Il punto sul No

Il punto sul No

Il No cresce (superata la quota di 500 comitati locali) perché rappresenta la scelta di chi reagisce all’antipolitica, vuole ridare protagonismo ai cittadini e difendere la democrazia e la partecipazione. Ora inizia la fase calda della campagna elettorale. A favore del governo scendono in campo i poteri finanziari italiani e internazionali, ma i cittadini respingeranno il ricatto.

Al via la mobilitazione porta a porta per spiegare le ragioni di un voto che non è contro il governo ma contro una riforma sbagliata nel merito e nel metodo.

Domenica a Roma si è svolta l’assemblea nazionale del Comitato per il No, convocata per discutere le linee politico-organizzative della campagna elettorale. Oltre ai componenti del direttivo del Comitato nazionale, a partire dal presidente Alessandro Pace, erano presenti referenti e militanti dei comitati locali, giunti da tutta Italia, che si sono alternati sul palco per raccontare le esperienze sul territorio, confrontarsi sui problemi, avanzare proposte.

La sintesi della giornata è il documento conclusivo, nel quale si mette in evidenza, tra l’altro che «il No è cresciuto fino a rendere contendibile il risultato referendario, ma c’è ancora molto da fare per vincere e bloccare la pessima modifica della Costituzione che  questo governo ha fortemente voluto e fatto approvare da un parlamento succube e sulla cui legittimità ci sono seri dubbi, visto che è stato eletto con una legge dichiarata incostituzionale».

«La nostra mobilitazione referendaria ha contribuito ad una reazione all’antipolitica, all’allontanamento dalla partecipazione, all’astensione diffusa che è cresciuta in questi anni.
Lottare per il No, contro la legge Renzi-Boschi, rappresenta una scelta che vuole ridare ruolo e protagonismo alle elettrici e agli elettori, chiedendo loro di scegliere e quindi di ritornare protagonisti.
All’inizio il governo ha tentato di dare al referendum una piega plebiscitaria, ora ha ridimensionato – sia pure a giorni alterni –  questo atteggiamento ammettendo di fatto che si vota sulle modifiche della Costituzione e non  sulla durata del governo stesso.

Per noi dall’inizio (dall’11 gennaio 2016) il problema è sempre stato il merito delle modifiche costituzionali, su cui diamo un giudizio radicalmente negativo, chiedendo di votare NO.
Nei mesi che ci separano dal voto dobbiamo sviluppare un’azione capillare insieme a tutti i soggetti che sono per il NO per raggiungere il maggior numero possibile di elettrici e di elettori. Anzitutto il porta a porta, il contatto personale con la diffusione di materiale, le discussioni per illustrare la sostanza delle nostre critiche.

Ora – prosegue il documento – in appoggio al governo stanno scendendo in campo gruppi di potere economici e finanziari nazionali e internazionali, lanciando minacce tutt’altro che larvate al nostro paese. Le elettrici e gli elettori hanno nelle loro mani scelte decisive e possono respingere questi ricatti». Infatti, «E’ il governo ad avere scelto di imporre queste modifiche della Costituzione e a noi non è rimasta altra strada che votare No nel referendum costituzionale. Se vincerà il NO sarà possibile fare gli aggiustamenti necessari senza scivolare verso un premierato forte per effetto combinato delle modifiche della Costituzione e dell’Italicum», che avrà  «effetti profondi sui principi fondamentali della prima parte della Costituzione.

La Costituzione ha già oggi molti aspetti inattuati, così si rischia di completare un disegno di svuotamento, del resto suggerito dalle banche di affari internazionali. A questo riguardo esprimiamo grande preoccupazione per l’omicidio di un lavoratore in sciopero a Piacenza, che conferma la caduta dei diritti e della tutela di chi lavora, a cui sono seguite due morti sul lavoro nel giro di poche ore.
Da questo incontro nazionale viene un invito forte a fare tesoro del pluralismo delle posizioni e della capacità di lavoro comune che abbiamo sperimentato dall’11 gennaio 2016 ad oggi.

