La minoranza slovena nelle Valli del Natisone in provincia di Udine

La minoranza slovena nelle Valli del Natisone in provincia di Udine
L’intervista a Giuseppe Qualizza, presidente della Cooperativa Most/Ponte e revisore dei conti di Svet Slovenskih Organizacij (SSO), la Confederazione delle organizzazioni slovene, intende essere un contributo per far conoscere una realtà poco nota, emarginata e spesso, nel corso della storia, oggetto di violazione del diritto fondamentale all’identità e all’uso della lingua madre. Insieme alle battaglie che Libertà e giustizia sta affrontando per il rispetto della legalità e della democrazia, ricordiamo anche quella di una minoranza linguistica che ha portato avanti con determinazione  la lotta per il riconoscimento dei propri diritti
 
Quali sono le caratteristiche storiche e geografiche delle Valli del Natisone chiamate anche Slavia?
Le Valli del Natisone abbracciano i Comuni di Drenchia, Grimacco, Stregna, San Leonardo, Savogna, San Pietro e Pulfero. Il nome è dovuto al bacino idrografico che raccoglie le acque di tutti questi Comuni, acque che confluiscono tutte nel Natisone in località Ponte San Quirino. Questa configurazione geografica ha obbligato la popolazione, così si può dire, a costituirsi in gruppo, un gruppo etnico ben definito per lingua, per appartenenza sociale, per usi e costumi, per tradizione culturale e, certamente non ultimo motivo, per storia.Le Valli, frequentate  già in epoca preistorica,  sono state occupate nel corso del tempo da diverse popolazioni tra le quali, alla fine del 400 a. C., i Carno-Celti. Per porre fine alle loro frequenti scorrerie, i Romani  intervengono nel 181 a. C. fondando la prima colonia latina, Aquileia, in territorio carno-celtico, da cui inizia la conquista della regione. Giulio Cesare fonda, allo sbocco delle Valli del Natisone, una cittá fortificata, Forum Julii, poi ribattezzata Civitas Austriae ed ora Cividale.

Nel 568, ci racconta Paolo Diacono autore della Historia Langobardorum, al comando del re Alboino, calano in Italia i Longobardi che occupano il Friuli ed eleggono Forum Julii quale capitale dell’omonimo ducato. Piú o meno nello stesso periodo si mette in movimento un altro popolo, gli Slavi, che occupano gran parte dell’Europa orientale. La Slavia fa parte, sotto il potere temporale dei Patriarchi, della Patria del Friuli a cui subentra, nel 1420, la Serenissima Repubblica di Venezia che conferma la Slavia “nazione diversa e separata dal Friuli”. L’Austria che succede al breve dominio napoleonico, non è accettata dalla popolazione perché mette  fine all’autogoverno, impone delle tasse e soprattutto l’arruolamento forzato. Nel 1866 le truppe italiane entrano in Friuli e l’anno successivo nella Slavia che nel 1915, con la la dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria, si trova a ridosso della prima linea e quando nel 1917 gli austriaci sfondano il fronte a Caporetto molti abbandonano le case e i campi per mettersi in salvo. Sul monte Kolovrat si possono ancora visitare le trincee e le fortificazioni risalenti alla Grande guerra. Nel 1918 ritorna l’amministrazione italiana senza portare però  quei benefici economici e territoriali che la popolazione si  aspettava e nel 1922 il colpo di stato fascista instaura in Italia la dittatura la quale impone il nazionalismo e il razzismo che colpisce in modo particolare centinaia di migliaia di cittadini di lingua slava con persecuzioni e proibizioni che coinvolgono  anche i sacerdoti delle parrocchie delle Valli ai quali era proibito predicare in sloveno.

Dal primo  ottobre del 1923, con l’entrata in vigore della Riforma Gentile è proibito l’insegnamento della lingua slovena e croata, sostituita con l’italiano: nelle scuole è proibito parlare slavo. Nel 1945 a conclusione della guerra le potenze vincitrici dividono l’Europa in aree di influenza, quella orientale nella sfera sovietica, quella occidentale in quella americana. Dopo l’armistizio dell’otto settembre nelle Valli si incrociano nazisti, cosacchi, partigiani sloveni ed italiani, repubblichini in un vortice di violenze e prevaricazioni nei confronti della popolazione a cui non rimaneva altro che cercare di sopravvivere.

