Diffamazione salvi web e blog ma rettifiche entro due giorni

Roma. Salvi i blog e le notizie sul web. Almeno per ora. Il “cantiere” infinito della legge sulla diffamazione va avanti. Un’ossessione bipartisan della politica. Al terzo giro di boa parlamentare, il ddl Costa alla Camera, in queste ore, cambia ancora rispetto al testo del Senato, ma stavolta con qualche buona notizia per i giornalisti online. Non finiranno nel tritacarne della rettifica obbligatoria, entro due giorni, anche i blog. Il governo, con lo stesso viceministro della Giustizia Enrico Costa che ha firmato il ddl, dà parere negativo all’emendamento di David Ermini, il responsabile Giustizia del Pd che proponeva una sorta di parificazione tra le testate registrate e i liberi blog. Cade anche il cosiddetto “diritto all’oblio”, la previsione che qualsiasi notizia valutata come diffamatoria dalla presunta parte lesa debba essere definitivamente cancellata dal web, con un “delete” che non lascia alcuna traccia della notizia stessa. Un colpo di spugna. Un buco della memoria. D’accordo Pd, M5s e Sel nel chiedere che di diritto all’oblio si parli in un provvedimento specifico, e non nel ddl sulla diffamazione.

Il testo, in commissione Giustizia di Montecitorio, sta per essere licenziato per l’aula. Ieri il governo e il relatore Pd Walter Verini hanno dato il parere sul corposo fascicolo degli emendamenti. Si potrebbe votare già domani, o al massimo martedì prossimo. Ma a questo punto possiamo già avere conferma di cosa incombe sulla stampa italiana cartacea e online. Avendo ben presente che tutto ciò che sarà votato senza modifiche, dopo il sì precedente del Senato, per il principio della lettura “doppia conforme” è destinato a non essere più cambiato. Quindi non ci sarà più la previsione del carcere per chi diffama a mezzo stampa, ma in compenso il meccanismo escogitato per la rettifica sarà talmente stringente da mettere in difficoltà non solo i quotidiani, le tv, il web, ma perfino i libri. Basti pensare che per questi ultimi, in assenza di una nuova edizione programmata a breve, sarà obbligatorio pubblicare le smentite sull’edizione online di un quotidiano. Rettifiche che dovranno essere «inequivocabilmente» false e non solo «documentalmente» false, secondo la vecchia versione del Senato. Rettifiche «senza commento, senza risposta, senza titolo». Multe pesanti, con la Pd Michela Marzano che fissa anche una base di partenza – 5mila euro – riproponendo quella contenuta nel primo testo approvato alla Camera, ma poi cancellata al Senato. Da 5 a 10mila per la diffamazione semplice, mentre si andrà da 10 a 50mila per la diffusione di notizie consapevolmente false.

Cambiamento anche per le misure disciplinari per il giornalista “diffamatore”. Anche qui un inasprimento dell’Ncd Alessandro Pagano fa tornare indietro il ddl Costa alla prima versione di Montecitorio. L’invio del fascicolo all’Ordine avverrà per i giornalisti recidivi, condannati due volte, e non per chi è incorso nella condanna per almeno tre volte consecutive.

Novità anche sul fronte della cosiddetta querela temeraria. Come chiede il relatore Verini si torna all’originaria versione della Camera, «il giudice può altresì condannare il querelante al pagamento di una somma da mille a 10mila euro a favore della Cassa delle ammende». In sede civile invece, su proposta di Ermini, si specifica che «in caso di malafede o colpa grave» di chi chiede il risarcimento «la somma non potrà essere superiore alla metà dell’oggetto della domanda risarcitoria in via equitativa».

la Repubblica, 20 maggio 2015

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