Referendum costituzionale: Mr America ha detto Sì!

Referendum costituzionale: Mr America ha detto Sì!

L’ambasciatore statunitense in Italia, John Phillips, appoggia il Sì nel referendum costituzionale proposto da Renzi. La notizia circola immediata, suscita reazioni, accende le polemiche, meraviglia. Il No al referendum costituzionale “sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia” ha sostenuto, intervenendo a un incontro sulle relazioni transatlantiche, organizzato a Roma all’Istituto di Studi Americani. E aggiunge: “è una decisione italiana”, ma il Paese “deve garantire stabilità politica: 63 governi in 63 anni non danno garanzia. Il voto sulle riforme costituzionali offre una speranza sulla stabilità di governo per attrarre gli investitori”.

E se i tuoni politici riportati dall’Ansa non bastassero arrivano i fulmini di cui parla la Reuters in materia economico finanziaria. L’allarme di Fitch sulle vicissitudini che potrebbero seguire a una eventuale vittoria del No. “Ogni turbolenza politica o problemi nel settore bancario, che si possano ripercuotere sull’economia reale o sul debito pubblico, potrebbe portare a un intervento negativo sul rating dell’Italia”. Lo ha affermato il responsabile rating sovrani per Europa e Medio Oriente di Fitch, Edward Parker, a una conferenza a Londra, secondo quanto riferisce Bloomberg. “Se ci fosse un voto ‘no’, lo vedremmo come uno shock negativo per l’economia e il merito del credito italiano”, ha dichiarato, come si legge sul sito online di Reuters.

Fin qui la cronaca. Dunque vassalli degli americani (e, in subordine, degli inglesi) da allora e forever. Uno Stato a sovranità limitata, il nostro, un confine non dichiarato con cui occorre fare i conti. Sudditi non alleati: pare proprio sia questo il destino ultimo del nostro Paese da operetta, una penisola dalle coste frastagliate che si allunga in un mare strategico: il Mare Lorum. Perché presidiato da basi americane sulle sponde, solcato da sommergibili americani nelle acque, sorvolato da pattuglie aeree americane nei cieli.

Ce ne eravamo mai accorti? Sììì, direte voi, o chi tra voi è più avveduto o sveglio o semplicemente vecchio. Quando si sussurra di poteri forti, quando si accenna a superiori ragioni, quando si fanno spallucce, quando ci si scambia un’occhiata significativa o quando un dito medio sfiora la palma della vostra mano mentre salutate qualcuno con una stretta efficace, allora proprio allora entrano in campo loro. La prima potenza mondiale, il primo motore, come avrebbe detto Dante: praticamente Dio, anzi God! God Bless America.

Quanto li abbiamo ammirati, invidiati, ossequiati, imitati: nelle mode e nei tic; nelle indicazioni di mercato e nelle previsioni di spesa; nell’acquisto di armamenti; nella politica economica, in quella estera, in quella del lavoro, in quella energetica e culturale, dove le nostre idee erano le loro di prima, di dieci, venti anni prima. Quando nei film avevano la cucina economica o il telecomando, quando in tv avevano il benessere e il boom; e perfino sui libri di storia, li abbiamo amati e detestati, quando facevano la rivoluzione americana e scrivevano la dichiarazione di indipendenza. Quando parlavano di diritto alla felicità. E la nostra di indipendenza? La nostra di felicità?

Quando Alcide De Gasperi andò a far visita negli Stati Uniti, a rendere omaggio o -detto più elegantemente- a stringere alleanze, non si piegò: non del tutto, almeno. Eravamo grati, molto grati, ma non volle che i “comunisti”, gli acerrimi nemici, che erano pure i suoi antagonisti, venissero messi fuori, come loro chiedevano, non solo dal governo. Questo non piacque, impegnati com’erano con la caccia alle streghe e tutto il resto. Ma toccò fare buon viso a cattivo gioco. Salvo ritorsioni, ripicche, manovre, affaires di vario genere e natura, e depistaggi e inciuci e servizi deviati (da chi, per chi?) e assassini eccellenti e stragi di Stato e… Loro, sempre loro. L’oro.

