Cari nipoti vi racconto la nostra crisi: ha perso l’idea di uguaglianza, ha vinto una diffusa stupidità

Cari nipoti vi racconto la nostra crisi: ha perso l’idea di uguaglianza, ha vinto una diffusa stupidità

Quel che vorrei provare a raccontarvi, cari nipoti, è per certi versi la storia di una sconfitta politica, sociale, morale: che è la mia, ma è anche la vostra. Con la differenza che voi dovreste avere il tempo e le energie per porre rimedio al disastro che sta affondando il nostro paese, insieme con altri paesi di quella che doveva essere l’Unione europea. A ogni sconfitta corrisponde ovviamente la vittoria di qualcun altro. In realtà noi siamo stati battuti due volte. Abbiamo visto scomparire due idee e relative pratiche che giudicavamo fondamentali: l’idea di uguaglianza e quella di pensiero critico. Ad aggravare queste perdite si è aggiunta, come se non bastasse, la vittoria della stupidità. L’idea di uguaglianza, anzitutto politica, si è affermata con la Rivoluzione francese. Essa dice che ogni cittadino gode di diritti inalienabili, indipendenti dal suo censo o posizione sociale, e ogni governo ha il dovere di adoperarsi per fare in modo che essi siano realmente esigibili da ciascuno. La marcia di tale idea è stata per oltre due secoli faticosa e incerta, ma nell’insieme ha avuto esiti straordinari. La facoltà di eleggere i propri rappresentanti in Parlamento; la formazione di sindacati liberi; la graduale estensione del voto sino a includere tutti i cittadini; la tassazione progressiva; l’ingresso del diritto nei luoghi di lavoro; l’istruzione libera e gratuita per tutti sino all’università; la realizzazione dello stato sociale; i limiti posti alle attività speculative della finanza: è una lunga storia, quella che vede il principio di uguaglianza diventare vita quotidiana per l’intera popolazione.

Due periodi furono specialmente favorevoli a tale marcia: gli anni Trenta sotto la presidenza Roosevelt, negli Stati Uniti, che videro un grande rafforzamento dei sindacati e una severa regolazione della finanza, e i primi trent’anni dopo la Seconda guerra mondiale, in quasi tutti gli Stati europei, Italia compresa. Poi, sul finire degli anni Settanta, la ristretta quota di popolazione che per generazioni aveva subito l’attacco dell’idea e delle politiche di uguaglianza decise che ne aveva abbastanza. Si tratta della classe dei personaggi superpotenti e super- ricchi che controllano la finanza, la politica, i media, che dopo i moti di piazza anti Wall Street di anni recenti si usa stimare nell’1 per cento: un dato che le statistiche sulla distribuzione della ricchezza confermano. Essa iniziò quindi un feroce quanto sistematico attacco a qualsiasi cosa avesse attinenza con l’uguaglianza, previa una preparazione che risaliva addirittura agli anni Quaranta. (…) Quando parlo di pensiero critico, che costituisce la perdita numero due, mi riferisco a una corrente di pensiero che oltre al soggiacente ordine sociale mette in discussione le rappresentazioni della società diffuse dal sistema politico, dai principali attori economici, dalla cultura dominante nelle sue varie espressioni, dai media all’accademia. La tesi da cui tale corrente è (o era) animata è che le rappresentazioni della società predominanti in un paese distorcono la realtà al fine di legittimare l’ordine esistente a favore delle élite o classi che formano tra l’1 e il 10 per cento della popolazione. È una tesi che ha una lunga storia. È stata formulata tra i primi da Machiavelli; ha toccato un vertice di spessore e complessità con Marx e poi con la teoria critica della società, elaborata dalla Scuola di Francoforte tra gli anni Venti e Cinquanta; si è prolungata in Italia con Gramsci e in Francia con Bourdieu e Foucault, sin quasi ai giorni nostri.

La suddetta tesi trova una clamorosa conferma nella società contemporanea, a cominciare dalla nostra. La rappresentazione di quest’ultima che vi propongono i giornali, la Tv, i discorsi dei politici, le scienze economiche, la stessa scuola, l’università, sono soltanto contraffazioni della realtà, elaborate a uso e consumo delle classi dominanti. È la funzione che svolgono quotidianamente le dottrine neoliberali. E guai se uno osa contraddirle. Il richiamo alle distorsioni che l’enorme aumento della disuguaglianza ha prodotto in campo sociale, politico, morale, civile, intellettuale viene confutato con l’idea che l’arricchimento dei ricchi solleva tutte le barche – laddove un minimo di riguardo all’evidenza empirica mostra che nel migliore dei casi, ha scritto un economista americano, esso solleva soltanto gli yacht. (…) Al posto del pensiero critico ci ritroviamo, come si è detto, con l’egemonia dell’ideologia neoliberale, la sua vincitrice. È un’ideologia strettamente connessa all’irresistibile ascesa della stupidità al potere. È l’impalcatura delle teorie e delle azioni che prima hanno quasi portato al tracollo l’economia mondiale, poi hanno imposto alla Ue politiche di austerità devastanti per rimediare a una crisi che aveva tutt’altre cause – cioè la stagnazione inarrestabile dell’economia capitalistica, il tentativo di porvi rimedio mediante un accrescimento patologico della finanza, la volontà di riconquista del potere da parte delle classi dominanti. Oltre alla crisi ecologica, che potrebbe essere giunta a un punto di non ritorno.

