Il Pd alla prova delle tasse

Il Pd alla prova delle tasse

 La proposta del segretario del Partito democratico di ridurre il carico fiscale incontra due ostacoli politici: la convinzione che sia possibile sottrarre alla destra la sua identificazione con il tema antitasse e la sudditanza ideologica al neoliberismo.

L’abbattimento del carico fiscale a fronte di una imposizione giudicata eccessiva e giugulatoria ha sempre e dovunque connotato la proposta politica dei partiti di destra, dal neo-conservatorismo reaganiano e thatcheriano al populismo continentale, persino in Scandinavia: celebre il caso del fondatore dell’attuale partito Popolare danese (di estrema destra) che nel 1971 dichiarò pubblicamente di non aver mai pagato una corona all’erario e di considerare gli evasori eroi, come i sabotatori delle ferrovie durante l’occupazione tedesca.

In Italia, Berlusconi e Bossi, e in parte anche Fini, hanno variamente cavalcato la retorica antitasse, arrivando persino a promuovere iniziative, peraltro fallite, di sciopero fiscale. Ma non sono stati in grado di incidere sull’imposizione fiscale, ad eccezione della tassa sulla casa. La loro incapacità rende allora la strada di Matteo Renzi in discesa? Forse il segretario del Pd ne è convinto, però trascura una legge fondamentale del comportamento elettorale: la resistenza nel tempo dell’immagine di un partito.

Ogni formazione politica “possiede” un tema che la identifica immediatamente presso l’opinione pubblica. È proprietaria di quella questione. Per questo è difficile sottrarre ai verdi il brand dell’ecologismo, ai populisti xenofobi il contenimento/rigetto dell’immigrazione, ai cattolici la difesa della famiglia e della morale tradizionale, e alla destra la retorica antifisco. Per quanti salti e mutamenti possa fare un partito “storico”, uno di quelli che si identificano in una delle grandi famiglie politico-ideologiche, si porta sempre con sé la propria connotazione originaria.

Può cambiare, anche radicalmente, ma non può vestire panni di altri, pena il suo snaturamento. Con conseguenze elettorali drammatiche. Inseguire i conservatori sul loro terreno d’elezione, adottando il loro argomentario, rischia il disconoscimento da parte del proprio elettorato tradizionale senza poi conquistare quello altrui. Come la natura non fa salti, nemmeno il sistema partitico ne fa.

Questo non significa che non sia buona pratica insidiare gli avversari sul loro terreno mettendo in luce le loro manchevolezze e contraddizioni. In fondo è quello che ha sempre fatto, con un certo successo, la destra nostrana accusando sinistra e sindacati di non difendere i ”veri” interessi dell’elettorato popolare. Ma nessuno ha pensato che la destra fosse diventata il partito della classe operaia… Oltre al problema di sottrarre agli avversari una loro tipica bandiera e di intestarsela, la proposta del capo del governo evidenzia un appiattimento ideologico nei confronti della visione neoliberista.

La sinistra in tutta Europa è in affanno, da decenni, perché non sa rispondere all’impostazione economica promossa dal neoliberismo in base alla quale l’individuo e il suo potenziale di intrapresa creano ricchezza; e quindi va tolto di mezzo ogni impaccio e limitazione, a incominciare da una tassazione troppo alta che impedisce un utilizzo produttivo della ricchezza. In sostanza la maggiore disponibilità economica in mano alla fasce più alte inserirebbe nel sistema economico risorse che, a seguire, produrrebbero un beneficio per tutti.

La celebre teoria dello “sgocciolamento” per cui chi sta in alto fa scendere qualcosa, magari le briciole, a chi sta in basso. A parte che non c’è uno straccio di prova che ciò accada visto che i ricchi sono diventati più ricchi e la classe media, per non dire di quella operaia, hanno guadagnato poco o nulla, questa non è una impostazione propria della sinistra. Rappresenta piuttosto un adeguamento tardivo e passivo alle politiche degli avversari.

La proposta del segretario del Pd si muove quindi su un crinale difficile: accodandosi alle ricette politiche della destra rischia di annebbiare ulteriormente il profilo del partito – che già non è chiarissimo…. – e quindi di perdere anima e consensi. Soprattutto rinuncia a proporre una visione alternativa che caratterizzi il Pd e il governo: certo non basta riproporre la classica visione per cui è la condivisione del carico fiscale tra tutti che pone le premesse per una sua rimodulazione; e forse nemmeno invocare legalità e senso dello Stato, presupposti etico-politici per condividere gli oneri della tassazione e il suo utilizzo per tutta la comunità.

