Vivere ad Atene senza denaro

Baratto ad AteneAntonis Prapas, ex imprenditore, senzatetto, ieri ha fatto colazione, letto i giornali, è passato in farmacia, ha girato per Atene, fatto la spesa, pranzato, preso un libro per il nipote, bevuto il caffè, fatto un ecocardiogramma, visitato una mostra, cenato, e non ha speso un euro. Il signor Prapas non ha contribuito al Pil, che infatti è crollato; ma ha sfangato, come milioni di altri greci senza soldi, una giornata che poteva essere di panico ed è stata di orgoglio forse irresponsabile, ma di dignità certo ammirevole.

Vivere senza denaro. Non in periferia o in un villaggio; in un quartiere borghese, a 3 euro di taxi da piazza Syntagma. Il quartiere si chiama Virona, che è poi la traslitterazione di Byron, un grande europeo che amava la Grecia. Il signor Prapas è tra i volontari del centro di scambio. Qui ognuno prende quello che gli serve, e lascia quello che non gli serve più. Un papà ha portato il seggiolino per auto del figlio, ormai cresciuto, e ha preso un puzzle. E’ possibile avere una maglietta in cambio di un cappotto, che ora non vuole nessuno ma tra sei mesi verrà utilissimo. Passano di mano ciabatte, giochi di società, bollitori, carta igienica, pelouches, scacchiere, quaderni, lenzuola e «Le avventure dei pirati della ciminiera» che Antonis regalerà al nipotino. Nella stanza accanto la signora Galia Karakatsani sta pesando polvere bianca su una bilancia. E’ farina, e ognuna delle 650 famiglie che si servono qui ne ha diritto a un chilo, oltre a un litro di latte, mezzo litro d’olio, cento grammi di zucchero, e inoltre patate, cipolle, cetrioli, pasta, sugo di pomodoro e un’anguria.

Sono frutto della solidarietà del quartiere e doni di aziende europee. Galia ha sposato un greco ma è ucraina, e dice che la Merkel dopo aver fronteggiato Putin non può lasciar passare Atene dal campo europeo a quello russo. Il signor Prapas è l’addetto all’approvvigionamento: nella vita precedente aveva sette ristoranti, cinque nella capitale, gli altri a Samo e Zacinto. Per tenerli aperti ha ipotecato la casa, le banche gli hanno preso tutto, e ora vive nel centro per senzatetto di Karea, sulla montagna di fronte. I suoi vicini di stanza sono bengalesi. Il papà raccoglieva le fragole in Peloponneso, ma ora qui nessuno mangia più fragole, e lui ha perso il lavoro. La mamma è in ospedale per un’infezione post parto. La bambina, Nadia, è meravigliosamente bella, anche quando piange. Ha una sorella e un fratello, che stanno disegnando. I posti sono 80: quando qualcuno trova una casa da dividere con altri, entrano nuovi ospiti. Ci sono tre lavandini, tre docce, tre water, tre lavatrici e tre frigo: ognuno ha scritto il proprio nome sulla borsa di plastica, così può tenere frutta e verdura in fresco. La colazione è offerta: marmellata di fragole e biscotti.

Lo Stato passa pure il pranzo, ma il signor Prapas dice che si mangia meglio alla mensa di via Sofocle. Tanto i bus e la metro sono gratis. Oggi fanno pollo con patate, e la coda è più lunga del solito: in giardino c’è posto per 600. Accanto hanno aperto il supermercato sociale, dove si a la spesa a credito; talvolta a fine giornata passa una misteriosa signora vestita di nero e paga tutti i conti in sospeso; dicono sia la moglie di un miliardario.

Il centro città mostra ancora le tracce della notte di festa. Ragazze fiere passano inalberando la bandiera greca. Passa un burlone innalzando un gigantesco cetriolo, il cui significato non sfugge. Molte caricature di Schäuble, odiatissimo. Un gruppo canta l’inno nazionale. Un altro ascolta la radio: Tspiras ha interrotto la riunione con i leader dei partiti per telefonare a Putin e alla Merkel; si vedrà chi è disposto ad aiutare la Grecia. La situazione è più grave di prima, ma l’umore va meglio; come se l’orgoglio avesse colmato il vuoto aperto dalla disperazione.

Solite code ai bancomat, per chi ancora qualche soldo ce l’ha. Antonis si ferma a leggere i giornali appesi all’edicola, a un rispettoso passo di distanza. Non li compra perché non può, e perché quasi tutti si sono schierati per il Sì, tranne Avgi (Alba) e Efimeridaton Sintakton, Il giornale dei redattori, cooperativa risorta dalle ceneri di una testata chiusa. Le sigarette di contrabbando costano poco, ma Antonis non fuma. A Exarchia, il quartiere degli anarchici, stanno dipingendo nuovi murales. Alcuni sono segnati dall’ideologia, altri sono bellissimi, come i Bambini sognanti. E’ un’esposizione di arte contemporanea a cielo aperto.

