Il ruolo della cultura contro un presente povero. Chi sono gli eredi dei grandi del Novecento?

Il ruolo della cultura contro un presente povero. Chi sono gli eredi dei grandi del Novecento?

Sulla prima pagina del libro, un testamento, uscito quasi contemporaneamente alla sua morte, l’8 novembre, Luciano Gallino, il grande intellettuale (l’Olivetti, l’Einaudi, l’Università) ha scritto una frase desolatamente amara: «Abbiamo visto scomparire due idee e relative pratiche che giudicavamo fondamentali: l’idea di uguaglianza e quella di pensiero critico. Ad aggravare queste perdite si è aggiunta, come se non bastasse, la vittoria della stupidità». (Da: Il denaro, il debito e la doppia crisi. Spiegati ai nostri nipoti, Einaudi).

Basta leggere le cronache quotidiane per dargli ragione. I 500 euro regalati ai diciottenni, a tutti - non era questa l’idea di uguaglianza di Gallino - da spendere in attività culturali «per rispondere al terrore» sono un segno. Il comandante Lauro, negli anni Cinquanta del ’900, se non altro, regalava una scarpa agli elettori napoletani prima del voto e l’altra dopo, se le elezioni avevano avuto successo per lui. La garanzia.
Manca ora evidentemente una conoscenza della società. Vada a chiederlo, il presidente del Consiglio, ai ragazzi di Africo, di Pachino, di Porto Tolle, di Gravina di Puglia, se spenderanno quei soldi per andare a teatro, nei musei, a comprar libri o li spenderanno piuttosto per vivere. E si informi nelle città affluenti, a Milano, a Torino, a Campione d’Italia per capire se i ragazzi beneficati non sprecheranno piuttosto quei soldi in discoteca o a comprar capi di griffe famose.
E poi: il ministro del Lavoro Poletti ha proposto «contratti di lavoro che non abbiano più come misura unica di riferimento l’ora di lavoro». Non ha memoria il ministro delle battaglie contadine e operaie lunghe un secolo, dei conflitti anche sanguinosi, o almeno delle canzoni di protesta nate da quelle lotte? ( «Se otto ore vi sembran poche»). Poletti — nella giovinezza non deve esser stato troppo chino sulle sudate carte — ha anche invitato i giovani a far presto, a non perder tempo all’università che «non serve a un fico».
È dolorosamente chiaro che il livello della classe dirigente nazionale, alta e bassa, non sta attraversando il suo tempo migliore. In un difficile mondo in trasformazione epocale non è facile comprendere i modi dell’agire per costruire un futuro dignitoso.
Il Novecento è stato un secolo tragico, tra due guerre mondiali, la Shoah, i Gulag, la bomba atomica, ma non mancarono gli uomini che seppero esprimere energie e competenze oggi, sembra di capire, disprezzate come un inciampo. Se si pensa che ministro della Pubblica Istruzione fu (nel 1920-’21) Benedetto Croce, di nuovo ministro nel ‘43-‘44, si capisce la povertà intellettuale del presente. Pare che non siano molti gli eredi dei grandi uomini del passato novecentesco: Luigi Einaudi, Raffaele Mattioli, Adriano Olivetti, Enrico Fermi, Gramsci, Gobetti, Leone Ginzburg, Contini, Dionisotti, Montale, Gadda, Volponi, Giulio Natta, Calamandrei, Garin. E con loro i 14 professori universitari che rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo e persero la cattedra.
La cultura è, o dovrebbe essere, il nocciolo di una società. Qui da noi, invece, è la cenerentola, all’ultimo gradino tra i paesi dell’Ocse nella spesa per l’istruzione. I musei, le biblioteche, gli archivi non navigano in buone acque. L’università sta cercando di recuperare le carenze create da leggi sbagliate che l’hanno privata di indispensabili risorse, la riforma della scuola non è stata per nulla condivisa da ampi strati sociali, professori, famiglie.
Che cosa leggono, ad esempio, i giovani? Come si informano le nuove generazioni? Raffaele Fiengo che insegna Linguaggio giornalistico all’Università di Padova, nel corso di laurea in comunicazione, ha fatto fare su questo tema un’esercitazione ai suoi studenti.
Che cosa risulta? Internet la fa da padrona, i quotidiani online prevalgono su quelli di carta, si salvano pochi programmi televisivi. I compagni si intervistano tra loro e ne esce un panorama interessante. Secondo Alessandra, i giovani di oggi sono sempre di più i figli dei social network e non prendono neppure in considerazione l’informazione tradizionale. Margherita guarda la Tv e ascolta la radio. Se le interessa qualche argomento cerca l’articolo su Internet. Giulio non legge quotidiani di carta o online, usa il web, la tv, la radio. Ilaria continua a preferire la carta stampata, giudica poco affidabile soprattutto Facebook. Giuseppe si serve dell’informazione online, veloce e gratuita. Stefania non compra quotidiani, ma se li trova al bar li sfoglia. Niccolò crede nella carta stampata. I quotidiani online? «Notiziole per chi non ha voglia di approfondire». Erica adopera Google, ma le piacciono quotidiani e settimanali di attualità e cerca di imparare le tecniche dei giornalisti che stima.
E i libri? Pochi. Umberto Eco, Italo Calvino ( Palomar ), Dostoevskij ( L’idiota ), qualche altro. Le madri, tra smartphone, tablet e palmari, non devono più andare a spegnere la luce nelle camere dei figli che una volta leggevano fino a notte alta.