Per questo anche se cambiamo i presidenti, del Consiglio o della Repubblica, anche se cambiamo le alleanze interne, in questo Paese non cambia gran che. Per questo i momenti critici della nostra storia sono stati risolti misteriosamente. Per questo l’origine degli eventi che hanno dato un svolta, anche drammatica, sono avvolti nella nebbia più fitta, alcune indagini fermate, le risultanze sparite, i passaggi resi invisibili, le traiettorie scomparse. Quello che ha permesso agli inglesi la Brexit senza troppi sconquassi? I cugini d’oltre Oceano.

Un’arma ci sarebbe in effetti. E quest’arma pacifica si chiama Europa, se ancora qualcuno ci credesse, almeno un po’. Come bilanciamento agli strapoteri nazionali e sovranazionali, certo, ma soprattutto perché il Vecchio Continente, con la sua tradizione millenaria di cultura e di esperienza fatta anche di errori tragici, è quello che ci distingue, che ci ricorda con orgoglio che venivamo prima, una sfida che dimostri che siamo in grado di autogovernarci e di guidare qualcosa, senza dipendere, senza berci tutto, senza far finta di nulla. Senza restare in silenzio quando la sovranità che ci siamo conquistati a fatica, attraverso due guerre mondiali condotte disastrosamente, viene calpestata da potenze straniere che più che altro -a ben vedere- in questo caso sembrano prepotenze.

 

MicroMega online, 14 Settembre 2016

1 commento

  • E l’unica Entità che possa opporsi alle prepotenze di questa prepotenza, che non possono meravigliarci visto che dal sopoguerra è prassi abituale al punto che persino il 20 volte pluriomicida del Cernis, è stato sottratto alla nostra giustizia, l’unica Entità che possa opporsi è la Sovranità Popolare Realizzata attorno ad un’agenda di progetti di riforme e di leggi redatte in articoli secondo il 71, sottoscritte singolarmente da 60mila elettori, e sostenute nell’insieme di una formale Petizione alle Camere sotto la quale far convergere le firme necessarie.

    Un’agenda da abbinare ad un NO! chiaro e forte ad una pessima riforma e capace di soddisfare al meglio la necessità di buone riforme attese dalla Cittadinanza e necessarie al Paese, per andare altre una negazione che non può entusiasmare e che mal si oppone ad una pur scadente riforma, ma che, in nome della rottura dell’immobilismo, riesce a far proseliti anche illustri.

    Una volta almeno nella storia del Paese per interrompere a trasmissione della più scadente mediocrità, per imporre da Sovrani, le riforme dettate da quel rigore morale e culturale espulso dalle istituzioni e dalla politica perchè la mediocrità non abbia a subire confronti imbarazzanti e ombre troppo pesanti, capace anche di recuperare il consenso di quegli illustri che potranno trovare riforme più gradite!

    Solranto una SOVRANITA’ POPOLARE REALIZZATA, non solo enunciata, avrà l’autorità e l’autorevolezza per ignorare le pressioni ed i ricatti dei famosi e fumosi poteri forti!

    “Costruire la rivoluzione
    Attualità, Primo Piano | 16 giugno 2011 | 47 commenti| di Sandra Bonsanti
    Cambiamola questa nostra Italia. Facciamola nuova. Non ricostruiamo macerie su macerie.
    Si chiama, in gergo tecnico politico, “rivoluzione”. Non saremmo i primi e nemmeno gli ultimi a invocarla, profonda, convinta, serena, esigente, libera e giusta.” (cit. S. Bonsanti)

    E’ tempo della RIVOLUZIONE COSTITUZIONALE e GLORIOSA! per cambiare il futuro!

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