La tragedia greca e la sovranità spodestata

La tragedia greca e la sovranità spodestata

ESATTAMENTE come è per le società commerciali. I creditori esigono il pagamento dei loro crediti e, se il debitore è insolvente, possono aggredire lui e quello che resta del suo patrimonio e spartirselo tra loro.

Nell’Antichità, i debitori insolventi potevano essere messi sul lastrico e perfino ridotti in schiavitù dai creditori insoddisfatti. Lo Stato, quando fallisce, si trova in condizione analoga. Tanto più aumenta la sua “esposizione”, tanto meno è in condizione di resistere alle richieste espropriative dei creditori, anche le più pesanti e inimmaginabili. Abbiamo sorriso di Totò che vendeva ai turisti la Fontana di Trevi. La realtà supera la fantasia, se è vero che, tra le possibili garanzie dello Stato debitore, i creditori considerano imprese pubbliche, isole, porti, ferrovie, monumenti, ecc. Quanto sarà valutato il Partenone e, forse, per l’appunto la Fontana di Trevi?

Le armi dei creditori sono la promessa di salvezza e la minaccia di rovina, la carota e il bastone. Lo scenario immediato è la fine della “liquidità” degli istituti di credito, il panico tra i risparmiatori, l’impossibilità per lo Stato di pagare debiti, stipendi, pensioni, la disperazione dilagante; a media scadenza, chiusure e fallimenti d’imprese, disoccupazione, miseria. Chi potrebbe resistere alla forza intimidatrice di una simile catastrofe annunciata e alla forza seduttiva di qualunque prospettiva salvifica, fosse anche accompagnata da condizioni iugulatorie?

È quanto è toccato alla Grecia, con somma drammaticità ed evidenza. Il premier ha chiesto al Parlamento il voto a favore di un insieme di provvedimenti impostigli, ch’egli stesso dichiarava essere contrari al programma politico col quale si era presentato alle elezioni, vincendole. Non s’era mai vista così chiara, in Europa, una tale contraddizione. Egli era lì in base alla forza conferitagli dal suo popolo, confermata in referendum, e doveva smentire se stesso e riconoscere l’esistenza d’un’altra forza, alla quale non poteva resistere. L’imposizione, che lo Spiegel ha definito “catalogo delle atrocità”, comprende cose come le proprietà pubbliche, le misure di alleggerimento del malessere sociale, l’abolizione della contrattazione collettiva, il licenziamento di gruppo, le ipoteche su beni dello Stato, le aliquote Iva, le pensioni, perfino il codice di procedura civile (per rendere più efficace la liquidazione dei beni dei debitori insolventi).

S’è detto, con una certa superficialità: niente di sconvolgente. La Grecia, come tutti i Paesi dell’Unione Europea, ha da tempo accettato limiti alla sua sovranità a favore dell’Europa. La prova cui è sottoposta la Grecia sarebbe perciò una vittoria dell’Europa.

Basta dirle, cose come queste, per comprenderne l’assurdità. E non perché alcuni Stati abbiano fatto la parte del leone (la Germania, gli Stati baltici, ecc.) e altri della pecora, ma per una ragione più profonda: di fronte alla Grecia non c’era l’Europa, ma la finanza che si fa beffe di formalità e competenze codificate. Chi, in Europa, ha preso decisioni non ha agito “in quanto Europa”, ma in quanto rappresentante di interessi finanziari. Al capezzale della Grecia erano in tanti: Banca centrale europea (istituzione indipendente con compiti di equilibrio finanziario della “zona euro”), Fondo monetario internazionale (che si occupa del salvataggio di Stati a rischio in tutto il mondo) e anche — anche — organi vari dell’Europa (Eurogruppo, Eurosummit, il Consiglio europeo). Singoli capi degli esecutivi dei Paesi economicamente più “pesanti”, a tu per tu tra loro (Germania e Francia) hanno svolto la parte decisiva, senza alcun “mandato europeo”. Le “sanzioni” alla fine deliberate non trovano alcun fondamento nei Trattati. La “troika”, che ora ritorna in Grecia come commissaria ad acta, non è organo dell’Europa, è organo de facto degli interessi finanziari che s’intrecciano tra Commissione europea, Bce e Fmi. L’Europa come tale è stata totalmente assente. La condizione della Grecia non è quella di chi si è vista limitare la sovranità perché l’ha ceduta: è quella di chi ha subito il colpo d’un sovrano di tutt’altra specie — che qualcuno ha definito “colonialista finanziario” — con tante teste.

