Bologna, si parla di Coalizione Sociale

Bologna, si parla di Coalizione Sociale

Il 3 ottobre si è tenuta a Bologna la prima assemblea della Coalizione Sociale. Erano presenti la Fiom, Libertà e Giustizia, Arci, Libera, Lip, Link, I centri sociali Tpo e Labas, l’associazione Venti Pietre, Rete per la conoscenza. Hanno introdotto i lavori Filippo Miraglia vicepresidente dell’Arci, Franco Focareta Giuslavorista presso l’università di Bologna, e Riccardo Laterza, dell’Unione degli Studenti.

Miraglia ha ricordato la strage del 3 ottobre dei migranti e invitato a un minuto di silenzio. Sottolinea che l’intuizione più grande della Coalizione Sociale è quella di mettere esperienze diverse di fronte ad un’Europa chiusa che promuove egoismo di massa, che toglie ai poveri per dare ai ricchi, faccia cattiva del gendarme che non fa entrare profughi. “La Coalizione Sociale” dice Miraglia “non deve mettere in campo un altro uomo del destino. E’ invece un processo che consente di riallacciare rapporti con altri, di intervenire con altri su tanti campi, che deve puntare a modificare le scelte della destra, intese non solo come le scelte attuate da Meloni e Salvini, ma come le scelte dell’attuale governo”. E’ necessario, continua Miraglia, rimotivare la gente, ridare dignità alla politica. E ricorda l’appuntamento del 17 ottobre, giornata mondiale delle povertà, come l’occasione per iniziare a fare qualcosa tutti insieme.

Focareta interviene dicendo che siamo davanti ad un cambiamento epocale non ancora percepito nella sua entità. Gli ricorda un libro che ha letto in cui i francesi non si accorgono che i nazisti ormai erano alle porte di Parigi. Invitandoci a leggere il libro di Piketty dice: “siamo tornati indietro di un secolo…in 20 anni il capitale ha recuperato quello che aveva perso nei 75 anni precedenti”. “Siamo di fronte” dice ancora Focareta “alla frantumazione del lavoro, alla contrattazione collettiva che viene sminuita, al demansionamento, alla riaffermazione del controllo indiscusso del datore di lavoro sul lavoratore. Tutto questo in un totale deficit di democrazia. Gli stessi addetti ai lavoro non sanno i contenuti dei decreti se non quando arrivano in Gazzetta ufficiale; peggio ancora non si sa chi dispone gli atti”. Due sono allora le soluzioni da lui evidenziate: 1) difendere la cittadella dagli attacchi lasciando soli coloro che sono fuori dalla cittadella (neofeudalesimo); 2) riconquistare i diritti per tutti, ricostruire un nuovo stato sociale per creare massa critica. E’ questa seconda via che bisogna percorrere.

Laterza della Rete degli studenti affronta il tema della scuola. L’attacco alla scuola è un attacco alla democrazia, davanti a un’Europa antidemocratica e un governo che non ascolta la maggioranza degli studenti e insegnanti che protesta. Il 9 ottobre ci sarà una grande manifestazione della scuola il cui slogan è “VOGLIAMO POTERE” ma non potere come poltrone ma come POTERE DI POTER INCIDERE NELLA SOCIETA’.

Dopo gli interventi ci si è divisi in tre gruppi di lavoro: 1) Unions (lavoro); 2) Saperi e conoscenze;3) Rigenerare la città.

Ogni gruppo ha discusso ed evidenziato le criticità rispetto a ciascun tema facendo emergere i temi e gli aspetti più importanti su cui è necessario lavorare per dare un seguito operativo alla coalizione stessa. L’intento è quindi dare risposte concrete a chi non solo vuole difendere diritti che vengono continuamente scardinati ma soprattutto quello di dare voce a chi non sa più dove rivolgersi. Obiettivo è organizzare a Bologna la giornata del 17 ottobre, giornata mondiale contro le povertà per poi rivedersi e dare concretezza alle tante proposte e i temi emersi.

(*) Daniela Ciullo e coordinatrice del Circolo LeG di Bologna

1 commento

  • Dubito che dai tavoli di discussione sia venuto fuori qualcosa di originale, qualcosa che non sia stato già sviscerato enne volte dagli illustri professori amici o meno di LeG e di Coalizioe Sociale, studiosi ed esperti di Europa e immigrazione, lavoro e dintorni, scuola e conoscenza.

    L’unico tema di cui dovrebbe occuparsi ogni tavolo che tenda al cambiamento di quanto in corso d’opera o in progettazione, dovrebbe essere “COME FARE PER”.

    Ma resta sempre fuori tavolo. Pare che tocchi sempre ad altri o che non sia il momento.

    Mentre il rullo compressore, quello coi rulli chiodati in uso nelle discariche per meglio destrutturare la rumenta, continua la sua avanzata arrogante su lavoro, scuola, Costituzione, qualità della Democrazia e Diritti.

    Dietro, arrancano le armate, sempre in ritardo e in affanno, delle associazioni, comitati, gruppi, mutue, congreghe, entità varie, che tentano di rattoppare e raddrizzare in qualche modo, tutto ciò che il rullo chiodato ha distrutto o si accinge a distruggere.

    Eppure è risaputo che prevenire è meglio che curare, che l’attacco è la miglior difesa, che Sagunto muore mentre a Roma si discute.

    Ma come si ferma il rullo chiodato? Togliendogli il carburante del consenso, offrendo alla Cittadinanza un’alternativa di evidente migliore qualità, che anticipi le sue controriforme con progetti di legge bollinati dalla miglior elite della Società Civile.

    Ma occorre fare prestissimo: il tempo ed il rullo chiodato corrono insieme.

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