Il nemico è il jihadista di turno

Il nemico è il jihadista di turno

Lo sfogo terrorista non dà tregua. L’imprevedibilità avanza con le nostre paure e sveglia l’Europa dal suo disincanto. Il nemico non risiede più altrove. Prende la metro, respira accanto a noi e può incarnare l’odio in qualsiasi momento. Lo sappiamo tutti. Ma chi è il nemico? Chi siamo «noi»? A leggere gli editoriali di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere e quelli di Corrado Ocone su «Formiche», sembra che il male trovi le sue radici nel Corano. La tesi è risaputa. Il Cristianesimo predica il rispetto dell’uomo e rinvigorisce i suoi principi grazie alla ricca lezione del liberalismo, invece i seguaci di Maometto non intendono liberarsi dalla notte del Medioevo e tradiscono di continuo le ragioni del dialogo. Noi cristiani, occidentali e liberali camminiamo nella giusta direzione, mentre i cattivi si identificano con coloro che osservano ad oltranza i precetti dell’inganno e rinviano l’appuntamento con la verità. Ci risiamo. Il jihadista di turno compie una nuova strage al grido di «Allahu Akbar» e puntualmente i simpatizzanti di Oriana Fallaci ripropongono uno schema miope e pericoloso. L’intento è denunciare il cosiddetto «buonismo progressista» e consolidare la voce muscolare di un Occidente che non riuscirebbe a gestire gli intoppi causati dal fenomeno del multiculturalismo.

Il multiculturalismo è un fatto. Può piacere o non piacere, può essere qualificato come fonte di ogni tragedia, oppure una risorsa da sfruttare e scoprire con intelligenza. Ma bisogna prenderne atto. Indietro non si può tornare. In uno scenario simile, sempre in alta tensione, di certo non aiuta sbandierare con toni arroganti la presunta superiorità culturale e morale della nostra civiltà. In primo luogo perché è una tesi infondata. È duro ammetterlo quando ancora non abbiamo finito di elaborare il lutto di Nizza e abbiamo gli occhi vigili per nuovi e possibili massacri, eppure non possiamo dimenticare che vi sono molteplici forme di violenza da non trascurare. Violenze moderne e post-moderne. I nuovi colonialismi, condotti con eleganza diplomatica, e spesso con il vangelo in mano, producono effetti non meno gravi di quelli provocati da un camion lanciato contro una folla a 80 km orari.

La nostra cultura non è immune da vizi, perdite e qualche orrore. Il nazista di oggi che riabilita con nuovi accenti il teatro di Auschwitz e i «bravi ragazzi» che violentano a turno una ragazzina o picchiano e uccidono un «negro» non esprimono violenze di serie b. L’Occidente è la patria dei valori illuministi, ma è anche terra di crociate, mafie e imperialismi. I figli del Corano, non impeccabili, possono insegnarci qualcosa. Tutti dobbiamo imparare da tutti. Il musulmano, quello autentico, colui che nella vita di tutti i giorni sposa l’azione multiculturale e legge nel suo testo sacro soltanto la parola «amore», viene insultato e a volte ucciso dal nichilismo dei kamikaze. La verità non è custodita né nel Corano né nella Bibbia e neppure nella sopravvalutata legislazione borghese.

Il Manifesto, 22 Luglio 2016

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