Pecunia regina mundi. L’erosione della sovranità statale a opera della finanza sembra dare ragione a questa tragica massima. Perché tragica? Innanzitutto, perché la finanza, come lo spirito, soffia dove vuole, irresponsabile di fronte alle comunità umane su cui scarica la sua forza, investendo o disinvestendo risorse, senz’altra guida se non l’accrescimento della sua potenza. Agli Stati indebitati e insolventi si può rimproverare il loro spirito di cicale. Ma il potere finanziario, nel suo insieme, vive di indebitamenti e accreditamenti ed è perciò amico delle cicale. Senza cicale e solo con formiche non potrebbe esistere. Onde, è vuoto moralismo il rimprovero d’essersi indebitati, quando proprio i creditori sono interessati al loro indebitamento. In secondo luogo, l’erosione della sovranità è la resa alla legge dei più forti. La sorte dei popoli finisce per essere la risultante dello scontro di forze che hanno, come obiettivo, la propria autoaffermazione. L’arma è la potenza finanziaria. Chi è più ricco è destinato a diventare sempre più ricco e gli altri sempre più poveri. La concentrazione progressiva della ricchezza nelle mani di pochi è sotto gli occhi di tutti. L’idea di un qualche “ordine mondiale” anche solo vagamente orientato alla giustizia è fuori di questo mondo.

E l’Europa? Non è stata pensata dai padri fondatori anche in funzione di un sistema di relazioni internazionali che promuova la pace e la giustizia tra le nazioni, come dice l’art. 11 della nostra Costituzione? Proprio la vicenda greca ha dato voce, ancora una volta, a chi invoca il passo verso la formazione di una vera unità europea, capace di valori politici solidali. Ma, si tratta di vox clamantis in deserto, anzi in un deserto che più arido di così, oggi, non potrebbe essere. Bisognerà forse attendere una crisi ancora più profonda e sconvolgente, perché si tocchi il fondo e, dal fondo, si riesca a intravedere nell’Europa politica un progetto all’ordine del giorno urgente e cogente.

 

9 commenti

  • L’analisi del prof. Zagrebelsky è impeccabile come sempre.

    E fa crescere la sensazione di irreversibiulità del dramma greco, per ora, e di altri domani…

    Cresce anche l’attesa di un progetto strategico di contrasto. Non lasciamo spegnere nel deserto le “vox clamantis”! Facciamone almeno un nuovo “Manifesto”, come a Ventotene, perchè sia pronto qualora si presentassre l’occasione. Ma anche per opporsi alla desolazione montante e alimentare la speranza.

    Non possiamo limitarci ad analizzare le situazioni critiche e difficili senza elaborare un via d’uscita di progresso!

  • E , non dimentichiamoci che JP Morgan ha ufficialmente stabilito che le Costituzioni “di sinistra”, nate dall’antifascismo, andrebbero abolite e riscritte! Noi di L&G dobbiamo impegnarci per la nascita di un’Europa sovra nazionale e federata.

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  • il prof. Zagrebelsky da un certo punto di vista ha ragione, ma la democrazia un popolo la deve fare con i soldi propri, se la fa i soldi degli altri è inevitabile che si espone alla perdita di sovranità.

  • Il Professore ha perfettamente ragione,
    occorre che un nuovo spirito di solidarietà tra popoli riesca a rovesciare
    la situazione. Ci stiamo abituando alla banalità del male.
    Anche su questo sito si vedono gli effetti dell’infiltrazione di quelli che un
    tempo si sarebbero chiamati “agenti provocatori” e che oggi potremmo chiamare
    “commentatori provocatori”.
    Comunque, l’importante è non smettere di lottare per riaffermare in ogni luogo in cui
    ci troviamo i principi di Giustizia e Libertà che credo, tutti gli iscritti a LeG condividano.

