La giurista Lorenza Carlassare/Consulta a rischio: decapitando l’organo di garanzia, salta l’intero sistema

La giurista Lorenza Carlassare/Consulta a rischio: decapitando l’organo di garanzia, salta l’intero sistema

“A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre”, ricordava ieri sul Corriere della Sera il professor Michele Ainis a proposito della mancata elezione dei giudici costituzionali, che da giugno perpetua un vulnus – istituzionale e costituzionale – proprio ai danni dell’architrave del nostro sistema: la Consulta. Quasi una vendetta verso l’organo che nel gennaio 2014 con una sentenza storica osò dichiarare incostituzionale la legge elettorale. E che ha gravemente delegittimato le Camere dei nominati, “un Parlamento – spiega Lorenza Carlassare, professore emerito di diritto Costituzionale a Padova – incapace di adempiere, in quasi trenta sedute, a uno dei suoi compiti più importanti, quello appunto di eleggere i membri della Consulta”.

Professoressa, come si spiega questa lunga impasse?

Partiamo dalle Camere dei nominati: troppi parlamentari seguono pedissequamente le indicazioni dei vertici dei partiti che li hanno fatti eleggere. Le forze di maggioranza temono la risposta della Corte sulla nuova legge elettorale: i ricorsi dei Tribunali già oggi sono quindici e i vizi di costituzionalità dell’Italicum sono in gran parte gli stessi del Porcellum. Per questo hanno bisogno di eleggere persone fidate, che su questo tema siano in sintonia col governo e con chi lo sostiene. Ma la Corte non è un organo politico e le ragioni del diritto non sono quelle della politica: oltre alla competenza, è essenziale l’indipendenza.

Siamo di fronte a una clamorosa sconfitta del Parlamento?

L’elezione dei giudici costituzionali è un’importante attribuzione del Parlamento, che di certo non ne esce bene. È però anche una sconfitta del governo, del premier che è anche segretario del partito di maggioranza e vuole imporre alcuni nomi. Ma finora non ci è riuscito.

Cossiga arrivò a minacciare, in una situazione analoga, di sciogliere le Camere. Il presidente Mattarella – che della Corte faceva parte – potrebbe arrivare a tanto?

Non sarebbe improponibile: rimettere in moto i meccanismi inceppati per consentire il regolare funzionamento delle istituzioni rientra nelle funzioni del presidente della Repubblica. Tanto più in questo caso. La sentenza 1 del 2014 – usando il principio di continuità dello Stato per non travolgere gli atti compiuti da un Parlamento eletto con una legge illegittima e quelli che le Camere adotteranno prima di nuove elezioni-adduce a conferma esempi legati a tempi ristretti (art. 61 e 77 Cost.). Manifestando così l’idea di una durata breve del Parlamento illegittimamente eletto, non certo la sua continuazione fino alla scadenza normale!

La Corte è composta da 15 giudici. Ora sono 12 e 11 è il numero minimo richiesto per le deliberazioni: basta che qualcuno prenda l’influenza e salta tutto.

Il rischio è forte: la situazione va risolta subito, non è procastinabile.L’equilibriointerno alla Corte è delicatissimo: basta un solo voto per ribaltare una decisione. Non per nulla i costituenti hanno pensato a una composizione complessa: cinque giudici nominati dal presidente della Repubblica (organo super partes), cinque dal Parlamento in sedutacomune,cinquedallesupreme magistrature. Il nostro sistema non può essere decapitato del suo organo di chiusura che garantisce la costituzionalitàdelleleggi:sevienea mancare, salta tutto.

Sono molte le materie importanti su cui la Corte sarà chiamata a pronunciarsi nei prossimi mesi, dall’Italicum al referendum sulla riforma Boschi.

La corte giudica la costituzionalità delle leggi e dichiara anche l’ammissibilità dei referendum; ora si dovrà pronunciare sia sull’Italicum che sulla riforma costituzionale. Temi molto sensibili per il governo. Troppo per rischiare, evidentemente.

I cittadini forse pensano che l’elezione dei giudici della Consulta sia una questione politica, lontana dalle loro vite.

Tutt’altro: la Costituzione è garantita dalla Corte. Fin dall’inizio ha eliminato leggi incostituzionali, spesso risalenti al Fascismo, che il Parlamento lasciava in vita. Vediamo bene quante leggi incostituzionali vengono annullate, norme che regolano la nostra esistenza quotidiana – dal lavoro alla scuola, dalla tutela della salute alla famiglia – e possono essere sottoposte al giudizio della Corte: diritti politici, civili, diritti sociali, oggi sempre più a rischio. Le stesse libertà: viviamo un momento delicato, in cui gli Stati sono tentati di emanare leggi più repressive visto il pericolo del terrorismo. Non è pensabile che venga a mancare il controllo di costituzionalità.

Il Fatto Quotidiano, 3 dicembre 2015

2 commenti

  • Sciogliere questo indegno e costituzionalmente illegittimo Parlamento – fatto di servi nominati disposti ai più osceni compromessi e alle più incredibili bassezze, di indagati per reati di alto allarme sociale, di corrotti, di piduisti, di accertati incapaci e di illetterati – sarebbe quasi un atto dovuto da parte del Presidente della Repubblica.

    Sarebbe, appunto.

  • Comprendo ‘ umanamente ‘ l’ indignazione per questo ennesimo vulnus ma non posso che rilevarne la crescente, pericolosa, impoliticità. Perché se è vero che abbiamo un Parlamento politicamente delegittimato, è purtroppo altrettanto vero che abbiamo anche un popolo sovrano incapace di proposte politiche seriamente alternative. E questa incapacità – frutto di superficialità a livello teorico ( quanti studiano , per esempio, e/o progettano modelli di sviluppo alternativi al modello imperante ? ) e di pusillanimità a livello di prassi quotidiana ( quanti hanno la capacità etica e culturale di dissentire, di fare una opposizione laicamente critica e non pregiudizialmente ‘ anti ‘ ?) – condanna a lungo andare anche i cittadini alla delegittimazione politica. Chiediamoci allora : può una democrazia vivere e prosperare con Istituzioni e cittadini politicamente delegittimati ? Io credo di no. Così come sono convinto che , senza quella ‘ effettiva partecipazione ‘ ( di cui parla il magistrale articolo 3 della Costituzione ) da parte di una comunità meno diseguale e più coesa, a nulla o a ben poco gioverebbe avere una Consulta al gran completo. O un Parlamento di eletti anziché di nominati.
    La democrazia ha certamente bisogno di istituzioni credibili ed efficienti ma , ancora di più, di ‘ buona politica ‘, Di quella politica, cioè, fatta di forte carica etica, di passione civile, di gratuito e disinteressato volontariato, di intelligente mediazione e generosa inclusione. Dobbiamo , insomma, indignarci un po’ di meno ed impegnarci un po’ di più. Anche nei tanto screditati partiti e nei non meno screditati sindacati.
    Solo una partecipazione diretta, coinvolgente, non delegata, univocamente dalla parte degli ultimi, può consentirci di riscoprire il piacere di fare politica e, quindi, di costruire spazi di vera democrazia. Una democrazia che non si farà ‘ commissariare ‘ dai poteri forti della finanza e che non si farà ‘ sospendere ‘ – per paura del fanatismo fondamentalista – da oligarchie , nazionali e internazionali, di ‘ uomini sempre più soli al comando ‘.
    Giovanni De Stefanis, Libertà e Giustizia – Napoli

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