LeG, il PD, il referendum: un’opinione in dissenso

LeG, il PD, il referendum: un’opinione in dissenso

Facciamoli questi comitati per il No al referendum costituzionale, con ex Rifondazione, ex SEL, ex DS, ex-ex, più o meno gli stessi della bella prova della lista L’Altra Europa per Tsipras. Facciamoci sconfiggere bestialmente e facilitiamo la strada del PD verso il 2018.

Mentre aspettiamo, LeG potrebbe però anche provare a complicare il gioco e a rompere le parti assegnate. Questo significherebbe dialogare con il PD, riconoscere che una spinta ci voleva, e che alcune cose vanno pure bene – chiederei ai centomila insegnanti assunti – ma ribadire che molte altre fanno davvero pena, invitare Renzi a discutere con il presidente Vannucci sull’Italia che vogliamo e sul perché tra tutte le culture democratiche della nostra storia politica solo la nostra gli dà tanto fastidio.

Perché il problema italiano, comune a molta Europa, è che ci sono due “partiti della nazione”.

Uno, il PD, sta stendendo una rete di controllo sul paese e procede a segare la società in chi comanda e chi ubbidisce perché crede, in base a qualche vaga idea dell’Occidente, che questa sia la modernità.

L’altro, il M5S, vuole politicizzare la società, fare del cittadino un eletto e dell’eletto un cittadino, con un televoto a risposta multipla che è l’ipocrisia al quadrato dell’ipocrisia democratica.

In questo quadro, diventerà difficile da capire una LeG di lotta totale al PD in compagnia della sinistra più marginale e retorica che si ricordi, perché sembrerà anch’essa chiusa in questa sinistra senza rimorsi, alla cui velleità dobbiamo l’arrivo di Renzi e in buona parte anche quello del M5S. LeG invece può diventare più attrattiva, originale ed innovativa se evidenzierà e romperà l’equivalenza dinamica tra i due partiti della nazione, che fa comodo ad entrambi. Dovrebbe incalzare le due formazioni post-ideologiche con la critica di un vero riformismo (che secondo me è e deve essere “ideologico”: ovvero, considerare la destinazione dei nostri sforzi oltre la loro contingenza). Anche questo significa fare cultura politica. Chissà che non ci riesca, anche, alla fine, di salvaguardare obliquamente se non tutta la Carta, almeno la sua linfa.

Così, forse, i circoli non si svuoteranno e non si sprecherà la grande occasione di avere per presidente Vannucci.

 

 

10 commenti

  • La riflessione del Prof. Di Bella è , per molti versi, sconcertante. Lo è, intanto, per la lettura che egli dà dell’ esperienza – tutt’altro che fallimentare – dell’ Altra Europa per Tsipras, accompagnata da un’ ironia tanto gratuita quanto insultante nei confronti di chi milita, con fondate motivazioni ideali e disinteressata passione civile, nelle formazioni politiche ‘ a sinistra del Pd ‘ . Lo è , poi, per l’ attacco – anche qui, gratuitamente offensivo – che egli muove al cantiere di una sinistra che è ben consapevole degli errori compiuti ma che – proprio per questa consapevolezza – intende ricostruire , con intelligenza e generosità, coerenze e identità antiche, oggetto di brutali quanto improvvide rottamazioni . Mi impegno, a questo ultimo proposito, a far avere al Prof. Di Bella l’ importante documento ( ” Linee di intervento per il Sud “) che il gruppo parlamentare di Sinistra Italiana ha approntato in vista dell’ iniziativa che si terrà a Napoli sabato prossimo : ” La Sinistra che cambia il Mezzogiorno “. Vi troverà molte delle idee che hanno caratterizzato la felice stagione dell ‘ Ulivo e che erano state recepite nel programma di Italia Bene Comune. Nulla di particolarmente rivoluzionario
    e/o di pericolosamente eversivo, s’ intende, ma certamente ‘ originale e innovativo ‘ come si profilava il cammino della coalizione guidata da Bersani nel 2013, messa in un angolo per la grave responsabilità di Napolitano e per l’ immaturità politica del M5S.
    La riflessione del prof. Di Bella, infine, è sconcertante anche per i passaggi che riguardano la nostra associazione di cui non credo affatto che il ruolo debba essere quello di ‘ agente sparigliatore ‘ ( ‘ complicare il gioco e rompere le parti assegnate ‘ ), né quello di interlocutore privilegiato del Pd ( che – nella versione renziana e dei suoi vice Guerini e Serracchiani – non pare particolarmente incline al ‘ dialogo ‘ ) . La Carta è la bussola che ci permette di navigare in mare aperto senza timore di essere strumentalizzati da chicchessia. E il mare aperto che attende LeG come ogni comunità ( di tipo associazionistico, partitico o movimentista ) che non si fermi all’ indignazione moralistica è fatto – appunto – di quella cultura politica che impedisce così l’ infantile demonizzazione dei partiti come l’ a-critica mitizzazione della società civile. Una cultura politica che si fa prassi militante, autorevole perché non aristocraticamente distaccata ma sempre più incarnata nelle pieghe più sofferenti della società.
    Il nostro obiettivo, prof. Di Bella, non è vincere un referendum o far cadere un governo.
    Noi abbiamo la ben più alta ambizione di attuare la ‘ democrazia costituzionale ‘. E, per raggiungere tutti insieme questo obiettivo, dobbiamo spiegare ai nostri concittadini perché certe riforme ci allontanano da questo modello di democrazia. E’ questo il lavoro duro e serio che ci attende.
    Giovanni De Stefanis, libertà e Giustizia -…