Il Corriere della Sera, 3 dicembre 2015

 

1 commento

  • Finalmente qualcuno che mette il dito nella piaga!

    L’emarginazione della cultura, il suo allotanamento dalle istituzioni e dalla politica, ha portato all’occupazione del Parlamento da manipoli di mediocri che offendono la storia di quel luogo-istituzione e hanno precipitato il Paese in una palude di meschinità, illegalità, visione miope, sconcertando anche la Cittadinanza meno evoluta, al punto da spingere l’astensione dal voto ad oltre il 50% + più i suffragi al M5S che sono di segno opposto.

    Sconcerta ricordare che Romano Prodi dovette battersi e al fine soccombere, contro un tale Berlusconi ed i suoi alleati Bertinotti, D’alema, Mastella

    Ed è triste riconoscere che il problema non è solo del nostro Paese, ma universale: é la mediocrità a governare il mondo!

    Sconcerta ricordare che Gorbaciov fu defenestrato da un tale Eltsin predecessore di Putin, che Al Gore fu sconfitto in qualche modo da G. W. Bush, con tutto quel che ciò vuo dire, alle presidenziali USA di qualche anno fa.

    Non sono uno storico e queste sono considerazioni molto semplici e banali, ma purtroppo reali! E continuando a richiamare alla mente i nomi dei capi di stato che sentiamo ogni giorno, troviamo Erdogan, Nethaniau, Assad, Horban, mentre ci hanno appena lasciato (a forza) Gheddafi e Hussein, per tacere dei paesi dove le donne devono nascondersi dentro le proprie vesti…..

    E tornando a noi, riflettere sulla statura dei nostri capi partito: Salvini, Meloni, ancora Berlusconi, Alfano, Renzi…

    Difficile nutrire speranze, ma lo facciamo, almeno per noi,perchè:
    “La nostra Costituzione – ripeto: se la sappiamo leggere – è come un serbatoio che racchiude quelle energie, alle quali possiamo attingere nei momenti di difficoltà.” (G. Zagrebelsky),

    “La Costituzione vive dunque non sospesa tra le nuvole delle buone intenzioni, ma immersa nei conflitti sociali. La sua vitalità non coincide con la quiete, ma con l’azione. Il pericolo non sono le controversie in suo nome, ma l’assenza di controversie. Una Costituzione come la nostra, per non morire, deve suscitare passioni e, con le passioni, anche i contrasti. Deve mobilitare”. (G. Zagrebelsky).

    Ma la Cittadinanza HA BISOGNO DI GUIDE, non per portarci a referendum rischiosi, ma per guidarci all’esercizio della Costituzione, con la Sovranità Popolare Realizzata, per riportare il destino del Paese sulla rotta dei Costituenti.

    E del loro rigore morale e culturale!

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