Un “pensatoio” è per tutti: 65 quelli attivi

think tankQuello delle fondazioni è stato un vero e proprio boom, che si è registrato negli ultimi anni. In particolare tra il 2000 e il 2009 c’è stato un aumento vertiginoso di questi organismi che, nella Prima Repubblica e anche all’inizio della Seconda, erano per lo più snobbate. Poi, con una politica sempre più personalizzata, a un certo punto non c’è stato quasi leader politico che non si sia fatto la sua bella fondazione su misura. Che serve non solo per fare politica, ma per organizzare interessi, fare lobby, elaborare idee e raccogliere fondi, tenendo le mani più libere rispetto alla normale attività all’interno dei partiti. E con gli anni alcune di loro sono diventate dei veri partiti nei partiti. Anzi, delle correnti all’interno di essi.

Basti pensare, per esempio, alla fondazione di Massimo D’Alema Italianieuropei che, oltre sfornare proposte e  organizzare incontri, per anni è stata guardata come il punto di riferimento della corrente dalemiana all’interno del partito. QUALCHE DATO in più sulle fondazioni ci viene da Open polis. Secondo un’analisi dettagliata, il 75 per cento dei vari think thank è nato negli ultimi quindici anni. La maggior parte di essi ha una forte componente politica e ha sede nel Lazio. Segno che gran parte di questo mondo gravita intorno ai palazzi romani. Il vero boom, però, c’è stato tra il 2000 e il 2009, periodo in cui sono nati 33 dei 65 pensatoi attualmente esistenti e attivi. Dopo questo periodo c’è stato un vistoso calo, con sole 17 fondazioni nate tra il 2010 e il 2015.

Per quanto riguarda il personale, invece, lo studio ci dice che il 36,1 per cento viene dal mondo politico, mentre il 35,9 arriva dalla ricerca e dalle università. Per l’11 per cento, invece, si tratta di imprenditori, il 3,8 sono dirigenti pubblici, il 3,7 sono giornalisti o persone che lavorano nella L’indagine, però, ci rivela anche l’orientamento politico delle fondazioni: il 30,7 per cento sono orientate al  centrosinistra, il 24,6 al centrodestra, mentre il 13,8 è di natura bipartisan, magari nata intorno a una battaglia o a un obbiettivo condiviso. Orientate nettamente a sinistra, invece, sono il 10,7 per cento delle associazioni, mentre il 6,1 guarda a destra. LE FONDAZIONI negli ultimi anni sono state al centro di polemiche sia per la quantità di denaro pubblico ricevuto (580 mila euro con l’ultimo decreto cultura), sia per questioni di trasparenza, perché possono ricevere denaro dai privati senza essere obbligate a svelarne l’identità. Per questo motivo da tempo e da più parti si chiede una legge che disciplini quella che negli ultimi anni è diventata una vera e propria giungla. Solo quattro di esse, infatti, hanno deciso di rendere pubblico l’elenco dei soci: l’Aspen di Giulio Tremonti, Italia Decide di Luciano Violante, Human Foundation presieduta da Giovanna Melandri e Symbola di Ermete Realacci. Per il resto, è buio quasi assoluto.

Specie sui finanziatori. Tanto che qualche mese fa sull’argo – mento è intervenuto anche il garante dell’Autorità anti- corruzione Raffaele Cantone. Per fare un esempio di quanto le fondazioni siano diventate uno strumento di pressione e lobby politica, basti dire che dal think thank di Enrico Letta, VedRò, sono usciti diversi ministri e sottosegretari del governo Letta. Altra fondazione molto influente nel corso degli anni è stata Magna Carta, ideata da Marcello Pera e Gaetano Quagliariello. Poi, naturalmente, c’è anche quella del premier Matteo Renzi, Open. Che negli anni è stato il motore portante delle varie Leopolde.

Il Fatto Quotidiano, 21 Luglio 2015

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