Ballarella

Ballarella

Gentile presidente Mattarella, le sue parole sono talmente rare che vanno delibate con la lentezza del sommelier, come per l’ambrosia celestiale. Grande è dunque la nostra sorpresa quando scopriamo, in quelle pochissime parole, diverse bugie. Tipo l’altro ieri, quando a New York ha risposto agli studenti della Columbia University.

A) A un giovane che chiedeva dei troppi parlamentari indagati, lei ha replicato: “Non mi risulta che ‘molti’ parlamentari sono indagati. Ce ne sono solo alcuni, sono delle eccezioni”. Secondo i nostri calcoli, queste “eccezioni” ammontano a oltre 80, contro i 42 che entrarono in Parlamento con le elezioni del febbraio 2013: nel giro di due anni e mezzo, sono raddoppiati. Se 80 su 945 (quasi il 10%) le sembran pochi, quanti dovrebbero essere per diventare tanti?

B) Un altro studente le ha chiesto della riforma costituzionale del Senato e lei ha risposto: “Influirà sull’efficienza e sulla velocità delle decisioni”, “sulla capacità di governare i problemi quando nascono e non dopo” e porterà a “un significativo recupero di efficienza e di competitività per il nostro Paese”. Ecco, sia detto con tutto il rispetto, ma anche questa è una bugia sesquipedale. Non si tratta di opinioni, ma di dati numerici facilmente riscontrabili. Quanto alla “velocità”, l’ufficio studi del Senato ha calcolato che ogni legge ordinaria viene approvata in media fra Camera e Senato in 53 giorni; ogni decreto viene convertito in legge dalle due Camere in 46 giorni; e ogni legge finanziaria passa, con la “doppia conforme”, in 88 giorni. Ma ci sono norme approvate in tempi ancor più rapidi. Come lei, ex parlamentare di lungo corso della prima e della seconda Repubblica, dovrebbe sapere, se una legge si incaglia in Parlamento e vi riposa in pace per mesi o anni, non è per il bicameralismo perfetto (pur assurdo, ma facilmente riformabile differenziando i poteri delle due Camere, senza ridurre il Senato a dopolavoro per consiglieri regionali indagati a caccia d’immunità), ma per le risse interne alle maggioranze e ai partiti. Tanto per essere chiari: l’Italia attende dal 1988 una legge sulle unioni civili non perché il Parlamento abbia perso tempo, ma perché i partiti non si sono messi d’accordo. Non l’avremmo neppure se il Senato non fosse mai esistito.

C) Quanto all’”efficienza”, è molto più garantita dall’attuale bicameralismo perfetto che dal bicameralismo incasinato della controriforma.

Oggi il sistema di approvazione delle leggi è uno solo e piuttosto semplice: devono passare identiche sia alla Camera sia al Senato. Con la riforma Boschi-Verdini (a proposito di parlamentari indagati), invece, i metodi legislativi diventano 12.Una jungla di procedure a tratti incomprensibile, scritta coi piedi da riformatori squilibrati in stato avanzato di ebbrezza, che sortirà infiniti contenziosi, ricorsi, controricorsi, conflitti di competenze e di attribuzioni davanti alla Consulta. E, lungi dal semplificarlo, paralizzerà definitivamente il processo legislativo. Avete presente il gioco dell’oca? Ecco.

1) Per le leggi costituzionali (quelle che modificano la Carta), il sistema rimane identico: bicameralismo perfetto tra Camera e Senato (e non si vede con quale legittimità un Senato depotenziato, formato da sindaci e consiglieri regionali in trasferta, dovrebbe occuparsi di provvedimenti così delicati). 2) Per le leggi ordinarie, invece, è il caos più assoluto. L’approvazione spetta alla Camera, ma il Senato può sempre dire la sua. Montecitorio approva, trasmette la legge a Palazzo Madama e qui, entro 10 giorni, basta la richiesta di un terzo dei membri per riesaminare il testo.3) Nel qual caso, due opzioni: dopo l’esame, i senatori possono lasciare tutto com’è, oppure emendare la legge entro 30 giorni. 4) Nel secondo caso, la legge modificata dal Senato torna alla Camera che ha l’ultima parola, entro 20 giorni. 5) La Camera può accogliere e confermare gli emendamenti del Senato. 6)Ma può pure decidere di ignorarli e ripristinare il testo originario, a maggioranza semplice (la metà più uno dei presenti in aula).

