La socialdemocrazia è finita. Scioperare contro la Merkel

Landini UELa socialdemocrazia non esiste più. Completamente allineata alla Germania di Angela Merkel. Servirebbe un’altra idea per contrastare il fanatismo rigorista. Se fossi in Grecia proclamerei uno sciopero contro la Germania e la sua pretesa di far pagare ai più deboli”.  La posizione di Maurizio Landini, dopo l’a cc or do dell’Eurogruppo che ha messo alle strette Alexis Tsipras è molto dura con l’attuale sinistra europea. Il segretario della Fiom non accusa Tsipras di nulla, anzi lo considera una “vittima” e chiede al sindacato europeo di svegliarsi.

Come giudica quello che è avvenuto?

Siamo di fronte a un fatto politico preciso: la Grecia ha provato, anche con l’uso del referendum, a negoziare una riduzione del debito e la possibilità di aprire in Europa una fase diversa. Però si è trovata da sola. La piccola Grecia contro Bce, Fmi, Germania, socialdemocrazia. Si è trovata di fronte a un blocco compatto.

Che tipo di blocco?

È come se si fosse rifondata l’Europa su un sistema di cambi fissi che come è noto rafforza chi è più ricco. Con il rischio evidente non solo di produrre il brutto accordo per la Grecia, ma la fine di un ’Europa sociale che non sia fondata solo sulla moneta.

In questo blocco mette anche la sinistra?

Il fronte socialdemocratico e progressista si è rivelato inesistente. La socialdemocrazia è di fatto sparita, basti pensare alla Spd che pensa di appoggiare la Merkel alle prossime elezioni. Solo i socialisti francesi hanno provato a giocare un ruolo ma in modo molto timido. Una stagione storica si è conclusa e a rischio vedo la stessa tenuta dell ’Europa per come l’abbiamo conosciuta e pensata.

Nessuna critica ad Alexis Tsipras?

Tsipras ha cercato in ogni modo di negoziare. Che poteva fare? Nelle trattative servono i rapporti di forza. Mi sembra la vittima di una concezione fanatica del rigore e non ha avuto alcun sostegno come dimostra il governo italiano e la Spd tedesca. Non mi sento di fare una colpa a ciò che il governo greco sta facendo perché nelle condizioni date ha cercato di fare il massimo. Il problema è cosa succede in Europa.

E cosa succede?

Che il re è nudo. La miopia di chi in modo fanatico ha umiliato la democrazia in Grecia apre la strada al pericolo di tenuta complessiva della democrazia in Europa. Noi l’abbiamo già vissuta questa fase, con la lettera della Bce e il taglio delle pensioni, il superamento dei contratti nazionali, la messa in discussione dello Statuto.

Eppure Renzi dice di aver giocato un ruolo positivo.

Se voleva giocare un ruolo doveva chiedere agli Usa, alla Cina, al Fmi, una Conferenza internazionale sul debito in Europa. Non possiamo più continuare a pagare interessi oltre le nostre possibilità, il debito va rinegoziato. In questo contesto c’era uno spazio. L’Italia, invece, si vanta di aver già fatto i compiti a casa mentre invece ci stiamo uccidendo con le nostre stesse mani.

 Come giudica la reazione del sindacato europeo?

Non ha consapevolezza di quello che sta avvenendo, non coglie la conclusione dell’esperienza storica della socialdemocrazia. Ma c’è anche una insufficienza dell’azione sindacale a livello europeo. Serve una iniziativa europea visto che siamo in presenza di 25 milioni di disoccupati.

Cosa farebbe di fronte a un piano come quello che dovrà presentare Tsipras?

Farei uno sciopero contro la Germania e chi ha voluto quel piano perché la Grecia è la vittima di quella trattativa. E nessuno ha mosso un dito.

C’è chi dice che Tsipras ha tradito il referendum.

Chi lo dice deve essere onesto nel dire che Tsipras non ha mai chiesto di uscire dall’euro. Non hanno ottenuto il risultato? È vero, ma spetta al popolo greco decidere. Non serve fare i grilli parlanti.

Il Fatto Quotidiano, 15 Luglio 2015

2 commenti

  • E’ vero, Tsipras non ha mai chiesto di uscire dall’euro: ma proprio questo è stato il suo errore strategico. Non si può andare a trattare con chi è più forte senza minacciare nulla per l’ipotesi in cui le proprie richieste non siano accolte: è puro velleitarismo (e un sindacalista dovrebbe saperlo…). Per questo la posizione di Tsipras non mi aveva mai convinto, fin dalla elezioni europee, e ora i fatti mi stanno dando ragione. Perché tanta paura dell’uscita dall’euro? Ci sono econcomisti di sinistra come Alberto Bagnai (“Il tramonto dell’euro”) che la auspicano, teorizzando che un sistema di cambi fissi tra paesi disomogenei, con diverse bilance commerciali, comporti inevitabilmente il raggiungimento di un equilibrio solo attraverso la riduzione dei salari nei paesi più deboli (lo accenna anche Landini nella prima parte dell’intervista). Del resto tutta la costruzione, anche giuridica, dell’euro è basata sulla dottrina tedesca anti-inflazionistica, che rende impossibile una politica espansionistica di stampo keynesiano. La sinistra, come i sudditi nella favola di Andersen sui vestiti del re, è prigioniera dei suoi tabù: teme che dire no all’euro significhi essere “nazionalisti”, e allora si ostina a dire forzatamente di sì, anche se vede che è dannoso: in questo modo fa dell’euro (che è un semplice strumento pratico: se non funziona si cambia) una sorta di religione, e regala ai nazionalisti il facile compito di dire che “il re è nudo”, il che farà loro mietere consensi (in Grecia, dopo il fallimento di Syriza, l’ultima speranza rischia di essere Alba Dorata).
    Marco Modena

  • E’ sempre utile ricordarsi che alla vigilia della prima guerra mondiale il partito socialista tedesco (il più forte allora in Europa) si schierò, cambiando posizione politica, al fianco di Hindenburgh e del Kaiser, sconfessando la precedente posizione di opposizione alla guerra. Abbandonando così la solidarietà con il resto del movimento socialista europeo. Prima l’heimat!

    Saluti.

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