Primo Maggio: festa del lavoro di mobilitazione e di lotta per la democrazia

Primo Maggio: festa del lavoro di mobilitazione e di lotta per la democrazia
Dobbiamo impegnarci tutti per rilanciare la raccolta delle firme contro le deformazioni della Costituzione e per cancellare dalla legge elettorale gli aspetti ipermaggioritari che la rendono simile al porcellum. Le firme per chiedere i tre referendum sono anche una importante occasione per spiegare le ragioni dei referendum, per mettere in evidenza le preoccupazioni per il futuro democratico del nostro paese, per iniziare la mobilitazione elettorale.
Per questo il Primo Maggio e’ un’occasione importante per rilanciare la raccolta delle firme a sostegno dei referendum, per allargare i nostri consensi e la nostra capacita’ di mobilitazione. Il Primo Maggio deve essere l’inizio di una fase molto intensa che si concludera’ con la presentazione delle firme e la campagna elettorale per respingere le deformazioni della Costituzione e per cambiare una legge elettorale che garantisce ad una minoranza elettorale una maggioranza parlamentare con modalita’ inaccettabili.
Viva il Primo Maggio festa del lavoro, viva l’iniziativa referendaria a sostegno della Costituzione nata dalla Resistenza.
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1 commento

  • A PROPOSITO DI REFERENDUM
    A me piacerebbe che i comitati promotori di qualsiasi referendum, si domandassero se la Costituzione consente un migliore investimento dei milioni di Cittadini-elettori convocati al seggio referendario dalle loro iniziative.

    E cioè: la storia e la cronaca ci raccontano che è assai difficile e raro che un referendum soddisfi la volontà dei promotori, sia per il quorum e l’astensionismo abituale, sia per la dispari competizione verso il potere costituito che dispone di mezzi massmediatici sempre enormemente sbilanciati a suo favore, sia per la bassa qualità media dell’elettorato che, secondo l’OCSE, al 47% soffre di analfabetismo funzionale.

    E allora perchè invitare i Cittadini rassegnati nelle trincee referendarie, negative e difensive per antonomasia, quindi poco entusiasmanti, ma molto impegnative dalla raccolta firme al dover andare al seggio in 25 milioni, col rischio altissimo di finire seppelliti per l’impari competizione?

    E venendo al più recente ref. NO TRIV che ha portato al seggio inefficacemente 16 milioni di elettori, cosa sarebbe accaduto se fossero stati coinvolti in una iniziativa propositiva, assertiva, affermativa, con l’esercizio congiunto e sinergico degli articoli 50 e 71 che consentono la democrazia diretta propositiva, che diventerebbe “impositiva” se ad attuarla fosse quella “sovranità popolare realizzata”, non solo enunciata? Impositiva verso un Parlamento suddito e delegato quindi subalterno 2 volte?

    Inviterei i dottori del diritto costituzionale a non cercare i motivi del diniego assolutamente facili da trovare per la loro competenza specifica, ma di cercare invece le vie possibili, anche tenendo conto che il popolo, pur sovrano, non è affatto dottore, ed esso può concedersi un’interpretazione meno rigorosa della lettera e un riferimento più elastico allo spirito originale ed autentico della Carta, che certo non è quello di calpestare la volontà popolare cmq espressa.

    Nella mia semplicità, sto approfondendo il tema da tempo e sono disponibile per approfondimenti se mai qualcuno avvertisse l’opportunità di farlo, per cercare altre vie meno votate alla sconfitta…

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