  • Personalmente non condivido il ragionamento di Di Bella, tanto meno per quanto riguarda l’apprezzamento sulla scuola. Certo i centomila saranno contenti, ma i trecentomila lasciati a casa forse un po’ meno. Circa la scuola vengono immessi docenti senza esperienza; mantenuti docenti non sempre aggiornati; eliminati in massa docenti senza alcuna valutazione, nonostante l’esperienza e la preparazione dimostrata.
    Non mi pare una riforma in grado di garantire una scuola seria, adatta alle nuove conoscenze, quanto un’espressione di logiche burocratiche.

  • Condivido con il prof. Di Bella il rischio insito nel referendum confermativo, che consacrerebbe il renzismo per sovrana volontà popolare referendaria!

    In quanto ai “partiti” credo che ce ne sia un terzo: “la Cittadinanza”!

    Una Cittadinanza smarrita, sfiduciata, nell’impossibilità di trovare persone degne di fiducia, a cui affidare il futuro proprio e del Paese, poichè la politica ha espulso dalle istituzioni e allontanato da se chiunque fosse anche solo sospettato di coltivare rigore culturale e morale e di tenere ben conto del “bene comune”.

    Le resta ancora, ma per poco tempo, un’unica ancora di salvezza: la Costituzione Repubblicana. Che come ci ricorda il prof. Zagrebelsky:

    “La nostra Costituzione – ripeto: se la sappiamo leggere – è come un serbatoio che racchiude quelle energie, alle quali possiamo attingere nei momenti di difficoltà.” (G. Zagrebelsky),

    “La Costituzione vive dunque non sospesa tra le nuvole delle buone intenzioni, ma immersa nei conflitti sociali. La sua vitalità non coincide con la quiete, ma con l’azione. Il pericolo non sono le controversie in suo nome, ma l’assenza di controversie. Una Costituzione come la nostra, per non morire, deve suscitare passioni e, con le passioni, anche i contrasti. Deve mobilitare”. (G. Zagrebelsky).

    Ma la Cittadinanza HA BISOGNO DI GUIDE, non per portarci a referendum rischiosi, ma per guidarci all’esercizio della Costituzione, con la Sovranità Popolare Realizzata, per riportare il destino del Paese sulla rotta dei Costituenti.

  • Chi fin dall’inizio ha cercato di dialogare con il PD (vedi Vendola) è corresponsabile di questa situazione.

    Ha ragione Zagrebelsky, non ha senso invitare a riflettere chi conosce solo l’argomento della forza.

    Anzi, serve solo a farsi ridere in faccia. Continuiamo così: errare humanum, eccetera.

  • Articolo esilarante! La pagella del PD risollevata dal bel voto sui 100.000 assunti: è come se durante un’epidemia si tagliassero i fondi agli ospedali per destinarli agli aerei blu e si decidesse di respingere il 90% dei malati, per poi rivendicare la propria efficienza sbandierando il 10% di quelli accolti.
    Fantastico il teorema secondo il quale la colpa sia “della sinistra più marginale e retorica che si ricordi……………… questa sinistra senza rimorsi, alla cui velleità dobbiamo l’arrivo di Renzi e in buona parte anche quello del M5S.”
    E’ stata la sinistra marginale a votare Renzi alle primarie? E’ stata la sinistra marginale ad allearsi con Berlusconi per modificare la Costituzione (in modo da neutralizzare la sovranità dei cittadini) e per riesumare in peggio la legge Acerbo per sbarazzarsi del M5S?Sono stati la sinistra marginale e il M5S a pugnalare Prodi nel 2013? Il Presidente Renato Soru, sardo e piddino, dopo la vergogna del 2013, in un riunione con i capoccioni del suo partito, spiegò in maniera memorabile che tanta gente di sinistra aveva votato M5S perché non ne poteva di un PD che non avrebbe MAI fatto una seria legge sul conflitto di interessi, non avrebbe MAI modificato il porcellum …ecc. Invito Di Bella a cercare in internet lo spendido intervento di Renato Soru, che i vertici del PD apprezzarono come il diavolo apprezza l’acqua santa e corsero a fare tutto quel che poi è avvenuto e con cui ci tocca fare i conti e combattere.
    Grillo tanti anni fa si rivolse al PD per chiedere, da cittadino italiano, che facesse il proprio dovere: il PD (perfino Prodi!) ignorò le centinaia di migliaia di firme raccolte e Grillo si vestì da pittima davanti al Parlamento. Chiese poi di entrare nel PD per perorare dall’interno la causa dei cittadini non rappresentati. Tutto fu inutile. M sembra davvero troppo arrivare ad accusare la” sinistra marginale” dell’arrivo di Renzi e argomentare sul salvataggio della” linfa della Carta” omettendo di ricordare che il M5S e Grillo fin dal primo giorno hanno fatto tutto il possibile per difendere la Costituzione, il Senato della Repubblica, la democrazia parlamentare, l’indipendenza della Corte Costituzionale e, cosa ormai fuori moda, hanno osato dire che le leggi si discutono in Parlamento e non nelle segrete stanze e nei nazareni. SCANDALO! Bersani era il piddino che io più apprezzavo, anche x la sua decantata passione x la Costituzione; inoltre non mi piace la democrazia dei clic senza dibattito.Al famoso incontro con Lombardi e Crimi sentii Bersani prospettare la riforma della Costituzione e tremai di paura e di indignazione. Seguì la vergogna di un Bersani che vota in ossequio alla “ditta” la modifica illegittima della Costituzione e una appassionata e limpida difesa della Costituzione da parte dei 5Stelle. Il Signor Di Bella, propone dialogo e collaborazione con chi sta facendo i danni e non con chi vi si oppone. Non lo trovo ingenuo ma gattopardesco.

