I “valori” di Matteo Renzi

I “valori” di Matteo Renzi

Va bene così: se è il governo che stravolge la Costituzione è giusto che sia il presidente del Consiglio a fare la campagna per il referendum e a dichiarare la fine di una delle due Camere, perché gli italiani vogliono un’Italia “più semplice”.

Ed è anche giusto che se dovesse fallire in questa sua storica impresa (nel senso che mai nessuno prima di lui aveva osato tanto) tolga il disturbo e vada ad insegnare in qualche università dal momento che dice di sentirsi portato per l’insegnamento.

La conferenza stampa di fine anno di Matteo Renzi è servita soprattutto a lui per rivendicare meriti, obiettivi raggiunti, un paese di bengodi. E per annunciare anche che il 2016 sarà l’anno dei valori.

Come se i valori fossero in qualche modo legati a una dimensione temporale. Quest’anno niente valori, ma l’anno prossimo aspettatevi sorprese.

Cerco di cogliere l’essenza dello sproloquio di Renzi, partendo dal disprezzo sostanziale contenuto nelle parole riservate alla libertà di stampa e dei giornalisti. Che a quel punto avrebbero anche potuto alzarsi e andarsene. Cosi’ avremmo fatto nella prima Repubblica…

Nessuno tocchi gli editori, nessuno tocchi la Rai perché mai come oggi ci sono tanti giornalisti nel consiglio di amministrazione.

Dunque, nell’anno dei valori, cioè nel 2016, avremo la campagna elettorale in tante città e subito dopo, nei mesi estivi, la grande discussione sulle tasse, che ovviamente saranno abbassate (o almeno ci sarà la promessa di abbassarle). Freschi di tale promessa eccoci arrivare all’autunno, cioè ad ottobre e al referendum costituzionale. Per la prima volta il capo di un governo sarà alla testa di una campagna di questo genere e gufo sia chi ricordasse distinzioni che erano ritenute fondamentali tra chi disegnò l’Italia dopo la dittatura: nessuna influenza del governo sulla discussione costituzionale. Addirittura l’esito sarà fatale per Renzi: se ne andrà se fallirà. Resterà ancora a Palazzo Chigi se vincerà.

La posta in gioco è questa Italia “più semplice”. Che vuol dire, non solo una Camera eletta con l’Italicum (cioè con i parlamentari che vuole lui), ma anche un Paese che si avvia alla perdita di tutti i diritti conquistati negli anni successivi alla Liberazione, nel mondo del lavoro, in quello della scuola, nel mondo dell’informazione, nella politica. Un Paese senza controlli e contrappesi. Un solo grande partito della nazione, un pensiero unico, il potere che diventa giorno dopo giorno più invasivo e unico anch’esso.

2016, l’anno dei valori: come c’è stato l’anno dell’Expo, o del Giubileo. Qualcosa che comincia e finisce e i valori cosa siano e per chi siano lo decide sempre lui. Il premier che l’Italia ha tanto atteso, l’uomo di destra (estrema, vedi Verdini e Berlusconi) che piace alla ex sinistra.

Se non ci fosse in ballo la Costituzione, se non fossimo decisi a difenderla comunque e anche a vincere il referendum ci sarebbe davvero da levare le tende. In cerca di un Paese dove i valori siano per tutti gli anni e per sempre.

Sandra Bonsanti

 

8 commenti

  • Lo dico anch’io che manca il finale. Concordo con Bonsanti che i giornalisti avrebbero dovuto lasciare la sala lasciando Renzi in compagnia dei giornalisti de l’Unità.

  • pienamente d’accordo con Laura Bonsanti.
    Speriamo che il 2016 ( l’anno ‘santo dei valori’?), ci sia amico.

  • d’accordo con laura bonsanti.lui il ciccione che si gonfia sotto gli occhi è convinto di vincere il referendum. io spero in un colpo di reni da parte degli italiani, spero che capiamo tutti con chi abbiamo a che fare e che nessuno nel frattempo dica più “non c’è” alternativa! l’alternativa alle bugie, ai furti ,alle furbizie di bassa lega, all’uso spudorato dello stato ecc ecc volete che non ci sia sep pur piccola piccola?

  • Alcune note:
    1. “nessuna influenza del governo sulla discussione costituzionale”. Peccato che in occasione della precedente consultazione referendaria – giugno 2006 – il governo da poco in carica aveva partecipato attivamente (e, secondo me, legittimamente!) alla campagna del “no”, anche nella persona dell’allora neopremier. Se la tesi è quella per cui solo la campagna per il “no” ad una riforma costituzionale – comunque approvata da un Parlamento – non costituisce indebita (?) influenza sulla pubblica discussione in materia, credo la tesi sia un pochino debole;
    2. sarebbe forse il caso di riflettere sul fatto per cui, tanto per esempio, larghissime fette di popolazione – in un Paese con dicotomie gigantesche tra lavoratori “protetti” e “non protetti” nonché, per quanto riguarda la scuola, agli ultimi posti nell’Occidente per apprendimento di molte discipline scientifiche – non hanno mai potuto godere, e non certo per colpa di Renzi, dei “diritti” che si paventano in via di cancellazione (il sottinteso è: “anche mediante la riforma costituzionale”). Si può discutere sull’efficacia delle politiche economiche e di inclusione sociale del governo, evitando magari di mescolare più o meno esplicitamente, nelle discussioni, questi temi con quelli della riforma della seconda parte della Costituzione. Converrebbe a tutti;
    3. in riferimento all’ultimo commento appena sopra riportato: l’utilizzo degli epiteti (“ciccione”) penso qualifichi abbastanza il contenuto dello scritto, così come l’uso della sintassi.

  • Ribellarsi prima del referendum. I comitati per il no dovrebbero impiegare energie e idee per evitare che la de-forma venga approvata in Parlamento. Impresa quasi impossibile, lo so. Forse Chiti e Gotor e i 23 o 24 della minoranza potrebbero pentirsi. Aspettare in silenzio la conclusione della tragedia mi sembra azzardato. Il referendum è un azzardo perché sarà giocato con un giocatore d’azzardo che ha nelle sue mani un potere già immenso.

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