Elezioni e impresentabili, cronaca di un delirio italiano

Confusione 

Quella che segue è la cronaca di un delirio, di cui il lettore – lo avvertiamo per tempo – non capirà nulla. Ma la colpa non è nostra. Se non si capisce nulla, è perché la notizia è proprio questa: l’Italia è un Paese dove non si capisce nulla.

La questione è quella dei cosiddetti «impresentabili». Cioè i candidati che, per vari motivi, primi fra tutti i guai giudiziari, sarebbe stato opportuno non mettere in lista. Diciamo così: se i segretari di partito avessero avuto il buon gusto di non candidarli, il problema non si sarebbe posto. Ma siccome non hanno avuto il buon gusto, non resta che chiedere lumi alla legge.

E qui comincia il delirio. Dunque. Che cosa dice la legge? Un politico condannato può candidarsi alle elezioni oppure no? In qualunque altro Paese la risposta sarebbe un «sì» o un «no»: probabilmente più «no» che «sì», ma in ogni caso una risposta chiara. In Italia è un po’ più complesso. C’è una legge approvata dal Parlamento, la Severino, che dice che no, non ci si può candidare. Così, ad esempio, era stato dichiarato ineleggibile Silvio Berlusconi.

Poi erano stati fatti decadere i sindaci di Salerno, Vincenzo De Luca, e Napoli, Luigi de Magistris.

Ma che cos’è in fondo una legge di fronte ai Tar, questi giudici onniscienti che pare abbiano il potere di decidere su tutto, dalle bocciature a scuola ai campionati di calcio? Così, De Luca e De Magistris avevano fatto ricorso a un Tar, avevano vinto ed erano stati reintegrati. Non solo: De Luca si è candidato alle regionali di domenica prossima alla presidenza della Campania, diventando a furor di popolo il primo, appunto, degli «impresentabili».

Ieri, però, le sezioni unite civili della Cassazione hanno stabilito che sulla legge Severino non può esprimersi il Tar, ma un giudice ordinario. Così De Luca torna ineleggibile: e se domenica vince le elezioni, un attimo dopo essere diventato presidente verrà fatto decadere. Da chi? Pare dal presidente del Consiglio, anche se questa è la tesi di alcuni avvocati ma non di tutti. Comunque la Campania resterebbe senza presidente. Fino a quando? Ah beh, non si può pretendere di saperlo con precisione. Ci sarebbe un giudizio in tribunale, poi un secondo e un terzo grado, e a quel punto la Campania avrebbe forse un presidente. Magari ottuagenario, ma un presidente.

Attenzione, però. Un Tar ha posto la questione di incostituzionalità della legge Severino, e in ottobre la Consulta dovrà esprimersi. Dovesse bocciarla, e dichiararla anticostituzionale, De Luca tornerebbe immediatamente eleggibile e si riprenderebbe la poltrona di governatore della Campania. Ma ri-attenzione: il giudizio fissato per ottobre davanti alla Corte Costituzionale potrebbe saltare, perché la questione di incostituzionalità della legge Severino era stata sollevata, appunto, da un Tar, e siccome ieri la Cassazione ha detto che il Tar non è competente sulla Severino, il ricorso dovrebbe essere invalidato. A quel punto De Luca decadrebbe di nuovo. È chiaro perché dicevamo che non è chiaro?

Aggiungete che la commissione Antimafia, a sua volta, avrebbe individuato altri tredici candidati «impresentabili» e si apprestava a farne i nomi. Ma ieri c’è stata una fuga di notizie su quattro candidati pugliesi, e le prefetture della Campania pare abbiano smarrito alcuni documenti che avrebbero dovuto inviare a Roma. E così, niente lista. Tutto rinviato a venerdì, a campagna elettorale chiusa.

Capite, cari lettori, in quali condizioni si andrà a votare, domenica prossima, in sette regioni italiane? Resta un dubbio: che questa confusione, in fondo, non dispiaccia poi tanto a chi compila le liste elettorali.

La Stampa,   27 Maggio 2015

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