Unioni civili: I contenuti della legge, le istanze dell’etica / Circolo Libertà e Giustizia Vicenza/Bassano

Unioni civili: I contenuti della legge, le istanze dell’etica  / Circolo Libertà e Giustizia Vicenza/Bassano

Il circolo di LeG di Bassano-Vicenza  ha organizzato un incontro sul DDL Cirinnà, Regolamentazione delle unioni civili  tra persone dello stesso sesso. L’appuntamento si è svolto di recente (il 4 dicembre scorso) a Bassano, nella saletta Bellavitis, moderato dal sindaco della città, Riccardo Poletto, con la partecipazione del senatore del PD Sergio Lo Giudice, membro della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, e dell’arciprete abate di Bassano, monsignor Renato Tomasi. I loro interventi e il dibattito che ne è seguito hanno dato vita a un momento di confronto tra la prospettiva laica e quella cattolica sul valore del matrimonio, poiché -come ha sottolineato Poletto- l’incontro pubblico di LeG ha dato la possibilità di approfondire adeguatamente un tema in cui, essendo in gioco la vita delle persone, è necessario operare scelte meditate.

Il senatore Lo Giudice ha presentato il DDL Cirinnà, che si compone di due parti: la prima dedicata alle convivenze tra persone dello stesso sesso, la seconda, invece, alle unioni civili. Dopo 75 riunioni in questa legislatura della commissione di cui è membro e a 30 anni dalla prima proposta di legge sulle unioni civili, è tempo a suo giudizio che l’Italia, uno dei pochi paesi di tradizione cattolica in Europa a non avere esteso il matrimonio alle coppie omosessuali, si doti di una legge in merito, magari partendo dal semplice presupposto da cui altri paesi sono partiti: se il matrimonio è, in termini generali, uno strumento di regolazione dei rapporti sociali, non si può escludere dai diritti che comporta qualcuno a causa del suo orientamento sessuale.

Il DDL Cirinnà istituisce un nuovo istituto giuridico per le coppie omosessuali, che le esclude dalle adozioni: infatti, solo nel caso in cui ci fossero figli di un partner, sarebbe autorizzata un’adozione non legittimante (la cosiddetta stepchild adoption). Questo nuovo istituto si fonda non sull’articolo 29 della Costituzione, ma sull’articolo 2, riconoscendo così alle coppie omosessuali i diritti sociali; è vero che non si giunge ancora a una completa parificazione tra coppie etero e coppie omosessuali, ma si garantiscono a queste ultime perlomeno dei diritti concreti. Tanto basta, per ora, per soddisfare le richieste della Corte Costituzionale, che nel 2010 e nel 2014 ha dichiarato che esiste un obbligo costituzionale di garantire diritti alle coppie omosessuali proprio in base all’articolo 2, e a quelle della Corte europea per i diritti umani, che ha condannato l’Italia per violazione dei diritti di quelle stesse coppie. Su sollecitazione di alcuni dei presenti, Lo Giudice si è dichiarato fiducioso che si possa arrivare presto alla completa parificazione delle coppie di ogni orientamento.

Per le unioni di fatto, invece, cioè per coloro che vogliono vivere la relazione di coppia al di fuori dell’istituto giuridico del matrimonio (le coppie di fatto per scelta, non per necessità) è già oggi disponibile un’ampia giurisprudenza che riconosce loro alcuni diritti e doveri reciproci di solidarietà. Non c’è, perciò, nel DDL Cirinnà un nuovo istituto giuridico per le coppie di fatto, ma in esso si mettono in fila, in un’unica legge,  le conseguenze implicate da sentenze emesse su casi del genere.

L’intervento di monsignor Tomasi è stato di taglio più etico e ha così arricchito il dibattito della sua ineludibile componente morale. Non è in questione il diritto delle coppie omosessuali o di quelle di conviventi ad una vita insieme garantita dalla legge, ma la definizione stessa di “diritto”, che dovrebbe andare oltre la sfera della soggettività; se non si fa un passo indietro in questa direzione, si rischia di appiattire il diritto sul desiderio. È necessario, in altre parole, fondare su una base etica riconosciuta e condivisa la discussione sui diritti civili delle coppie. La prospettiva della Chiesa cattolica non può che basarsi sulla Sacra Scrittura, dalla quale emerge la complementarietà del maschio e della femmina, che significa la totalità dell’umano, e la pari dignità degli stessi maschio e femmina, i quali hanno la medesima origine, ossia sono la stessa realtà vista da prospettive diverse. Per quanto decisivo sia, però, tale fondamento non può essere imposto, ma va annunciato e testimoniato in una società pluralistica, in cui manca una morale convergente, cioè condivisa, ed è proprio tale mancanza che causa la polarizzazione delle posizioni.

 

È innegabile, a detta di monsignor Tomasi, che la Chiesa deve tradurre il messaggio biblico in categorie adeguate alle diverse culture, ma è altrettanto innegabile che si manifesta nelle società odierne un atteggiamento selettivo in tema di valori, il quale apre la strada a una morale individuale (non necessariamente individualista). Detto altrimenti, quando si entra nella sfera dei comportamenti pubblici, si pone il problema di un’etica laica che sia condivisa il più ampiamente possibile, che non sia ancorata a una certa appartenenza di gruppo, ma che sia il risultato di diversi contributi in vista del bene comune. L’approdo a questa morale non può che passare per il dialogo, poiché in un contesto multiculturale il consenso si crea, non si presuppone e non si impone. Una qualunque morale dovrebbe essere sempre a servizio della dignità umana, e la convergenza su un sistema di valori mostrerebbe l’autenticità di diritti che, altrimenti, rimarrebbero confinati al loro puro aspetto formale. Per giungere ad una simile morale, però, occorre confrontarsi su alcuni nodi concettuali di fondo:

- qual è il valore della corporeità, che mette l’individuo in relazione col mondo?

- qual è il valore della tradizione, nella quale l’istituzione del matrimonio ha assunto un proprio  valore simbolico, di incontro fecondo delle differenze?

- infine, qual è il senso e il valore della polarità genitoriale?

 

Monsignor Tomasi ha concluso il suo intervento sottolineando che il vero credente non chiude le domande, ma le proietta in una dimensione diversa da quella delle contingenze quotidiane, fermo restando che la fede non è un’ideologia, ma un modo di vita che si traduce in  ricerca.

(*)  Il professor Fabio Zanin è docente del Liceo- Ginnasio G. B. Brocchi di Bassano

 

 

1 commento

  • Ogni discussione ragionevole è una buona occasione di approfondire tutti gli aspetti di un problema, ed è giusto ascoltare fino in fondo le parti. Rispetto a una normativa, però, che da un lato riconosce pari dignità e diritti alle persone omosessuali, e da un lato nega loro quello alla genitorialità non biologica, che è invece riconosciuta a tutte le coppie non omosessuali, siano o no in grado di avere figli nel modo tradizionale, ebbene non è veramente intelligibile la pacata simpatia che – pur in un linguaggio non sempre trasparente – l’articolo che sto commentando sembra esprimere. Non è intlligibile perché qui è in questione la logica prima che l’etica – e la logica a suo modo è etica: è il fondamento della corenza intellettuale, dunque anche morale. “Pari dignità e diritti” – e quindi anche pari doveri – ha un senso chiaro, mi pare. Ecco: dobbiamo riconoscerla o non dobbiamo? Grazie di una risposta.

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