  • Secondo il prof. Di Bella Libertà e Giustizia per non correre il rischio di perdere al referendum contro la modifica costituzionale dovrebbe astenersi e non muoversi. Con questo criterio ci si dovrebbe muovere solo quando si è certi di vincere? Non si dovrebbe mai lottare per i propri ideali?

  • COME SI LEGGE DALLE RISPOSTE DATE AL PROF. DI BELLA, LE CUI AFFERMAZIONI CONDIVIDO IN PIENO (DA SOCIO DI LEG ISCRITTO IN PERIODI NON SOSPETTI),
    E’ EVIDENTE LA DERIVA di Libertà e Giustizia verso le forme di estremismo che non
    hanno mai cambiato nulla in Italia, ma hanno favorito il conservatorismo in tutti i campi.
    Ormai dietro il diktat della Bonsanti, l’associazione LeG è stata occupata da tanti
    militanti di cui sopra e che “conosciamo” bene e che non hanno trovato e non trovano più spazio nei Partiti di provenienza . Non ha quasi più niente degli elementi
    costitutivi e fondativi dell’associazione.. Ne sono profondamente amareggiato

  • Tra le tante affermazioni della sua amarissima nota , Sig. Viola, che meriterebbero qualche precisazione ( alla luce, per esempio, del manifesto costitutivo di LeG che evidentemente deve aver letto troppo frettolosamente ) Le chiederei di renderci edotti di quali siano o, meglio, siano stati ‘ i tempi non sospetti ‘ in cui Lei si è iscritto a Libertà e Giustizia e quali, invece, e perché, siano ‘ i tempi sospetti ‘ nei quali sarebbero entrati a far parte della nostra associazione i pericolosi estremisti che tanto la turbano.
    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  • Sono stata un’oscura insegnante di un piccolo liceo della provincia di Napoli, niente in paragone all’autorevolezza che viene al prof. Di Bella dalla sua cattedra universitaria. Per fortuna la nostra Costituzione mi assicura il diritto (Art, 21) di esprimere la mia opinione.
    Dissento da molte delle affermazioni del prof. Di Bella, e (mi) chiedo come De Stefanis, come Favarolo, Barbieri (a parte la dichiarazione iniziale), Giovanna, andersdenstore , Paolo: dove sono in LeG i barricaderi? ha senso invitare (!!!) Renzi a dialogare con il pres. Vannucci (e perché mai dovrebbe?) ? perché avere paura dei referendum? e la “Buona scuola”! !!!
    Meno male che c’è l’articolo del grande prof. Zagrebelsky
    Sofia Masillo, LeG Eboli

  • Alcune affermazioni del prof. Di Bella sono giuste. Per esempio il fatto che Renzi ci è stato regalato dalla sinistra marginale, retorica ed, aggiungerei, interessata solo al potere nel partito ( dal pds al pd ). L & G dovrebbe tenersi alla larga dai fuoriusciti dal pd ( che in gran parte vanno altrove in cerca di una candidatura) ma anche dalla cosiddetta minoranza del pd; la cui azione appare del tutto strumentale. Predicano i valori della sinistra tradizionale, ma il loro intento vero è tornare a comandare nel partito. Ma questo non vuol dire che si debba per forza flirtare con Renzi, perché L&G propugna i suoi valori che non sono quelli del Renzismo, ma non deve considerarsi costretta, automaticamente, a dialogare con una vecchia guardia che non ha più nulla da dire. Piuttosto avrebbe un senso spronare quell’area a rinnovarsi e ad operare un ricambio ( come è avvenuto con Podemos e Tsipras ) non partendo dai gruppi parlamentari o dai logori vertici, ma dai territori e dalle persone che vogliono un cambiamento reale

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