Il dopo-Marino visto da Roma

Il dopo-Marino visto da Roma

Nel M5S  circola un dubbio amletico: vincere le comunali a Roma a mani basse, ma iniziare a ballare? O tirare fuori un candidato anonimo “cittadino”, perdere bene, schivare la Rogna Capitale e rimanere all’opposizione in Campidoglio per giocarsi la partita della vita alle politiche? Il dilemma si chiarirà presto, ma non prima di avere tirato giù un programma che possa incuriosire elettori non fedeli e persino astenuti disgustati. Certo è che se vogliono rendersi potabili ai delusi del PD – moltissimi  - devono rimuovere alcuni macigni, come le frequentazioni amichevoli con Casa Pound e altre disinvolte affermazioni di ostilità verso i migranti.

Più arduo il compito del PD, terremotato dalla brutalità renziana tipica del “Marino stai sereno”, che ha negato all’ex sindaco persino il riconoscimento di quanto ha positivamente realizzato. Ora il partito – oltre a dover  gestire il reinserimento lavorativo di 19 ex consiglieri in altre cariche – deve trovare un candidato il più lontano possibile dal Nazareno. Se non un tecnico, almeno un “papa straniero”, che abbia tanta credibilità da compensare quella mancante al PD romano. Che deve esibire un programma di “repulisti” della screditata burocrazia capitolina, profondo e netto, preceduto dalla pubblicazione del rapporto ispettivo ancora segreto, dove sono elencati ben 101 dirigenti e funzionari in odore di corruzione.
Marino farà una lista civica?   Dipende dal risarcimento che otterrà, più morale che di poltrona. Perché lui una professione ce l’ha e non ha bisogno – come gli ex consiglieri dimessi – di paracadute. Certo, se dovesse continuare l’ostracismo renziano, potrebbe togliersi anche la soddisfazione di correre in proprio a primavera, ma con scarsi risultati. Tanto più se si creasse una lista di sinistra-sinistra per fare la scarpetta degli elettori spersi e sparsi.
Quello che non è accettabile  è il demansionamento degli elettori. Se pensiamo di doverci esprimere solo con il voto, siamo destinati ad essere ratificatori di scelte altrui. Se invece poniamo temi forti ai partiti – credibilità dei candidati, miglioramento dei servizi, programmazione condivisa, collaborazione istituzioni-associazioni, ecc. – allora possiamo incidere. Non è semplice, ma dobbiamo provarci. Con un Giubileo della Partecipazione.
(*) Massimo Marnetto è coordinatore del Circolo Libertà e Giustizia di Roma

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