Salvini-Le Pen, relazioni pericolose

SalviniMATTEO Salvini continua il suo viaggio attraverso le province d’Italia. Da Nord verso Sud. Inseguito, dovunque, dalle proteste dei Centri sociali. Così rafforza la costruzione della nuova identità leghista. Nazionale e di Destra. Nello stesso periodo, si è consumata la frattura nella “famiglia reale dell’estrema destra francese “, come l’ha definita Bernardo Valli. Marine Le Pen, attuale leader del Front National, ha sospeso dal partito il padre  -  e fondatore  -  Jean-Marie. Il quale l’ha ripudiata come figlia. Un conflitto politico, e familiare, che riflette il tentativo di “normalizzare” l’immagine del FN. È il tracciato dei percorsi incrociati di Marine Le Pen e Matteo Salvini. Partiti da posizioni  -  politiche, simboliche e strategiche  -  distanti, per alcuni versi opposte, tendono ad avvicinarsi. Nell’intento di conquistare nuovi spazi politici. Con esiti ancora difficili da verificare. Marine Le Pen ha ereditato la leadership del FN dal padre. Non è raro, nei partiti populisti, che il “comando” si trasmetta per via familiare. Ma, rispetto al padre, ha riposizionato il partito. Il conflitto “familiare” in atto non sembra, infatti, un semplice gioco delle parti, per allargare i consensi. Al di là degli indubbi elementi di continuità con la tradizione, Marine Le Pen ha “nazionalizzato” l’immagine del partito in senso “popolare” (e populista). E, dunque, anti-europeo.

Prima, invece, la “nazione” era utilizzata come simbolo di un’identità “sostanziale” ed esclusiva. Perché il FN è sempre stato “solo”. Inavvicinabile per ogni altra forza politica di destra. Oltre che di sinistra. Non per caso, alle presidenziali del 2002, quando Le Pen (padre) andò al ballottaggio (per la frammentazione del voto di sinistra), Jacques Chirac, candidato neo-gollista, venne eletto con oltre l’82% dei voti. Grazie al sostegno massiccio degli elettori di sinistra e di centro, oltre che dei propri. Con una partecipazione elettorale superiore al primo turno. Marine Le Pen ha cercato di ridimensionare l’isolamento del partito, contraddicendo, in particolare, il tradizionale discorso antisemita  -  principale motivo di rottura con il padre. Ha, invece, accentuato il discorso securitario della proposta politica. In particolare, ha amplificato le paure degli stranieri  -  e dell’Islam. Drammatizzati dal sanguinoso attacco a Charlie Hebdo . Infine, ha riassunto i temi sociali e il nazionalismo nell’opposizione all’Europa dell’Euro. Una recente indagine, condotta da Ipsos e Sciences Po per Le Monde ( e diretta da Pascal Perrineau), osserva il radicamento di queste idee nella società francese, sottolineato dalla crescita elettorale del FN. La Lega, invece, nella fase di maggiore crescita (1995-2010), si è proposta come un partito “estremista di centro” (vista la posizione politica dichiarata dalla maggioranza dei suoi elettori). Federalista. E governativo. Perché Berlusconi l’ha coinvolta, nei suoi governi, dal 1994 e fino al 2011. Inoltre, si è imposta come partito di governo a livello locale. E regionale. Nelle regioni del Nord ma anche nel Centro. È divenuto il sindacato del (Centro) Nord a Roma. In questo modo ha avvicinato e, talora, superato il 10% dei voti (alle politiche del 1996 e alle europee del 2009). Fino agli scandali “familiari” (anche nella Lega i parenti contano…) che, nel 2012, hanno coinvolto il leader-fondatore, Umberto Bossi.

Matteo Salvini, eletto segretario nel dicembre 2013, ha rilanciato il partito in tempi relativamente brevi. Da un lato, ha sfruttato la crisi del Pdl  -  “logorato” dal “logoramento” di Silvio Berlusconi. Dall’altro, ha riproposto, con successo, il ruolo dell’Imprenditore politico della Paura. Ha, dunque, ripreso, con violenza, la campagna contro gli immigrati. E, al tempo stesso, contro l’Unione europea. E contro l’euro. Salvini ha, quindi, “lepenizzato” la Lega, proiettandola oltre il Nord Ha, così, delineato una Ligue Nationale, nel solco della nuova Destra (anti) europea. Una scelta marcata dall’alleanza  -  esplicita  -  con Casa Pound. I dati dei sondaggi, fino ad oggi, gli hanno dato ragione, spingendola oltre il 13%. In attesa delle prossime elezioni regionali che, almeno in Veneto, dovrebbero premiare il suo candidato. Il governatore uscente, Luca Zaia. Tuttavia, per entrambi i partiti ed entrambi i leader, le prospettive di questa via nazional – (anti) europea della Destra restano incerte. Per ragioni, in parte, opposte. Il FN di Marine Le Pen (come ha osservato Jean-Yves Camus su Le Monde) mira a guidare lo Stato. Il padre non ci aveva mai pensato. E ha sempre agito per massimizzare la sua rendita di op-posizione. Ora, però, le idee del FN (di Marine Le Pen) hanno attecchito. Ma quasi l’80% dei francesi continua a considerare il FN di estrema destra, mentre il 60% lo ritiene “pericoloso per la democrazia”, come mostra il sondaggio Ipsos-Sciences Po.

Così, al momento del voto, il FN ha ottenuto un buon risultato, ma è stato largamente superato dal Centro-destra repubblicano, trainato dal ritorno di Sarkozy. Perché, fra gli elettori francesi, le paure e i valori promossi dal FN sono largamente condivisi. Ma riesce ancora difficile accettarlo come forza di governo.
In Italia, invece, la Lega di Salvini deve affrontare un problema molto diverso, ma dagli esiti simili. La sua marcia decisa verso destra e centrosud, infatti, ha sollevato da una catena di proteste, che danno ulteriore enfasi alla svolta di Salvini. Un “provocatore di talento”, come l’ha definito ieri Francesco Merlo. Tuttavia, resta difficile immaginare che la Lega Padana possa sfondare nel Sud. E la Ligue Nationale nel Nord. Mentre non si comprende come la nuova Destra di Salvini possa tornare al governo, senza il sostegno di Berlusconi, ora marginale. E come possa, dopo il sostegno di Casa Pound, essere “sopportata” a lungo dal FN di Marine Le Pen, impegnata a uscire dal ghetto dell’estrema destra. L’unione tra FN e LN (nationale), dunque, potrebbe delineare una “relazione pericolosa”, anche per i due partiti coinvolti. Con l’esito, contraddittorio, di rafforzarli sul piano elettorale ma, al tempo stesso, di allontanarli dal governo. Costringendoli a interpretare la protesta. Contro i governi nazionali e contro l’Europa dell’euro. Considerata “necessaria”, nonostante tutto, dalla maggioranza dei francesi e degli italiani.

Così, l’Unione di Front et Ligue Nationale rischia di apparire, agli elettori, uno strumento di “lotta”, ma non “di governo”. Una prospettiva, forse, accettabile per la Ligue di Salvini, intento a occupare lo spazio di destra. A ogni costo. Ma intollerabile per il FN di Marine Le Pen, che conta di ottenere un risultato importante alle prossime presidenziali.

 

 

la Repubblica  – 18 Maggio 2015

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