuori dagli stabili, tra la gente e per la gente. Il teatro, con loro, è diventato non solo popolare, ma occasione di lotta politica. Quando nel 1997 fu assegnato a Dario il Nobel tutti rimasero spiazzati. L’Accademia svedese aveva visto quello che le istituzioni italiane avevano negato per anni: che l’opera intera di Dario e Franca era un patrimonio culturale per tutti, e che andava riconosciuta e valorizzata al più alto livello.

 

Adesso è un coro unanime di lodi in memoria. 

Ora gli elogi sono di tutti. Ma quanta fatica a stare sempre all’opposizione e seguire una propria idea di teatro e di politica. Solo in questi ultimissimi anni Fo è tornato in tv con suoi spettacoli, mentre per anni il Comune di Milano lo ha ignorato, tributando onori ad altri personaggi ben meno importanti di lui.

 

Vi conoscevate da molti anni. Com’era lavorare con lui, fare l’editore di Dario Fo?

E’ stata un’avventura continua, uno stimolo incessante. Non era mai soddisfatto di quello che faceva, cercava sempre la forma migliore, la più efficace per far arrivare a tutti il messaggio che aveva a cuore. Come è successo col suo ultimo libro, “Darwin”, appena pubblicato, in cui si raccontano la vita e le idee del grande scienziato con l’intento di renderci tutti meno ignoranti sulle nostre origini contro i pregiudizi razziali che alimentano odio e guerre. Alla fine era contento, ma solo dopo varie stesure del testo che faceva leggere, ad alta voce, dai suoi assistenti.

 

Che ricordo ha dell’uomo e del teatrante?

Mi invitava spesso a casa sua e insieme ‘ascoltavamo’ i suoi libri e poi ne discutevamo. Ricordo anche con molto piacere la preparazione del volume scritto con Roberto Casaleggio e Beppe Grillo, “Il grillo canta sempre al tramonto”, frutto di un dialogo serrato tra loro tre. È stata un’esperienza interessante e anche divertente.

 

Divertente in che senso?

Tre teste diverse impegnate sullo stesso progetto politico: dar vita a un’alternativa politica. Fo era il ‘guastatore’, faceva domande, poneva dubbi. Casaleggio rispondeva e Grillo rilanciava, con nuove provocazioni e idee. Ore di discussione e di dialogo. Tutto molto bello.

 

E ora?

Adesso speriamo che questo patrimonio non vada perduto e che le istituzioni si dimostrino più aperte e generose rispetto al passato.

 

MicroMega online, 18 ottobre 2016

 

 

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