Migliaia di giovani dopo la fine della guerra sono costretti ad espatriare sia verso i centri industriali italiani che verso l’estero poiché la coltivazione di piccoli appezzamenti di terra non poteva piú, né nella Slavia né altrove, sostenere una famiglia. Le donne andranno ovunque si prospetti qualche possibilità di lavoro senza risparmiarsi pur di aiutare la famiglia di origine o cercare di mantenere  la propria. Nel 1976 il Friuli è colpito da una delle catastrofi naturali piú gravi degli ultimi secoli: il terremoto. Anche la Slavia è interessata da questa tragedia, pur non avendo avuto vittime.

Quali finalità si pone la cooperativa Most fondata nel 1998?
Prevalentemente la diffusione editoriale, la produzione, la realizzazione e la diffusione, in proprio e per conto terzi, di attività editoriali, audiovisive, televisive e radiofoniche tra cui il Dom, quindicinale di informazione della comunità slovena della Provincia di Udine, Slovit, rassegna stampa che riporta in lingua italiana informazioni sulla minoranza slovena in Italia, entrambi  intesi come strumento di informazione all’interno della comunità slovena e di interscambio culturale tra i popoli delle regioni confinanti. La pubblicazione di libri su storia e tradizioni culturali, una trasmissione radiofonica “Nediski Zvon”, “La campana del Natisone”, dedicata alla comunità slovena della provincia di Udine

Most si propone di fornire servizi nel campo della ricerca, dell’acquisizione, della analisi, della programmazione e della pianificazione culturale su basi interdisciplinari per la conservazione, il recupero e la valorizzazione delle risorse culturali, socio-economiche, ricreative e sportive della minoranza slovena della provincia di Udine.

Quali son le affinità tra la lingua slovena e la variante delle Valli? 
I testi ecclesiastici, i canti e le preghiere non sono cambiati nel tempo e sono in lingua slovena. Quella attuale, la lingua parlata, ha delle differenze perché si è evoluta in modo diverso.

Attualmente la variante delle Valli è ancora parlata?
Poco, molto poco, solo in famiglia soprattutto tra persone anziane. La maggior parte dei giovani non la capisce e non la parla.

Ci sono iniziative perché venga mantenuta? 
A San Pietro c’è una istituto comprensivo statale bilingue, dalla scuola dell’infanzia alle secondarie di primo grado, che è in espansione.I Circoli culturali sloveni diffondono la variante delle Valli con la costituzione di cori e di altre iniziative come il teatro, le mostre, le iniziative per le scuole che ne promuovono la conoscenza e l’uso. Di recente la cooperativa Most ha pubblicato il libro “Slavia-Benecia, Una storia nella storia”, per la diffusione della propria lingua e delle origini, che è stato diffuso e particolarmente apprezzato nelle scuole per le quali si prevede un’edizione speciale da adottare come libro di testo.

Da poco è stato fondato lo SMO, Slovensko Multimedialno Okno, finestra multimediale slovena: di che si tratta? 
È il museo realizzato a San Pietro al Natisone all’interno del progetto strategico JEZIKLINGUA finanziato nell’ambito del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013 dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dai fondi nazionali.
Il museo è concepito come uno spazio attivo, dinamico, accogliente e stimolante, fondato sulla comunicazione interattiva che riconosce la lingua quale connettivo culturale. Il centro è concepito come uno spazio attivo, dinamico, accogliente e stimolante, fondato sulla comunicazione.

Quali istallazioni comprende il Museo?
Atlas, un’istallazione interattiva, sviluppata sulla base di Google Maps, che si presenta come grande proiezione a parete che consente di esplorare e conoscere tutte le località del territorio, muovendosi liberamente sulla mappa interattiva; poi Paesaggi culturali, Biblioteca parlante, Storia illustrata, Paesaggio musicale, Memorie della voce, Archivio dei suoni e Cartoline sonore.

Quali sono le leggi più importanti per la tutela delle minoranze?
La Convenzione del Consiglio d’Europa del 1995, le successive leggi, n.482/99 per la tutela delle minoranze linguistiche in Italia e le norme per la tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia  Giulia, pubblicata nella G.U. n. 56 dell’8 marzo 2001, hanno reso concretamente maggiore la tutela. Ad esempio, è previsto l’uso della lingua slovena negli organi elettivi, nelle insegne pubbliche e nella toponomastica. Nelle scuole materne site nei comuni della provincia di Udine riconosciuti dall’articolo 4, la programmazione educativa comprende anche argomenti relativi alle tradizioni, alla lingua e alla cultura locali da svolgere anche in lingua slovena, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.
Vengono rispettate pienamente? 
Ultimamente, anche per le continue pressioni da parte dei circoli sloveni, la minoranza è tutelata in quanto i principi vengono applicati, anche se in modo graduale e progressivo, per l’appoggio della regione Friuli Venezia Giulia e della Slovenia.
(*) Circolo di Udine

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