7)Tutt’altra procedura è prevista per le leggi in materia di Autonomie territoriali e per i trattati internazionali. Il Senato ha di nuovo 10 giorni per esaminarle (ma anche per ignorarle) una volta uscite dalla Camera e altri 30 per approvare eventuali cambiamenti. 8) Se non toccano nulla, la legge passa così come l’ha licenziata la Camera. 9) Se il Senato invece la cambia, la norma torna alla Camera che può cancellare a sua volta i cambiamenti del Senato, ma stavolta non basta la maggioranza semplice: ci vuole quella assoluta (la metà più uno degli eletti). 10)La legge di bilancio segue un iter ancor più demenziale. La Camera la approva e la gira al Senato, che la vota in automatico. Ma ha solo 15 giorni per modificarla. Se lo fa a maggioranza semplice, la Camera può cambiare i cambiamenti a maggioranza semplice.11) Se invece il Senato la modifica a maggioranza assoluta, pure la Camera deve avere la maggioranza assoluta per modificare le modifiche. 12) E se alla Camera c’è solo una maggioranza semplice che vuole respingere le modifiche dei senatori? E se alla Camera c’è la maggioranza assoluta solo su alcuni articoli che modificano le modifiche del Senato e su altri no?

Mistero: di queste quisquilie la cosiddetta riforma non si occupa. Si va a macchia di leopardo: cioè a caso, anzi a cazzo. Sarebbe questa l’“efficienza” che ha in mente Mattarella? E, nel caso, che cosa intende per inefficienza?

il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2016

2 commenti

  • Illustre dottor Travaglio,

    i suo decenni di denunce l’hanno resa famoso e ricco, ma non hanno fermato il degrado e il declino del Paese!

    Se professionalmente questo risultato le può bastare, come cittadino parrebbe che ASSOLUTAMENTE NO! salvo contorsioni mentali che non posso seguire.

    Ebbene, avendo raggiunto fama onori e solidità, nonchè quella maturità che assieme alla cultura porta solitamente saggezza, ricordando di essere oltre che giornalista di grido anche cittadino con gli oneri che ciò comporta, perchè non prova a costruire qualcosa abbandonando per qualche pausa il fiero pasto delle disgrazie del Paese?

    Come lei ben saprà, c’è un 95% di Cittadinanza che da anni denuncia alla indagine demoscopica di I. Diamanti, il suo disprezzo e sfiducia nella politica e nel Parlamento. E’ un potenziale di cambiamento ENORME che non aspetta altro che di essere attivato e guidato lunga la via del cambiamento.

    E’ tutto pronto: il potenziale ENORME, una bozza di progetto, le personalità competenti ed affidabili, la Costituzione come supporto e traccia…manca il catalizzatore, l’innesco…

    Voglia smentire che “nomen omen, il nome è un presagio” e liberi la sua creatività positiva e oltre che ricco e famoso sarà anche molto amato!

  • Sono rimasto anche io allibito per le dichiarazioni ‘ americane ‘ di colui che dovrebbe rappresentare ‘ l’ unità nazionale ‘.
    Se le ha potute fare è perché sa benissimo di essere stato eletto da un Parlamento che l’ unità nazionale non sa neppure dove stia di casa. Ciò che ha preceduto, infatti, la famosa sentenza della Corte Costituzionale sul ‘ Porcellum ‘ è nulla rispetto a ciò che a quella sentenza è seguito e che – per certi versi – è andato addirittura al di là dell’ allarme lanciato dal prof.Zagrebelsky : basti pensare all’ autoritarismo introdotto nel mondo del lavoro, in quello della scuola, dell’ Università, ecc., accompagnato dalla derisione e dal disprezzo nei confronti dei cosiddetti corpi intermedi. Sul già grave deficit di rappresentatività delle nostre Istituzioni , contenuto nella legge elettorale dichiarata non conforme al dettato costituzionale ( e che ritroviamo accentuato nella legge cosiddetta ‘ Italicum ‘ ) , si è voluto insomma costruire un modello di società e di Stato dichiaratamente oligarchico per scoraggiare qualsiasi velleità democratica nel nostro Paese. Se così non fosse, il nostro Presidente non avrebbe potuto fare le altre e ben più gravi dichiarazioni sulla ‘ assoluta legittimità ‘ di questo Parlamento, dando una interpretazione – a mio avviso – devastante della sentenza n.1 del 2014 di quella Corte Costituzionale di cui lui faceva parte. Dopo il settennato e, soprattutto, dopo l’ infausta proroga commissariale di Napolitano, i segni premonitori della svolta autoritaria c’erano tutti. Chi non li ha voluti vedere – forze politiche, intellettuali, comuni cittadini – si è assunto una responsabilità gravissima. Auguriamoci che la vocazione ad una cittadinanza adulta e partecipata – conditio sine qua non per il successo nei prossimi referendum – risulti maggioritaria rispetto alla pusillanime vocazione alla sudditanza.
    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

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