Resta pur vero che senza l’apporto di una dose massiccia di stupidità da parte dei governanti, dei politici, e ahimè di una porzione non piccola di tutti noi, le teorie economiche neoliberali non avrebbero mai potuto affermarsi nella misura sconsiderata che abbiamo sott’occhio. (…) Pensate a quanto è successo nell’autunno 2014. All’epoca i disoccupati sono oltre tre milioni. I giovani senza lavoro sfiorano il 45 per cento. La base produttiva ha perso un quarto del suo potenziale. Il Pil ha perso 10-11 punti rispetto all’ultimo anno prima della crisi. E che fa il governo? Si sbraccia allo scopo di introdurre nella legislazione sul lavoro nuove norme che facilitino il licenziamento, riprendendo idee e rapporti dell’Ocse di almeno vent’anni prima. Come non concludere che siamo dinanzi a casi conclamati di stupidità? (o forse di malafede: discutere di come licenziare con meno intralci legali è anche un modo per non discutere dei problemi di cui sopra. Lascio a voi il giudizio).

 

Da “Il denaro, il debito e la doppia crisi” di Luciano Gallino (Einaudi). Il brano è stato pubblicato su Repubblica del 16.10.15

8 commenti

  • Sì, prof. Gallino,

    tutto ben scritto, chiaro e comprensibile. Ma non può aggiungere molto a tutto ciò che sul tema già abbiamo letto, ponderato e assimilato, in lustri di analisi che professori colti e competenti ci hanno voluto proporre.

    E con le sole analisi, pur eccellenti, non si fa un passo verso l’affrancamento da tutto ciò di cui si ragiona e che non ci piace. Ne per noi, ne, ancor meno, per i nostri nipoti.

    Lei scrive: “Resta pur vero che senza l’apporto di una dose massiccia di stupidità da parte dei governanti, dei politici, e ahimè di una porzione non piccola di tutti noi, le teorie economiche neoliberali non avrebbero mai potuto affermarsi nella misura sconsiderata che abbiamo sott’occhio…”

    Ed è assolutamente vero anche il nostro contributo di stupidità! e soprattutto, mi vorrà scusare, di Voi accademici di lunga storia e di chiara fama più che di noi, banali cittadini semplici e qualunque, che poco ne abbiamo!

    Ma allora vogliamo farci carico almeno di tentare REALMENTE di porre fine a questo osceno contributo? oppure vogliamo continuare ad accompagnare passiva-mente l’involuzione neoliberale, stupida e mediocre, per lasciarla in eredità ai nostri nipoti?

    E allora prof. Gallino, lei e i suoi colleghi “stringetevi a coorte” e ragionate con la massima intensità su “RICERCA DELLA VIA PER INVERTIRE IL PROCESSO”, per porre fine all’osceno apporto alla stupidità e mediocrità della casta politica e invertire il processo in corso!

    Si può fare professore, si può ancora fare. Voi avete un potenziale di credibilità immenso presso la Cittadinanza, che attende intensamente e da tempo, di poter affidare il futuro del Paese a chi ne è degno, perchè ha dimostrato nel tempo rigore morale e culturale e orientameto al bene comune, oltre competenze e capacità.

    Avete anche un importante ascendente sulle forze più vive vivaci e vitali del Paese, sui giovani della Scuola e dell’Università. Sotto la Vostra guida, con la loro forza e i nostri numeri, con la Costituzione del 48 come programma, mezzo e fine, nulla ci è ancora impedito!

    Ma bisogna fare prestissimo: il tempo, la mediocrità, il neoliberismo e il rullo compressore, corrono insieme e insieme fanno danni a noi e fino ai nostri nipoti!

  • Più che dose massiccia di stupidità si tratta di dose massiccia di criminalità, che produce ogni anno centinaia di migliaia di provvedimenti illegali difesi, in sede amministrativa e giurisdizionale, dalle alte cariche dello Stato.

  • Si condivido e per questo penso che il popolo aspetta di essere guidato fuori da questo “GIRONE INFERNALE” da persone preparate,degne e volenterose.
    Queste persone ci sono e allora si facciano avanti che il popolo non aspetta altro.

  • Sig. Palese,

    sulla stupidità la criminalità va a nozze!

