Boschi mandata a rassicurare il Pd campano

VesuvioCandidabile ed eleggibile: con queste due parole Maria Elena Boschi, accorsa in Campania ad arginare l’eruzione scatenata dal caso De Luca, ha difeso il candidato governatore nell’occhio del ciclone, dopo la sentenza della Cassazione che, colpendo De Magistris a Napoli, ha reso incerto, in caso di vittoria, anche l’insediamento dell’ex sindaco di Salerno. Se Boschi si muove con tanta determinazione, è chiaro che l’ordine di resistere è partito da Renzi: e la linea di difesa del governo non esclude che, subito dopo l’elezione, De Luca possa o debba essere sospeso, in applicazione della legge Severino, seppure non prima di nominare un vicepresidente in grado di reggere l’amministrazione.

Ma al momento si tratta di rassicurare gli elettori incerti, che di fronte al pasticcio che s’è creato potrebbero cambiare idea. De Luca in realtà ostenta sicurezza e non appare per nulla turbato dalle conseguenze di quanto sta accadendo, dato che i sondaggi dell’ultima ora continuano a darlo favorito. Su di lui e sull’ipotesi che la Severino possa essere cambiata, nel caso in cui la Corte Costituzionale ne pronunci la parziale incostituzionalità, tuttavia, il centrodestra è all’attacco. Accusa Renzi di voler fare per il proprio candidato ciò che non volle fare per Berlusconi, al momento della decadenza da senatore. Ma Palazzo Chigi smentisce che sia allo studio un ulteriore intervento sulla legge approvata al tempo del governo Monti.

Il polverone che si è alzato sugli ultimi giorni della campagna elettorale (oggi è l’ultimo giorno) non è affatto destinato a diradarsi. Anzi, a mezzogiorno, quando la Commissione Antimafia comunicherà finalmente i nomi della lista degli impresentabili, le polemiche potrebbero aumentare. In primo luogo perché sembra che la decina di nomi che si aggiungeranno a quelli già trapelati dei candidati pugliesi siano tutti in Campania, così che gli elettori della regione andranno così alle urne in un clima intossicato.

E poi perché la procedura seguita dalla commissione è stata molto contestata, soprattutto dal Movimento 5 stelle, anche dopo che la presidente Rosi Bindi ha spiegato che i ritardi nella comunicazione della lista sono dipesi dalla lentezza con cui i dati richiesti per i singoli candidati sono arrivati a Palazzo San Macuto. Ieri ha fatto sentire la sua voce il responsabile dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, chiaramente urtato dall’invasione di campo dell’Antimafia. Cantone ha obiettato che il controllo sulle candidature dovrebbe sempre essere preventivo, mentre dopo che gli elettori hanno votato è più difficile intervenire. Toccherà alla Bindi replicargli; sebbene lo scontro sugli impresentabili sia destinato a durare anche dopo il voto di domenica.

La Stampa,   29  Maggio 2015

1 commento

  • Bell’esempio di giornalismo terzista,nell’era dei Marchionne e della democrazia asservita al mercato e al profitto … e al malaffare che produce voti.

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