Ma da un leader innovatore, o almeno che si offre come tale, ci si aspetta un colpo d’ala su questo tema in linea con i principi cardine di ogni partito di sinistra di progressività e redistribuzione: non un adeguamento agli stereotipi corrivi della destra.

la Repubblica,   22  Luglio 2015

3 commenti

  • Come si fa a parlare di taglio alle tasse in un paese dove c’è un’evasione fiscale di 200 MLD di euro ALL’ANNO??? Anche ammettendo che tale riduzione fosse destinata SOLO a coloro che si comportano LEALMENTE col fisco (che è la cassa dello Stato ovvero di noi cittadini),come sarebbe economicamente realizzabile un simile taglio senza una preventiva STRETTA nei confronti di coloro che da tempo vivono in un mondo separato,dove i comportamenti fiscali sono dettati dalla propria convenienza,anziché da norme generali condivise? L’esperienza degli ultimi decenni ha infatti dimostrato che SOLO per mantenere in funzione la struttura statale tal qual è si sono dovute aumentare le imposte sui soliti noti,giungendo ad aggredire ogni giorno di più investimenti e servizi sociali.
    Se poi la proposta di riduzione generalizzata dell’imposizione riguardasse anche quei ceti che si sottraggono parzialmente e talvolta anche totalmente agli obblighi fiscali,a che tipo di Stato e di giustizia sociale ci troveremmo di fronte?
    Ma c’è un altro fenomeno parallelo,a parer mio ancora più allarmante della suddetta evasione fiscale,che i media si divertono a trattare con una certa continuità ma con la solita genericità,che si traduce nel ridondante racconto sulle più o meno oggettive difficoltà dello Stato a scovarla e ad eliminarla.
    Mi riferisco alla mancata riscossione di IMPOSTE MESSE A RUOLO DAL 2000 AL 2012 PER CENTINAIA E CENTINAIA DI MILIARDI DI EURO (almeno 550 MLD a netto delle imposte realisticamente non esigibili). Qui il punto non è andare a scovare sfuggenti “furbacchioni” con strutture esistenti o con nuove task forces,in chissà quali tempi. In questo caso il fisco conosce tutto:vita,morte e miracoli delle persone coinvolte. Eppure i pochi e facoltosi soggetti che sono coinvolti in questa situazione riescono STRANAMENTE a procrastinare AD LIBITUM i propri obblighi fiscali…
    MISTERO… Com’è possibile che contestazioni,ricorsi e quant’altro possano durare decenni e persino lustri? E’ accettabile per uno Stato degno di tale nome? NON stiamo parlando di bruscolini,ma di risorse paragonabili ad un terzo del PIL e un quarto del debito accumulato!!!
    (Per chi volesse approfondire cercare:
    . sul sito del corriere.it. al settore economia del 13 /7/2011 (fisco-mancati-incassi…)
    . sul sito anaresp.it all’archivio delle news del 2012 (imposte non riscosse…)
    . sul sito huffingtonpost.it al 7/1/2014 (paolo-oliverio_n_…)
    . sul sito ilfattoquotidiano.it al 17/2/2014 (governo renzi pm greco…)
    . sul sito ilfattoquotidiano.it al 25/6/2014 (equitalia 620 milardi di tesoro nascosto…)
    L’argomento è stato trattato nella trasmissione RAI “laradioneparla” del 21/10/2013 purtroppo
    ancora senza alcun esito positivo:

    Quanto infine alla proposta di eliminazione della tassa sulla casa,oggi ci troviamo di fronte a situazioni paradossali in cui soggetti dotati di un significativo reddito e proprietari di abitazioni signorili non pagano o pagano pochissimo,mentre esistono…

  • (segue da precedente email)
    …mentre esistono persone,impossibilitate a pagare l’imposta perché incompatibile con le loro ridotte entrate,che sono costrette a vendere l’immobile o a cedere la nuda proprietà.

  • Il PD e le tasse? Il quesito si risolve applicando l’articolo 53 della Costituzione!
    Capacità contributiva = ( redditi globali personali EFFETTIVI e deduzione di tutte le spese primarie e sociali che non rappresentino un lusso) e progressività del sistema ( tributi diretti e indiretti sui consumi) tributario!
    Consiglio a tutti, per apprendere dai Veri Costituenti, il Vero significato da loro dato,l’unico che conta, di Capacità Contributiva e di Progressività! Potete anche visitare il sito dell’associazione Articolo 53 nata per battersi per l’attuazione della Costituzione nei suoi articoli 2 ( per la Solidarietà Sociale) 3 ( per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono l’uguaglianza dei cittadini ed il pieno sviluppo della persona umana etc.etc.) 53 ( per i doveri sociali per rendere effettivi il 2 il 3 e tutti gli articoli che prescrivono i diritti sociali collettivi)!

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