Comitato per il Si nei referendum abrogativi relativi alla Legge 06/05/2015 n.52

Comitato per il Si nei referendum abrogativi relativi alla Legge 06/05/2015 n.52

Dichiarazione di Massimo Villone, Alfiero Grandi, Silvia Manderino del Comitato contro l’Italicum che ha promosso i due referendum abrogativi

 

Le firme raccolte per i due referendum abrogativi di norme dell’Italicum sono giunte a 420.000 (418.239 per il premio di maggioranza e 422.555 per i capilista bloccati). Non bastano, ma sono comunque uno straordinario risultato della mobilitazione organizzata dal Comitato nazionale e dai comitati territoriali.

Abbiamo proposto l’abrogazione del premio di maggioranza, compreso il ballottaggio senza soglia, che consegna i poteri di governo a un singolo partito, anche ampiamente minoritario nei consensi reali, e dei capilista a voto bloccato, per cui almeno i 2/3 dei futuri deputati sono nominati dai vertici di partito. Norme ancora più gravi alla luce delle modifiche costituzionali – volute dal governo e oggetto del referendum di ottobre – che affidano alla sola camera dei deputati il rapporto di fiducia con il governo e tolgono al senato la natura di assemblea elettiva.

Abbiamo inteso inserire i due quesiti abrogativi sull’Italicum in una più vasta stagione referendaria, volta anche a decisivi temi sociali come la scuola, il lavoro, l’ambiente. Siamo convinti di avere per la nostra parte contribuito a un fondamentale recupero di partecipazione e di consapevolezza democratica. L’impegno di decine di migliaia di cittadini, che hanno dato vita a 400 comitati locali, è di grandissimo valore. Si sono spesi senza limiti nel raccogliere le 420.000 firme, avendo un unico, comune, interesse: la rinascita collettiva della democrazia nel Paese e l’impegno a diffondere e a comprendere quanto siano vitali coscienza e responsabilità di essere cittadini. A loro va il nostro apprezzamento e la nostra gratitudine. Il loro generoso impegno ha confermato che ci sono importanti potenzialità democratiche nel paese, che dovrebbero essere valorizzate da quanti hanno a cuore una democrazia viva.

Denunciamo gli ostacoli palesi e occulti frapposti alla raccolta delle firme, che nonostante le chiacchiere sul radioso futuro informatico del nostro paese viene fatta secondo modalità che si possono definire ottocentesche. Il governo non ha mosso un dito per consentire l’uso della Pec per ottenere le certificazioni dai comuni. Con l’istituzione delle aree metropolitane i funzionari hanno perso il potere di certificazione che avevano nelle preesistenti province. Ringraziamo il Comitato promosso dai radicali per avere fatto con noi questa denuncia pubblica.

Ha pesato l’assenza pressoché totale dell’informazione sulla raccolta delle firme e sulle sue ragioni, effetto del prevalente conformismo dettato dai gruppi di potere dominanti nell’informazione e da autocensure che non fanno onore alla categoria. Ringraziamo i pochi che ci hanno sostenuto, come il Fatto e il Manifesto. Questo assordante silenzio mediatico ha grandemente ostacolato il contatto con l’opinione pubblica, rendendo difficile spiegare perché Italicum e modifiche costituzionali sono un tutto unico, da valutare e modificare insieme. Soprattutto per questo deficit informativo non siamo riusciti a rendere evidente che meccanismi elettorali e modifiche costituzionali non riguardano solo la “casta”. Determinando le scelte politiche e la loro traduzione in regole giuridiche toccano in prospettiva le concrete condizioni di vita delle persone come, ad esempio, l’occupazione, l’istruzione, la salute, le pensioni.

La convinzione di questo nesso inscindibile ci ha indotto a perseguire con la via referendaria anche quella del giudizio davanti alla Corte costituzionale, avviando iniziative giudiziali in venti tribunali con l’obiettivo di far sollevare una questione di costituzionalità. Una iniziativa particolarmente gravosa, che ha già prodotto un primo risultato. La Corte si pronuncerà il prossimo 4 ottobre. Auspichiamo che voglia accogliere le nostre motivazioni di incostituzionalità. Denunciamo i tentativi di premere sulla Corte, fino ad anticiparne il giudizio, segno evidente del degrado di comportamenti pubblici che richiederebbero ben altro stile. E se l’Italicum dovesse superare indenne il giudizio della Corte, non escludiamo la possibilità di riprendere in futuro l’iniziativa referendaria, se ci sarà l’appoggio non episodico di organizzazioni politiche e sociali che possono consentire di raggiungere l’obiettivo.

In ogni caso, la raccolta delle firme è stata un’esperienza positiva e importantissima. I 400 comitati territoriali fin qui sorti sono presenti in ogni parte del paese. Siamo oggi molto più radicati e diffusi di quando siamo partiti. Questo patrimonio va pienamente messo a frutto nella campagna elettorale per il referendum costituzionale di ottobre, Questo è l’impegno prioritario per la difesa della Costituzione e della democrazia, nel quale dobbiamo spendere tutte le nostre energie nazionali e locali con un secco e forte NO alle deformazioni della Costituzione. Un successo del NO riaprirebbe anche il confronto sulla legge elettorale, che, non a caso, le oligarchie nazionali ed internazionali vorrebbero tale da imbrigliare la volontà popolare e bloccare la partecipazione democratica.

La riunione congiunta dei Comitati direttivi per il No alle modifiche della Costituzione e contro l’Italicum, convocata per l’8 luglio, varerà un programma per la campagna elettorale per il referendum costituzionale e per il suo autofinanziamento. Queste proposte verranno portate ad un incontro nazionale dei comitati territoriali convocato per il 16 luglio a Roma.

1 commento

  • Niente mezze parole grazie.
    DURA SCONFITTA PER GLI OPPOSITORI ALLE “PORCATE” RENZIANE
    Raccolte solo 420000 firme contro l’Italicum
    Troppe “masturbazioni” social-mediatiche hanno creato l’impressione di un’altissima adesione alle ragioni del NO alla “Deforma” e del SÌ all’abrogazione dell’Italicum, e hanno sottratto tempo all’organizzazione pratica della raccolta firme. Grande anche il caos causato dall’obbedienza partitica al PD renziano di alcuni aderenti e dirigenti ANPI in alcune realtà.

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