L’ unico padrone dei giornalisti: il cittadino

L’ unico padrone dei giornalisti: il cittadino

Eppure c’è stato un tempo in cui i giornalisti dicevano “No”.

Alle fonti ufficiali, alle richieste dei potenti, alla propaganda dei governi. Sapevano e volevano resistere alle richieste interessate. Non erano tutti così, magari.

Ma sapevano di poter essere liberi di informare e cercavano di farlo.

Era la primavera del 1993 quando Angelo Agostini ed io, su incarico della Federazione della Stampa, scrivemmo una “carta dei doveri” per tutti i giornalisti italiani che fu approvata nel luglio successivo e che oggi mi appare ancora bellissima. La leggo e la rileggo, mi piacerebbe parlarne ancora con Angelo, ma lui non c’ è più e sicuramente vorrebbe cambiare qualcosa. Cosa direbbe dell’ asservimento del mondo dell’ informazione, di cronache politiche scritte sotto dettatura degli uffici stampa. Cosa direbbe Angelo del pensiero unico.

Avevamo preso molto seriamente il compito che ci era stato assegnato. Lui così esperto di storia e teoria del giornalismo, io che conoscevo solo il lavoro in redazione ma che avevo imparato da Arrigo Benedetti, il mio primo direttore, a non aver timore di nessuno. Lui non andava a cena con i politici per non esserne influenzato… Insomma voglio citare poche parole dai principi della Carta: “Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’ informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile. Il giornalista ricerca e diffonde le notizie di pubblico interesse nonostante gli ostacoli che possono essere frapposti al suo lavoro e compie ogni sforzo per garantire al cittadino la conoscenza ed il controllo degli atti pubblici”.

E poi questa frase sulla quale lavorammo a lungo: “La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. Il giornalista non può mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell’ editore, del governo o di altri organismi dello Stato”.

Semplice, chiaro, rassicurante. Il cittadino è colui per il quale l’ informazione è libera, egli ha il diritto di riceverla e noi giornalisti il dovere di fargliela avere.

Il ’93 era un anno difficile.

Partiti e governi erano pronti a emanare leggi ristrettive ad ogni arresto, ogni avviso di garanzia pubblicato sui giornali.

E la strategia delle bombe mafiose e di Stato imperversava in Italia.

Noi ci demmo una Carta dei doveri e prevenimmo leggi liberticide.

Sono passati secoli. Sappiamo molto bene quali sono i doveri dell’ informazione. Purtroppo molti giornalisti, capiredattori, direttori, editori sanno bene anche quanto sia utile ascoltare la voce del padrone.

Chi ci rimette è il cittadino, e dunque lo stato della nostra democrazia.

Il Fatto Quotidiano, 18 Agosto 2016

 

1 commento

  • Qualcosa che ha cambiato i nostri figli, e’ successa. I gionalisti di allora, compresi quelli della Rai senza concorrenza, erano coraggiosi.
    Se,cio’ e’ cambiato, lo dobbiamo al nostro tipo di educazione e al borbanbamento di tv spazzatura che ha trasformaro il valore dell’ideale nell’apparire.

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