Risposta alla lettera di Renzi su L’Unità.

Risposta alla lettera di Renzi su L’Unità.
2 luglio 2015
06:00

Ho ricevuto in questi giorni una lettera firmata “Matteo” nella quale il segretario del PD si intesta il risultato di aver riportato in edicola L’Unità, definendo ciò una “promessa mantenuta”.  Ci sono tuttavia numerosi aspetti della vicenda che nella lettera vengono taciuti e che vorrei qui ricordare, per rispetto della verità.

L’Unità ha cessato le pubblicazioni, lo scorso anno, a causa di un tracollo finanziario che ha indotto la società allora editrice, NIE, a chiedere l’ammissione ad una procedura di concordato preventivo; in tale contesto, è previsto che i creditori chirografari, cioè non privilegiati, non riceveranno alcun pagamento e che persino i privilegiati, tra i quali in primo luogo i lavoratori inclusi i giornalisti, vedranno decurtati i propri crediti.

Non solo: sui direttori del quotidiano succedutisi nel tempo e sui giornalisti l’insolvenza della società editrice NIE ha scaricato l’ingentissima responsabilità di pagare i risarcimenti riconosciuti dalla magistratura a soggetti terzi  in materia di lesione dell’onore e della reputazione. Come è noto, il contenzioso con i soggetti terzi che si assumono diffamati da ciò che un giornale scrive è un tipico rischio di impresa degli editori dei mezzi di informazione, che infatti – quando le rispettive aziende sono sane – viene integralmente coperto dagli editori medesimi, salvo il caso di dolo del giornalista o direttore.

Ciò in quanto i giornalisti non possono, ovviamente, farsi carico di risarcimenti che inciderebbero pesantemente sui loro stipendi di dipendenti; ma ancor prima in quanto nessun giornalista oserebbe scrivere in modo critico o addentrarsi in vicende spinose se ne andasse del suo pane quotidiano.

Pur prestando  tutto il dovuto  rispetto alla verità ed al controllo dei fatti, è indubbio che sussiste nell’attività giornalistica un margine di rischio di vedersi convenuti in tribunale per rispondere di vere o presunte inesattezze o offese nei confronti dei personaggi pubblici dei quali ci si occupa nei propri scritti. E non può che essere l’editore, che dall’attività editoriale trae profitto, ad accollarsi questo rischio.

Non è così nel caso de L’Unità: l’insolvenza dell’editore ha scaricato l’intero  peso delle pretese risarcitorie dei terzi sulle spalle dei giornalisti e dei direttori, per i quali tale peso è del tutto insostenibile.  E ciò si verifica proprio in un giornale che ha rappresentato in passato la voce dei lavoratori e che, come ben sappiamo,  porta in sé la tradizione nobile della sinistra di questo paese.   Una tradizione nobile alla quale il PD vuole oggi richiamarsi, rivendicando il merito di aver riportato L’Unità in edicola. Ma a spese di chi?

A quanto si sa, L’Unità ha ricevuto negli anni ingentissimi contributi pubblici in forza della sua qualità di giornale di partito, cioè di quel partito che ha pur cambiato varie volte nome ma oggi si identifica nel PD (il quale ha naturalmente a sua volta percepito ancor più ingenti finanziamenti pubblici sin dalla sua nascita).

E allora, se L’Unità è un giornale di partito, e quel partito è il PD – come ci dice oggi Renzi – come mai il PD ha scaricato i debiti dell’Unità sulle spalle dei giornalisti e dei lavoratori? Nonostante che i contribuenti italiani abbiano nel tempo generosamente finanziato sia il PD che L’Unità?

Se andiamo a vedere chi erano  gli azionisti della società editrice NIE, scopriamo che tra essi compare in posizione di assoluta minoranza una società che fa capo al PD, mentre la maggioranza delle azioni è stata in mano a vari soggetti, alcuni dei quali imbarazzanti. Eppure, come è emerso in maniera indiscutibile da una recente puntata di Report, era il PD che assumeva nella NIE tutte le decisioni rilevanti, in forza di un patto parasociale con gli altri azionisti, che gliene assicurava il potere.  Questo si chiama, nel diritto  delle società, avere il controllo di fatto.

E dunque se il PD ha avuto il controllo di fatto della società editrice de L’Unità è al PD che va addebitata la responsabilità del negativo andamento della medesima, così come la responsabilità, politica prima ancora che giuridica,  di aver scaricato i debiti della società orami insolvente sui giornalisti e sui creditori in generale.  Mi pare ci sia ben poco di cui andare fieri e che la promessa di cui Renzi parla abbia un costo molto ingente, che stanno pagando altri!

2 Luglio 2015

(*) Elisabetta Rubini è nel Consiglio di Presidenza di Libertà e Giustizia

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