  • Einrico Lancia,

    è vero il prof. ha ragione. Ma sarei anche stufo di lottare per fare testimonianza o pungiball, vorrei anche un po’ vincere!

    Vorrei proprio fermare degrado e declino e invertirli in una stagione di progresso costante e continuo. Vorrei riportare in Parlamento il rigore morale e culturale dei Costituenti e cacciarne la mediocrità una volta e per sempre.

    Anche perchè trovo esasperante rincorrere malefatte e malpensate della casta con mille comitati mai sufficienti, perchè è dal Parlameno che tutto discende ed è lì che bisogna intervenire per seccare al fonte di ogni nefandezza!

    Vorrei vincere… E trovo assurdo l’ipotesi di una nuova campagna referendaria che vorrebbe spendere una maggioranza assoluta (tanto ci vuole per raggiungere il quorum) per cancellare qualche comma o legge, mentre si potrebbe produrre con quella Sovranità Popolare Realizzata, non solo enunciata, quel cambiamento che auspichiamo.

    Ma chi avrebbe l’autorevolezza per proporre questa Via Maestra, non la vede, o peggio non la vuol vedere, ne ascoltare.

  • Propongo tre osservazioni su questo articolo di cui, inaspettatamente, condivido davvero poco.
    1) L’erosione della sovranità statale a opera della finanza ? Non credo. I Greci hanno potuto esprimersi liberamente, prima scegliendo Tsipras e il suo programma di rovesciamento completo delle misure impose dalla Troika, poi respingendo con il referendum le nuove condizioni offerte a Tsipras. Certo, nel referendum le conseguenze del “No” sono rimaste indeterminate, e in questo io vedrei un vulnus alla democrazia. In ogni modo, come hanno potuto i Greci hanno manifestato la loro volonta’ Ma la loro sovranita’ non si estendeva all´ESITO del negoziato, cosi’ come non si estende alla misura del loro indebitamento (a meno di dichiarare che non intendono rimborsarlo, cosa che possono fare senza temere invasioni o l´arrivo al Pireo delle famose cannoniere.). Non vi e’ alcuna “contraddizione” nel comportamento di Tsipras: ha vinto le elezioni con un programma totalmente irrealizzabile e, una volta eletto, lo ha in parte abbandonato.
    2) La diabolica finanza: ” Di fronte alla Grecia non c’era l’Europa, ma la finanza che si fa beffe di formalità e competenze codificate.” Noi abbiamo visto un bel dibattito al Parlamento europeo, lunghe riunioni di ministri. Mera apparenza? La circostanza che temo sfugga a Zagrebelsky e’ che la “finanza” ha smesso di “esercitare la sua forza seduttrice” sulla Grecia da un pezzo. A differenza dell´Italia la Grecia si e’ esclusa dal mercato internazionale dei capitali. I fondi prestati alla Grecia vengono dai contribuenti di tutti gli altri paesi dell´euro, non da pochi incalliti speculatori-usurai! Il povero Schauble si affatica invano a far credere ai suoi elettori che essi rivedranno almeno in parte gli euri prelevatigli con le imposte.
    3) Gustavo inserisce queste vicende nella prospettiva catastrofistica e tragica alla quale egli e’ recentemente giunto: “Chi è più ricco è destinato a diventare sempre più ricco e gli altri sempre più poveri.” Questo mi ricorda un teorico della Teologia della Liberazione, che non ebbe difficolta’ a precisare che sarebbe stato per lui e i suoi colleghi fatale se la Cina fosse riuscita a sollevarsi dalla sua miseria. (Le 4 tigri asiatiche, con redditi pro-capite tra i piu’ alti al mondo, gli sembravano eccezioni da poco.)

  • In tempi meno sospetti:”La Grecia è un esempio del successo dell’Europa” (Augusto,pardòn,Mario Monti )

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