La riforma/Cosa cambierà

La riforma/Cosa cambierà

La novità più importante è la cancellazione del bicameralismo paritario. Scompare l’ attuale Senato elettivo con 315 membri, dotato degli stessi poteri della Camera. Al suo posto un organo di secondo livello il Senato delle autonomie, composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 senatori nominati dal presidente della Repubblica, in carica per 7 anni.

Il nuovo Senato avrà poteri decisamente più limitati rispetto a Montecitorio. Il voto di fiducia al governo sarà esclusiva pertinenza della Camera. Per passare un disegno di legge non avrà più bisogno del voto di entrambi i rami del Parlamento, fatta eccezione per riforme e leggi costituzionali. Sulle leggi ordinarie Palazzo Madama potrà esprimere un parere e chiedere modifiche alle Camera. La seconda carica dello Stato diventa il presidente della Camera.

Saranno diverse la platea e le modalità di elezione del presidente della Repubblica. Spariscono i 58 “grandi elettori” (i rappresentanti delle Regioni), cambia il quorum. Nei primi quattro scrutini è obbligatoria la maggioranza dei due terzi dei parlamentari, dal quinto servono i 3/5, dal nono basta la maggioranza assoluta.

Molte competenze vengono tolte alle Regioni per tornare allo Stato, dall’ energia alle infrastrutture strategiche. Su proposta del governo, la Camera potrà approvare leggi anche su materie di competenza regionale “quando lo richieda la tutela dell’ unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

 

Il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2016

 

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