ALLA FINE LEI MUORE

ALLA FINE LEI MUORE

 

Nell’ingresso di un ristorante nel centro di Bologna, c’è appesa una vecchia lavagna su cui qualcuno, con il gessetto, ha scritto: “ho letto la Costituzione: alla fine lei muore”.

Se una Costituzione è costruita nell’ottica della governabilità e gli slogan con cui la si sostiene sono il risparmio dei costi della politica, la semplificazione e la velocità delle decisioni non può che essere una povera Costituzione che appunto, come le eroine in una certa tradizione letteraria, alla fine non può che morire.

O più precisamente nasce morta.

Senza un respiro “costituente”, quindi dialogico ed includente, aperto al confronto dei valori delle diverse culture, senza un accento forte sui diritti delle persone e del loro essere sociale, privata di una visione istituzionale garante dei processi democratici/partecipativi e baluardo ad ogni tentazione autoritaria, la Costituzione diventa nulla più di un qualsiasi “regolamento”.

L’indifferenza o la forzatura dei processi democratici hanno sempre portato molto male alle democrazie e la storia ce lo dovrebbe insegnare.

Resto davvero sconcertato di fronte alla banalizzazione e alla superficialità con cui la si espone e la si propone, l’arroganza con cui si crede di incarnare la modernità contro l’arretratezza, l’apertura contro la chiusura, il nuovo contro il vecchio.

Davvero si cambia quasi un terzo della Costituzione rischiando di snaturarla in molti nodi cruciali per un misero risparmio dei costi della politica o per far prima ad approvare alcune leggi?

Proviamo, oggi, a fare qualche ragionamento partendo dai costi che deriverebbero dalla trasformazione del Senato in quella confusa assemblea di nominati e per i quali si sparano cifre le più disparate e, per ultimo, ammantandole anche di facile populismo: 500 milioni ai poveri! Quale sia la cifra vera non è dato bene a sapere, ma, derivandola dal venir meno della sola indennità di 315 senatori, ne risulta un risparmio di 50/60 milioni l’anno così come emerso anche dalla relazione della stessa Ragioneria dello Stato presentata lo scorso giugno. Da dove derivano quindi gli altri 450 milioni che si sbandiera di risparmiare? Non certo dalla “struttura” complessiva che costituisce il grosso della spesa (funzionamento dei palazzi, rimborsi spesa dei senatori, stipendi di funzionari ed impiegati, ecc.) e che non può venir meno stante le funzioni che comunque sono state previste per il nuovo Senato.

Infatti il Senato non viene abolito, ma mantiene funzioni che richiederebbero non solo un tempo pieno dei senatori, ma un apparato che dovrebbe lavorare a pieno regime se vorrà rispondere adeguatamente ai compiti assegnati con la nuova proposta costituzionale.

Al Senato non è stata sola data la funzione di legiferare in materia regionale, ma lo si investe di competenze in materia di revisione Costituzionale e legiferazione elettorale e si è aggiunto una poco comprensibile (come tutto l’orrendo art. 70) competenza anche in materia di “politiche europee” oltre alla possibilità di esaminare tutte le leggi approvate dalla Camera. Si dice infatti che questa deve immediatamente inviare al Senato tutte le leggi che approva ed il Senato ha tempo 10 giorni per decidere se esaminarle o meno e rispondere poi entro trenta giorni.

Ma è pensabile sia possibile che una mole così pesante di funzioni possa essere fatto da 74 consiglieri regionali e 21 sindaci (oltre a 5 -chissà per quale logica- nominati dal Presidente della Repubblica) che dovranno dividersi fra i loro incarichi primari e questo…. “dopolavoro”?

Chi esaminerà entro 10 giorni le leggi provenienti dalla Camera e stabilire se prenderle in esame o meno? Chi sarà in grado di studiare, verificare, proporre eventuali modifiche (di cui la Camera comunque potrà farsene un baffo!) entro trenta giorni e rispedirle alla Camera?

Da qualsiasi parte la si prenda, questa proposta di modifica costituzionale appare arruffata e poco comprensibile per come è stata scritta, confusa e complessa nei suoi stessi meccanismi che la volevano semplificare, al punto che già, presidente emerito Napolitano in testa, dicono che ci saranno da riprendere in mano parecchie cose….. Ma può una Costituzione nascere con l’idea di doverla rivedere dal giorno dopo?

Ma che importa! Il vero scopo, rispondendo alle attese e pretese della grande finanza globale e del codazzo di nostrani parvenu, è ridurre il peso degli organi elettivi e rappresentativi a favore dell’esecutivo e per questo non si spendono parole “democratiche”, ma si paventano il caos, l’ingovernabilità, sfracelli economici, capitali in fuga, lacrime e sangue.

Dice Rainero La Valle: “Questo è il disegno di un’altra Costituzione. La storia delle Costituzioni è la storia di una progressiva limitazione del potere perché le libertà dipendono dal fatto che chi ha il potere non abbia un potere assoluto e incontrollato, ma convalidato dalla fiducia dei Parlamenti e garantito dal costante controllo democratico dei cittadini. E’ questo che ora viene smontato, per cui possiamo dire che la democrazia in Italia diventa ad alto rischio”.

(*) Per il Comitato per il No

23 settembre 2016

 

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