Siamo cresciuti di numero (oltre 500 comitati territoriali) e di apporti e possiamo dare un contributo importante alla campagna elettorale per fare vincere il No».

Adesso, «occorre moltiplicare nei prossimi giorni le iniziative nei grandi come nei piccoli centri, in particolare il 29 e 30 ottobre chiediamo alle realtà regionali e a quelle territoriali di dare vita a due giorni di manifestazioni volte a collegare tutte le energie disponibili. Fin da ora fissiamo per il giovedi e il venerdi prima del voto una iniziativa diffusa e capillare in tutti i territori.

Il governo – conclude il documento – ci propone un cambiamento che in realtà è un arretramento delle condizioni di vita delle persone e delle loro possibilità di partecipazione, meglio allora dire un secco No per respingere questa deformazione della Costituzione».

1 commento

  • Illustre e benemerito Comitato,

    se la “controriforma” Boschi-Renzi è da respingere con assoluta decisione, aver scelto un NO! duro e puro, è stata una scelta sbagliata al limite dell’autolesionismo.

    Una scelta intrinsecamente debole, asfittica, senza prospettiva, che comprime e soffoca saggezza e competenza, che non può entusiasmare, che ci espone ad una facile propaganda denigratoria, conservatori, frenatori, immobilisti, spendaccioni, che ha indotto personalità importanti stabilmente annoverate tra la cultura progressista come Benigni, Cacciari, Magris, Cassese, Augias, e chissà quanti altri, ad aderire al SI solo per rompere l’immobilismo. E che ci fa tirare la volata al successo politico di entità molto lontane, FI e Lega, o ancora indefinite, M5S.

    Una scelta perdente contro qualcosa che può fregiarsi, anche se a torto, della qualifica di “riforma”, in un momento in cui il Paese ne ha bisogno e che la Cittadinanza attende nella speranza di migliorare il proprio quotidiano. E ci espone ai ricatti degli apparati economico-finanziari, non solo italiani, che faranno sfracelli verso una Cittadinanza vulnerabile al plagio per carenza di difese e ferita dalla crisi.

    A me pare di un’evidenza abbagliante che se fosse stato scelto un NO forte e chiaro, ma per andare OLTRE, ponendo sul piatto parallelamente un’agenda di progetti di riforme, sia costituzionali che non, redatti e sottoscritti secondo l’art. 71 e sostenuti da un’imponete formale “petizione alle camere” nella quale fossero confluiti, art 50, sarebbe stato devastante per il SI perchè sarebbe stato battuto non frenando, ma correndo di più e meglio, battuto con più riforme e migliori, sottraendogli qualunque motivo propagandistico, trattenendo con noi quelle personalità contro l’immobilismo, offrendo alla Cittadinanza la possibilità di entusiasmarsi partecipando attivamente, sotto la Vostra saggia guida, a disegnare un futuro diverso e migliore. Quella Cittadinanza che non aspetta altro che di “bastonare metaforicamente” con la Costituzione quella mediocrità che intossica le istituzioni, responsabile del degrado e del declino in cui il Paese di dibatte e che pare inarrestabile!

    Tre dei Vostri professori più celebri e impegnati, hai quali ho potuto sottoporre questa ipotesi, hanno espresso la loro condivisione. L’ultimo 15 gg fa, piuttosto sorpreso, inizò la sua risposta con: “Ormai è tardi…”. Ma non è vero! Se si avviasse la pratica sarebbe come una slavina che in un attimo dalla vetta scende sino a fondovalle! Si può ancora fare! E solo l’avvio già sarebbe sufficiente ad attivare una ribellione costruttiva nel segno e nel solco della Costituzione, avviando perfettamente e nel modo migliore esercitando gli artt. 50 e 71, quell’attuazione della Carta di cui Voi scrivete e parlate, riportando in Parlamento, attraverso i Vostri progetti, quel rigore morale e culturale che ne è stato espulso come un pericoloso corpo estraneo per far posto ad una mediocrità…

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