    Il problema rimane il solito: come se ne esce?

  • Si era raggiunta, tra gli anni ’80 e il 2000, una sorta di democrazia ‘medicata’: la struttura era tuttavia sufficientemente salda, sia pure con ondulazioni talvolta gravi tra i sistemi elettivi del Parlamento, che però è stato in grado di mantenere un sostanziale equilibrio nella vita delle garanzie costituzionali. Di là dalle vicissitudini che hanno condotto, più o meno legittimamente, a status di oligarchia effettuale di governo del paese, la tenuta del potere da parte dell’establishement è indiscutibile. Di pieno ed assoluto rafforzamento di una situazione ‘blindata’, la riduzione di un Senato alla statura di ‘camera di consiglio’ per l’approvazione ‘amministrativa’ dei provvedimenti camerali, con l’estromissione di ogni forma di controllo gestionale e politico. A mio modesto avviso, ed ‘absit iniuria verbis’, perlomeno specioso l’interrogarsi sulla quantità degli stupidi – o anche, alla fine, di soggetti di malafede – che abbiano responsabilità delle condizioni attuali di abbandono di uno Stato. Lascio da canto fantasiose, romantiche congetture sulle cause, ‘ventilate’ spesso solo dai media (così dei partiti e gruppi), sui poteri forti nazionali e oltre – banche, capitali di finanziamento, massonerie) che il CITTADINO non è in grado di individuare, se non in circostanze di minute operazioni di malaffare. Ritengo invece che non si appalesino ipotesi conducenti di larga adesione popolare – diversa da partiti, sic! – idonee ad esprimere genialità di intuizione, richiamo a fondamentali momenti di umanità verso un sociale al quale hanno fatto smarrire ideali di giustizia. Uomini ce ne sono, ma singoli e fuori da voglia e disponibilità di collegamento. Utopistico, in ogni caso. Più lungo un discorso sulle avanzate teorie neo-liberali (e libertarie) che hanno utilizzato – stupidi e intelligenti, beninteso – i meccanismi necessarie all’attuazione di disegni del potere. Pur scendendo a valutazioni su argomenti e materie di maggiore attinenza con la prassi di governo, e solo per debito di compiutezza, non insisto sulla (di tanto in tanto) rievocata ‘ridistribuzione della ricchezza’ [politica in grado di fornire alibi tanto alla dx quanto alla sn del partito di cd maggioranza], ma respingo con decisione ogni opera di convincimento sull’intero settore delle finanze pubbliche e della previdenza, divenuto terreno di abiette manipolazioni e poi manovre al chiaro scopo di ‘fare cassa’, in dispregio di ogni limite di coerenza e legalità.

  • Gentilissimo prof. Gallino , mi associo al primo commentatore Paolo Barberi. Dobbiamo passare dalla diagnosi alla terapia. Non è forse che la medicina è assai poco gradevole ? Perchè il “Mostro Mite” ha capacità di ammaliarci ? Semplice : è gradevole, comporta poco impegno in tutti i sensi, qualche epidermico vantaggio individuale Se gli attuali migranti non si lasceranno sedurre e non dimenticheranno le brutture da cui scappano, , comanderanno l’ Europa.
    Allora, coloro che ne hanno la capacità, insegnateci la cura !!!!!

  • “Ritengo invece che non si appalesino ipotesi conducenti di larga adesione popolare – diversa da partiti, sic! – idonee ad esprimere genialità di intuizione, richiamo a fondamentali momenti di umanità verso un sociale al quale hanno fatto smarrire ideali di giustizia. Uomini ce ne sono, ma singoli e fuori da voglia e disponibilità di collegamento. Utopistico, in ogni caso.”

    Penso invece che manchi solo un catalizzatore per far avviare la reazione per arrivare al cambiamento qualitativo di chi, dal Parlamento, deve condurre il Paese:

    -ci sono gli uomini, singoli ma pronti alla partecipazione collettiva;
    -c’è lo strumento principe e collante esso stesso: la Costituzione come programma, mezzo e fine, coi suoi artt che sanciscono la Sovranità Popolare da REALIZZARE finalmente (1), e quelli che consentono proposta e richiesta di leggi (50 e 71), che, nel caso, diventerebbero “imperative”;
    -c’è l’attesa della Cittadinanza larga, antica, impaziente.

    Non utopistico, ma soltanto originale, insolito, e quindi anche entusiasmante!

    Utopistico pensare e credere che il cambiamento possa arrivare dalle solite prassi che riproducono se stesse e che a questi punti ci hanno portato.

    Salvo che la Cittadinanza, per esaurimento della sopportazione, non si rivolga al M5S, rischiando le incognite che questo comporta.

  • ok.stupenda analisi e poi? che fare prof.Gallino?ci vorrebbe un nuovo Marx del XXI secolo,ma dov’é? .

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>