Il signor Prapas indica il volto di Alexis Grigoropoulos, un ragazzino di 15 anni ucciso qui dalla polizia, che da allora non si fa vedere. In venti hanno cacciato pure Varoufakis dal suo ristorante preferito, Yandes, accusandolo di essersi venduto al potere. Un altro murale commemora Lukakinos, Salciccia, il cane soffocato dai lacrimogeni. La sede nazionale del Pasok, il partito socialista passato dal 46 al 4,6%, ha le vetrate rotte. Spiega il portiere che hanno smesso di sostituirle perché tanto le rompevano di nuovo. Serrande tutte abbassate: nessuno spende, nessuno incassa.

Nel pomeriggio Antonis ha una visita medica. L’ex base americana di Elliniko è diventata una clinica sociale, dove visitano gratis specialisti di neurologia, ortopedia, urologia, pneumologia, psichiatria. L’ha fondata Yorgos Vichas, primario di cardiologia all’ospedale San Demetrio, che con cento colleghi viene qui ogni giorno a fine turno. I tre ecografi sono dono dei tedeschi, il latte in polvere degli italiani: il dottor Vichas ha imparato la nostra lingua perché, spiega, ha mantenuto la musicalità del greco antico, che il greco moderno non ha più. Quando la visita rivela qualcosa di brutto, c’è da litigare per trovare un posto in sala operatoria: Yorgos ha cominciato a mettere on line il nome dei funzionari che rifiutano il ricovero. Tre milioni di greci sono senza copertura sanitaria, molti hanno debiti con gli ospedali e siccome se ne vergognano qualcuno si è lasciato morire. L’ecocardiogramma è andato bene, ma Antonis ha bisogno di una medicina per il cuore, il Ranexa. La può trovare nella farmacia sociale del suo quartiere, una delle 12 ad Atene che passano farmaci a disoccupati e pensionati. Alcune scatole sono già aperte, ma nessuna è scaduta.

Il luogo è triste, anche perché i pittori della zona hanno regalato i loro quadri. Il fondatore è un ex marinaio, Dimitris Souliotis, marconista che in gioventù navigò sino a Vladivostok, a Calcutta, a Seattle pure a Piombino. Ora procura antibiotici e litiga pure lui con gli ospedali: l’altro giorno una donna albanese si è sentita chiedere 1.500 per partorire; a un’altra non volevano dare il neonato finché non pagava. Alla radio il segretario della Nato Rasmussen definisce la Grecia un anello fondamentale dell’Alleanza atlantica; l’interpretazione che gli euro stanno per arrivare.

Agli accorgimenti della società low cost, come baratti via web, si aggiungono i comportamenti dettati dall’emergenza. Ristoranti che ieri accettavano la carta di credito oggi la rifiutano: sono soldi che finiscono in banca, e le banche restano chiuse; o contanti o niente. I quartieri più poveri verso il mare, come Perama, hanno rinunciato alla luce elettrica, e la notte diventano macchie buie tra le luci degli yacht e dei cargo cinesi. tagli si sono rivelati, come e più che altrove, il moltiplicatore della crisi: ci si è illusi di salvare il bilancio familiare, aziendale, pubblico; invece si è ridotta la massa monetaria circolante sino a zero. Incassa solo chi lavora con gli stranieri, e subito porta tutto all’estero. La crisi condanna intere categorie alla povertà: nessuno si fa più fare un vestito o una libreria su misura, nessuno va al cinema in vacanza, nessuno prende lezioni di inglese o di ballo; o magari fa tutto questo, ma non a pagamento.

Nel giardino di Virona c’era un caffè di proprietà del Comune, che l’ha chiuso. L’hanno riaperto i ragazzi del quartiere. Acqua e caffè sono gratis. Ogni pomeriggio vengono professori universitari a tenere un corso: oggi si parla di astrofisica. Si organizzano concerti, corsi di tai-chi, spettacoli teatrali e cicli di cinema muto; ma presto anche qui ci sarà una rivolta, e si passerà a Giovannona Coscialunga e all’Esorciccio. Due sere alla settimana si cena gratis. Il signor Prapas è soddisfatto perché è di turno il cuoco egiziano, il migliore. In cuore gli ateniesi portano una tristezza infinita, e anche risentimento; ma hanno sofferto troppo per dare agli stranieri la soddisfazione di farsi vedere in preda al panico.

 

Corriere della Sera,  7 Luglio 2015

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